Mentre continuiamo la riflessione sul documento papale che pone a tutti in modo stringente, politica e istituzioni comprese, interrogativi radicali ( https://www.infinitimondi.eu/2026/05/26/note-a-margine-75-caro-centrosinistra-quando-sciogliamo-quel-braccio-legato-dietro-la-schiena-non-era-vittoria-annunciata-ieri-dopo-il-referendum-come-non-e-tracollo-deciso-oggi-una-coalizione-c/) , torniamo sul punto poi non affrontato ieri sul voto amministrativo e sullo stato del centrosinistra.
Davvero si potrebbe dire con un passo di una bellissima lettera del 7 agosto 1525 – quando cioè la crisi italiana è prossima ad esplodere con la discesa dello straniero che sancirà la soggezione frantumata e di lungo periodo dell’Italia – di Francesco Guicciardini al suo amico ( e riferimento critico ), Niccolò Machiavelli – ….”non intendo niente che abbia nervo, e credo che ambuliamo tutti in tenebris, ma con le mani legate di dietro per non potere schifare le percosse “.
E, parlando di Guicciardini e Machiavelli il pensiero e il ricordo non possono non andare in queste ore,con gratitudine, all’intellettuale e allo studioso Gennaro Sasso che tanto ha contribuito a nuove stagioni di riflessione sul pensiero politico italiano.
Sul Corriere della Sera in commento al voto ha detto parole sagge e di verità uno che di Venezia se ne intende: Massimo Cacciari. ( https://roma.corriere.it/notizie/politica/26_maggio_25/cacciari-intervista-martella-venezia-0d561a15-212e-4c1a-97f2-8d2a977cfxlk.shtml )
Ma dove è invece altra parola che abbia nervo? Da dove sta venendo nel panorama politico italiano? Sembra appunto che si combatta al buio con le mani legate dietro la schiena, non potendo quindi non dico passare all’attacco ma neanche parare i colpi dell’avversario, per continuare a parafrasare Guicciardini.
Prigionieri di se stessi, così mi appaiono i partiti del centrosinistra. Di una fragilità esasperante e, questa sì, disarmante.
Tanto entusiamo per il voto Referendario di due mesi fa. Stato predepressivo dopo il voto amministrativo.
Eppure in quel voto referendario erano leggibilissime, e sono state anche lette senza trarne però alcuna conseguenza prarica ( alla faccia del realismo e del pragmatismo ), disponibilità radicali ed esigenti di partecipazione incidente che non trovano canali nella politica reale dei partiti di centrosinistra. L’unica risposta è stata la discussione su come selezionare il candidato della coalizione.
E in mezzo? Nessun tentativo, o quasi, per aggredire i nodi di un nuovo pensiero e di una nuova forma per il politico. Nessuno spazio di confronto e di ricerca reale.
In questi tempi stra-ordinari, si può pensare di andare avanti galleggiando e con lo sguardo basso o inseguendo ancora l’ubbia del centro che manca?
Tutto un mondo crolla, avanzano grandi temi e questioni che interrogano direttamente il senso della vita, dello stare insieme, del concepire la società e che chiamano in questione il destino stesso dell’umanità…terreni elettivi per la politica. E invece la politica rimane sostanzialmente muta, prigioniera della storia e della narrazione che ha subito/costruito negli ultimi trenta anni buoni.
E allora, il primo atto da compiere per slegare le mani, per reagire e rispondere è spezzare questa storia; rompere questo continuismo esasperante a sinistra che è vissuto in un turbinoso vortice di cambi di gruppi dirigenti. E che perdura,come coazione a ripetere.
Chi apre un discorso nuovo? Da dentro il PD dove pure vi sono forze non ancora del tutto annichilite? Da dentro i 5S? Da AVS verrà un sussulto?
Non credo di essere ingeneroso nei confronti delle forze politiche sulle cui spalle, volenti o nolenti, è il peso, e la responsabilità, di essere riferimento della iniziativa di alternativa.
Non è che da qui all’anno prossimo sono prevedibili nuovi scenari ed è con esse che occorrerà vivere la tenzone.
E, ammesso, che conti qualcosa, la mia dichiarazione di voto la faccio già da oggi.
Ma senza che nulla si spezzi, senza che nulla cambi, di fronte a questa destra che rimane con il vento in poppa ( nessuno si illuda ), davvero si riesce a rispondere in modo persuasivo con un mix di battaglia democratica radicale metropolitana + voto popolare di protezione ( che diventa anche spesso direttamente di scambio ), nelle aree periferiche, quando pure ci arrivi, e in tante zone del Sud, come lo stesso voto di Salerno dice?
Così lo schiodi quel non voto entro cui ci sono riserve democratiche e civili indispensabili per vincere la partita e cambiare l’Italia ( se aspiri al Governo per fare esattamente questo )?
E vale anche l’inverso: senza dire quale sia la tua Italia di riferimento, come la vuoi cambiare, con chi e per cosa, è molto difficile vincere la partita.
E’ da qui che bisognerebbe muovere.
Ma ogni giorno che passa senza farlo è un giorno in meno che ci separa dal voto e, quindi, diventa sempre più difficile.
Sbaglierò, ma….non intendo niente che abbia nervo.
Gianfranco Nappi


il giorno in cui capiremo che il PD non è più un partito di sinistra, anzi il PD, inteso come tale, NON è mai stato un partito di sinistra,ma nella migliore delle ipotesi un partito liberal democratico con punte progressiste, ma non troppo, sarà sempre troppo tardi. E purtroppo poco affidamento di può fare anche su AVS, che vorrebbe essere di Sinistra ma è prigioniera della continuarealtà contingente del voto e quindi vassallo del PD, senza il quale non entra in parlamento, se non dimezzato nelle sue aspirazioni.
E allora che fare?
A saperlo!
Eppure gli spazi a sinistra non mancano, come ha ampiamente dimostrato il voto referendario, la voglia di cambiamento esiste ma non trova sbocco politico, manca il referente nel quale credere, sperare e con il quale combattere.
Manca l’Uomo del Destino? il Gramsci della situazione, o ameno un Berlinguer dei tempi migliori che sappia guidare, spingere le masse verdi la Vittoria? Ma questi non ci sono e neanche si intravedono, probabilmente se ne stanno ben nascosti, impediti da chi è al potere dei partiti, per nulla interessati a fare emergere chi è migliore di loro. lo hanno ampiamente dimostrato queste ultime elezioni amministrative, portando a candidare vecchie cariatidi che non dicono più nulla a nessuno.
E nella nostra Campania chi abbiamo? chi sono i dirigenti? Casillo, che non sa. neanche cosa significa essere di sinistra, un affarista o poco più. E a capo del partito il figlio di De Luca, eletto segretario come voto di scambio!!!
Lo so, esame catastrofico della attuale situazione politica, ma il mio è il pessimismo della ragione di gramsciana memoria e dell’età non più verde.
Ai giovani l’ardua sentenza.