Scimmia Sapiens. Lettera a un adolescente sull’intelligenza artificiale
Marco Malvaldi
Informazione informatica
Giunti Firenze Milano
2026
Pag. 173 euro 17
Computer e cellulare, ormai ovunque. La scrittura è uno strumento, una
tecnologia, forse il primo modo con cui abbiamo imparato a fermare il tempo, a
rendere visibile, riproducibile in eterno il nostro pensiero, e a farlo scorrere
avanti e indietro a nostro piacimento. Ha avuto finora molteplici conseguenze
positive e non solo: la sua utilità non può essere giudicata solo da chi la
propone, ma soprattutto da chi appunto la “usa”, preferibilmente avendo
provato in modo consapevole e meglio ancora prevedendo effetti e pericoli, per
sé e per altri, sia positivi che ulteriori. Rispetto all’Intelligenza Artificiale, in
particolare ai cosiddetti Large Language Models (modelli in grado di generare
testi scritti) possiamo partire da alcuni errori che ha fatto (perlopiù
inevitabilmente). Alla domanda formulatale nel 2023 su chi detenesse “il
record del mondo di attraversamento del canale della Manica a piedi” rispose
con il nome di un ottimo nuotatore tedesco (reale) che avrebbe realizzato la
complicata camminata (!) in 14 ore e 51 minuti il 14 agosto del 2020 (data
desunta ma impossibile). L’assurdo contenuto della frase dello chatbot
andrebbe preso sul serio (ChatGPT è a disposizione di tutti dal novembre
2022), risulta interessante ricostruire quale meccanismo abbia potuto generare
quel flusso di parole grammaticalmente correttissimo ma semanticamente
delirante. Un individuo europeo (o comunque alfabetizzato) della nostra specie
non avrebbe risposto nulla (o comunque così) e sarebbe rimasto basito nei
confronti dell’interlocutore, riflettendo meglio su chi era. Un LLM risponde
sempre (pure a domande prive di senso); in base a dei numeri di associazione
delle parole esprime dei significati avendo acquisito una valanga di
informazioni e dati (molto superiori alle nostre, trasferite prima da umani,
alcune pure “artificiali”); ma senza “in realtà” conoscere il meccanismo che le
genera, poter usare il contesto da cui vengono e saper fare astrazione.
Il chimico, grande, allegro scrittore e notevole multidisciplinare scienziato,
Marco Malvaldi (Pisa, 1974) prosegue la sua opera di comunicazione scientifica,
parallela all’attività di autore di gialli noir di forte impronta umoristica. In
questo saggio rivolto a un adolescente, il quindicenne di turno (alla fine spiega
chi è) affronta come funziona praticamente una intelligenza artificiale
generativa, cioè il tipo che non si limita a classificare o analizzare, ma è in
grado di generare nuovi contenuti, pur non potendo evitare alcuni
“consequenziali” errori. Non si tratta di inconvenienti superabili addestrando
meglio il sistema o raffinando il gergo geometrico-matematico dell’algoritmo
probabilistico: una qualche “artigianale” competenza umana è necessaria per
correggerli. La narrazione è strutturata in dodici capitoli, allietati da alcuni
efficaci disegni, grafici, schemi, citazioni. I sette capitoli della prima parte
concludono: ci sono compiti (contare, riconoscere oggetti) “nei quali siamo
ancora molto più affidabili di un LLM”: è giustificato diffidare sempre un poco di
“questi loquaci e inaffidabili scimpanzè imitatori”. Qualcosa possiamo rimediare
con il nostro pensare logico; per il resto dovremo “salire loro in groppa, o
issarceli sulle spalle, per andare più veloci o per vedere più lontano”; è la
questione affrontata nella seconda parte. L’autore suggerisce modalità e
tecniche per provarci: domande giuste e articolate; propri programmi e
“utensili”; approccio con criteri versatili (per esempio rispetto a un LLM
statunitense o cinese); umorismo e autoironia. Occorre considerare che
l’intelligenza artificiale già spesso decide per noi, negli acquisti come nelle
notizie. Percettibili incisi pro grandi giochi come tennistavolo snooker e scacchi,
contro sia la categoria dei “politici” che i poveri signori tifosi della Juventus.
L’autore è maestro del garbato solito stile colloquiale, con esempi accattivanti e
metafore meditate. In fondo riferimenti per le libere citazioni e piccola
bibliografia dedicata ad altri “curiosi”.
***
Le terme dell’Indirizzo
Cristina Cassar Scalia
Giallo
Einaudi Torino
2026
Pag. 235 euro 18
Catania. Domenica 20 agosto 2017. Una coppia di turisti sta cercando di
raggiungere l’antico piccolo complesso termale di epoca romana imperiale
(tanto loro decantato), adiacente a una grande scuola, vicino alla Pescheria,
andando verso Castello Ursino. Arrivano appena fuori e s’accorgono che c’è del
fumo, odore di carne bruciata, altri due turisti hanno appena chiamato i vigili
del fuoco, che entrano e trovano un cadavere semicarbonizzato. La 40enne
palermitana Giovanna Vanina Guarrasi, poliziotta vicequestore aggiunto a
Catania, ha appena finito il lauto pranzo con Paolo Malfitano (fidanzato
ritrovato e magistrato antimafia più famoso dell’intera Sicilia) e altri affetti cari,
per festeggiare il compleanno del commissario in pensione Biagio Patané (84)
sotto il pergolato della villetta presa per la convalescenza della moglie
Angelina, proprio accanto al piccolo rustico indipendente affittato da Vanina
alle pendici dell’Etna, in pieno centro del paese di Santo Stefano. Si
riaccomodano a tavola per il caffè, chiama l’ispettore capo Carmelo Spanò, il
morto è probabilmente un barbone non identificato, gli hanno sparato alla
testa e poi gli hanno dato fuoco. Partono tutti, Paolo con la scorta. Il volto del
morto non è ustionato, viveva negli ambienti dei senzatetto, chiamato ‘U
dutturi perché capiva di malattie, aiutava chi poteva senza chiedere niente né
dare confidenza. Nell’ultimo anno vi erano stati un paio di episodi di
aggressione da parte di scagnozzi di un potente clan mafioso, ma la pista della
criminalità organizzata non convince pienamente Vanina e Biagio, bisogna
scavare nel passato. La vicequestore si butta a capofitto, un poco angustiata a
distanza solo dalle notizie sulle indagini palermitane volte a trovare il latitante
pluriomicida Salvatore Fratta detto Bazzuca e sul rapimento in Somalia un
mese prima del compagno del proprio amico medico legale Adriano Calì.
La brava medica oftalmologa Cristina Cassar Scalia (Noto, 1977) continua a
scrivere bei gialli, la notevole serie di Vanina va a gonfie vele. Dopo alcune
buone uscite letterarie, iniziò la serie solo nel 2018; questo di metà 2026 è
l’undicesimo, ancora ambientato in piena estate, sequel delle precedenti
avventure, che si svolgono tutte a pochi mesi di distanza l’una dall’altra nel
2016 e nel 2017 (molto prima della pandemia); nel 2023 era uscito un prequel
ambientato nel 2015. Questa volta l’omicidio è nel centro storico di Catania (da
cui il titolo), anche se le radici sono antiche e forse non locali. La narrazione
come di consueto è in terza al passato, fissa (quasi) su Vanina, sedici capitoli
cronologici sui giorni della complessa indagine con la squadra al completo,
Patanè ormai sempre più coinvolto e capace di aggiungere osservazioni acute,
pur se sarà la capa a intuire e scoprire di più in zona Palermo, dove vivono a
Scopello la madre Marianna (risposatasi dopo essere restata tragicamente
vedova) e il caro Federico, padre della 23enne sorella, oltre che Paolo a
Castelbuono, se non è in ferie. Vanina gira immancabilmente con la pistola in
fondina sotto il sole cocente, preserva nei cassetti fondente (al settanta per
cento), fuma Gauloises come una turca, ama vecchi film, ingozza dolci e altre
specialità. Quelli che coi quali abbiamo imparato a empatizzare, colleghi
parenti magistrati amici amiche, ci sono tutti, più o meno angustiati o sereni:
come ben sanno gli editori (almeno dai tempi di Holmes e Conan Doyle), ogni
nuova avventura di personaggi seriali è per il lettore una sorta di ritorno in
famiglia. Quando affronta i continui lavori ostruenti sui molti raccordi e le varie
poche autostrade siciliane, per l’effetto benefico Vanina ascolta l’ultimo
concerto per violino inviatole dal maestro Escher, forse Bach.
***
Lià
Massimo Cassani
Romanzo
Laurana Milano
Pag. 163 euro 18
2026
Milano. Ultimi tre decenni. Conosce Lià all’ultimo anno di scienze politiche, lei
con la coda di cavallo scura al secondo, lui con folti capelli e una barba rossa,
taciturno e in un angolo. Lià frequenta il corso di Storia dei partiti e dei
movimenti politici insieme a un elegante disinvolto belloccio più grande, ai
primi banchi, dopo un po’ si avvicina loro anche la slanciata armonica Sonia. La
rivede all’esame: attrazione, sesso quella stessa notte, amore. Non tutto va
bene negli anni successivi, percorsi separati complicati burrascosi, a un certo
punto si ritrovano e si sposano, lui si definirebbe “un uomo felice”: s’alza pieno
di energia, ama il lavoro (in un’agenzia immobiliare), adora la moglie, ha amici
impagabili. Finché una piovosa sera torna a casa in anticipo (dovevano andare
a cena dal più anziano socio Bruno e dalla giovane moglie San, con la quale
avevano in passato condiviso momenti bui), l’acqua della doccia è aperta e
l’appartamento risulta deserto, non la trova più e gli arriva un messaggio: “non
cercarmi”. È irreperibile, senza preavvisi o spiegazioni, sembra una scomparsa
volontaria, sconvolgente! È accaduto qualcosa di brutto? Era una felicità
incompetente? Esistono segreti profondi da indagare? Contatta amici e
conoscenti; cerca Sonia, che è ora una ricca imprenditrice, viaggia molto,
frequenta donne e uomini, lo ha sempre trovato molto attraente, scopano e,
salutandolo, canticchia la canzone Cherchez le garçon, trovez son nom, poi gli
invia nome e numero dello psichiatra di Lià. La cerca ancora, più tardi riceve lo
stesso messaggio. Ciò gli comporta una vitaccia per mesi, la dolorosa
ricostruzione di quando prima da solo era caduto in basso, di quanto aveva
fatto per uscirne con le proprie forze, della ripresa di un rapporto soddisfacente
con Lià, del lavoro ben retribuito e appagante. A fatica e dolore dedurrà e
scoprirà qualcosa intorno al mistero. Lo ritroveremo quindici anni dopo.
Il bravo giornalista e ottimo scrittore Massimo Cassani (Cittiglio, Varese, 1966)
è da sempre “trapiantato” a Milano e da quasi vent’anni alterna frequenti bei
gialli, efficacemente seriali, a interessanti romanzi non di genere, come
quest’ultimo. Il protagonista è senza nome. La narrazione è la sua,
“psicologica” in prima, soprattutto al passato, e affronta due diversi inaspettati
momenti di svolta e transizione nella turbolenta vita (con i relativi lunghi
intervalli di tempo): quando conosce Lià (da cui il titolo), quando lei
improvvisamente scompare e deve trovare il modo per rivederla e capire,
accennando infine ormai ora al presente, quindici anni dopo, ai ripensamenti
sulla loro storia. Le vicende precedenti e successive alla scomparsa corrono
parallele; esperienze e conoscenze, talora con eventi evocati e non detti;
spesso brevissimi flash di messaggi o dialoghi secchi fra due interlocutori,
meno o più lunghi, come con il prete nella comunità di recupero. Vi sono molti
colpi di scena, prima nel percorso esistenziale concluso con il matrimonio, poi
nella ricerca “investigativa” sulla relazione finita, dove emergono spesso
prepotentemente gli altri rilevanti personaggi “amici” (Sonia, Bruno, San), gli
specifici affetti genitoriali, le significative conoscenze accidentali (come la
tassista di Parigi 80). Al ristorante sul mare Sonia intima al sommelier di
tenersi i suggerimenti per chi non sa scegliere, di seguito ordina un elegante
bianco di Borgogna, il Meursault Premier Cru Genevrières-Domaine Coche-
Dury, alla temperatura giusta.
***
I Mondiali immaginari
Angelo Carotenuto
Romanzo
Sellerio Palermo
2026
Pag. 410 euro 17
Mondiali di calcio. 1934-2010. Il bravissimo competente raffinato giornalista
sportivo Angelo Carotenuto (Napoli, 1966) ha scelto la documentata fiction “I
Mondiali immaginari” per raccontare indimenticabili squadre. Ai sedicesimi
partecipano: il Brasile del 1970 con l’Inghilterra del 1990; Belgio 1982-86 e Brasile
1958; Austria 1934 e Italia 2006; Francia 1982-86 e Germania 2014; Argentina 1986
e Svezia 1958; India 1950 e Inghilterra 1966; Argentina 1978 e Italia 1934-38; Perù
1978-82 e Uruguay 1950; Italia 1994 e Olanda 1974; Brasile 1982 e Ungheria 1974; I
Digitali e l’Urss 1986; Italia 1982 e Mapuche 1942; gli Esclusi e Jugoslavia 1990;
Algeria 1982 e Colombia 1990-94; le Americane e Germania Ovest 1974; Francia
1998 e Spagna 2010. Seguono ottavi, quarti, semifinali, un’inedita finale. Tra gol
compiuti e aneddoti, vicende personali ed energica fantasia, letteratura e sport,
cultura e arte. Ottimo per prepararsi ai prossimi di giugno-luglio 2026, ennesimi
consecutivi senza Italia.
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I giorni che hanno cambiato l’Italia. 2 giugno 1946 e 12 maggio 1974
Donato Caporalini e Carlo Latini
Affinità elettive Ancona
Prefazione e appendice di Luciana Castellina
2026
(prime presentazioni l’1 giugno ad Ancona, il 3 giugno ad Ascoli, il 18 giugno a
Macerata)
Pag. 147 euro 16
Italia repubblicana. Vi sono stati almeno due momenti emblematici della vita
collettiva di significato fondativo e progressivo, capaci di segnare un cambiamento
profondo: le elezioni del 2 giugno 1946 che videro il primo voto delle donne
(referendum istituzionale e assemblea costituente) e il referendum del 12 maggio
1974 che lasciò in vigore il divorzio. Donato Caporalini (Porto Recanati, 1956) e
Carlo Latini (Montelupone, 1948), insegnanti in pensione (filosofia e storia,
matematica), dopo una lunga ricca esperienza politico istituzionale, raccontano qui
con colta precisione e rigorosa sintesi “I giorni che hanno cambiato l’Italia”,
vicende e protagonisti connessi a una valutazione storica di premesse e conseguenze,
oltre che a dinamiche pubbliche di più ampio respiro. I primi cinque capitoli ruotano
attorno alle grandi scelte dei partiti di massa dopo la guerra, i successivi sei partono
dal sessantotto per ricostruire le conquiste sociali e civili dei Settanta. Indice dei
nomi.


