Grazie a Giuliano e agli amici di Repubblica

Oggi alle 17, presso lo Spi-Cgil, Via Duomo 296, Napoli, sarà presentato il volume di Infiniti Mondi «Il Socialismo che non rinuncia ai principi. Discorsi su Antonio Gramsci, sulla Sinistra meridionale e sui nuovi equilibri del mondo» di Francesco De Martino. L’incontro, coordinato da Massimiliano Amato, e introdotto da Gianni Nughes, segr. generale Spi-Cgil Campania, prevede interventi di Roberta Calbi, di Infiniti Mondi, Francesco Raffaello De Martino, costituzionalista, Marco Trotta e Paolo Bagnoli, storici, Francesco Paolo Palaia, Spi-Cgil, e di Nicola Ricci, Segretario Generale Cgil Campania.

Francesco De Martino è una figura talmente ricca da sfuggire a definizioni univoche. Giurista insigne, studioso del diritto romano di fama internazionale, dirigente politico, vicepresidente del Consiglio, senatore a vita, intellettuale meridionalista. Eppure, forse, il modo migliore per ricordarlo è un altro: è stato uno degli ultimi grandi uomini di Stato espressi dalla sinistra italiana nel Novecento.

La sua vicenda attraversa quasi per intero la storia della Repubblica. Dall’antifascismo all’esperienza del Partito d’Azione, fino al lungo impegno nel Partito Socialista Italiano, De Martino rappresenta una generazione che concepiva la politica come studio, responsabilità e servizio. Una generazione che non separava la cultura dall’azione e considerava il pensiero una condizione indispensabile per governare la realtà.

Un episodio racconta bene il prestigio di cui godeva nella sinistra italiana. Nel 1983, nel collegio senatoriale di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo, fu candidato dal PSI ma sostenuto anche dal PCI, che rinunciò a presentare un proprio candidato invitando i suoi elettori a votarlo. In anni di divisioni spesso aspre, quel sostegno rappresentò il riconoscimento di una personalità considerata patrimonio comune della sinistra. Non era soltanto un leader di partito: era uno studioso autorevole, un democratico rigoroso che aveva dedicato la vita alla costruzione della Repubblica. Quando nel 1987 il PSI craxiano decise di non rinnovare quell’esperienza unitaria, De Martino preferì non ricandidarsi. Nel 1991 arrivò la nomina a senatore a vita dal Presidente Francesco Cossiga, tributo della Repubblica a una delle sue figure più autorevoli.

Da napoletano e da meridionalista, De Martino comprese con grande anticipo che la questione meridionale non riguardava soltanto il Sud, ma il destino stesso della democrazia italiana. Nei suoi scritti e nella sua attività politica emerge sempre la convinzione che non possa esistere una vera unità nazionale senza giustizia sociale e senza il riscatto delle aree più deboli del Paese.

Un’altra cosa rende ancora oggi attuale la sua figura: la sua concezione del socialismo. De Martino fu tra i primi dirigenti socialisti europei a comprendere che il socialismo non poteva identificarsi con i modelli autoritari dell’Est europeo. La sua critica al sistema sovietico non nasceva da una conversione al moderatismo, ma dalla convinzione opposta: che libertà e democrazia fossero parte integrante del progetto socialista. Non un accessorio, ma una condizione essenziale.

Il titolo del volume, Il socialismo che non rinuncia ai principi, coglie il cuore del suo insegnamento. In un’epoca in cui la politica si adatta spesso ai sondaggi e alle convenienze del momento, De Martino ci ricorda che esistono valori non negoziabili: la libertà, la giustizia sociale, l’uguaglianza, la dignità del lavoro. Leggere oggi questi discorsi significa riscoprire una concezione alta della politica e una tradizione socialista che ha contribuito in modo decisivo alla crescita civile della Repubblica. In tempi di crisi delle culture politiche e di personalizzazione della leadership, la sua lezione ci ricorda che senza cultura politica non esiste buona politica e che senza principi non esiste alcun progetto credibile di cambiamento. De Martino viene ricordato con rispetto anche perché lontano dall’ambizione fine a sé stessa: molti politici, forse più potenti, non hanno conservato un’immagine di rigore personale e intellettuale altrettanto limpida. Per questo, a oltre vent’anni dalla scomparsa, “il professore” ha ancora qualcosa di importante da dire a tutti noi.

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