Venerdì 18 marzo, a Napoli, organizzata da Infiniti Mondi, la presentazione del libro di Fabrizio Barca e Fulvio Lorefice “Disuguaglianze Conflitto Sviluppo”, occasione per un confronto su possibili configurazioni politiche innovative. È andata in scena, plasticamente rappresentata dalle e dai partecipanti alla conversazione, la variegata e multiforme gamma delle posizioni e delle modalità che tengono viva e spesso divisa l’area sinistra del paese: dall’antagonismo transgender e neo-operaista della rappresentante di Potere al popolo non aliena alla rappresentanza istituzionale, al femminismo irradiante (come mi piace definire il potenziale rigenerativo di un sentire politico incentrato sulla relazione reticolare piuttosto che sui rapporti di forza), al socialismo storico ma lungimirante, alla militanza culturale, intesa sia come studio ed elaborazione teorica che come promozione e divulgazione artistica. La specificità del lavoro di Barca e del Forum Disuguaglianze e Diversità consiste nell’approcciare la necessità di cambiamento e di svolta radicale, intersecando le quattro forme di subalternità (cioè disuguaglianza) da cui emanciparsi: di classe, di genere, di razza e ambientale. L’altra specificità sta nel metodo proposto che potrei definire dinamico, fondato su confronto acceso, dibattito pubblico, conflitto, alleanze e compromesso, nell’ambito unificante del superamento delle disuguaglianze. La modalità tracciata è quella del dialogo evolutivo vs le posture ideologiche rigide.


Il giorno dopo, a Roma, la convention di Visione Comune, promossa da Elly Schlein, per provare a mettere insieme le forze della sinistra italiana nella costruzione di un nuovo progetto ecosocialista, condividendo una visione che tenga insieme giustizia sociale e climatica. Già i titoli dei sette panel che si succedono dalle 10,30 alle 17,00 parlano chiaro: Energie pulite, energie di pace, Società circolare e filiere “giuste”, Saperi e culture in transizione, Il lavoro sostenibile, Libertà è redistribuzione, Prossimità e cura, Cittadinanze. Altrettanto chiari quelli dei quattro “intermezzi”: Antifascismi e Resistenze, Giustizia sociale e climatica (Fabrizio Barca), Ti candido, Legge contro l’omobilesbotransfobia e i crimini d’odio. Il perimetro della visione risulta nettamente tracciato. È stato un ragionare in positivo, muovendo da esperienze concrete e soluzioni realizzate, da studi e approfondimenti a volte particolarmente suggestivi, come la settimana lavorativa di quattro giorni raccontata da Giorgio Maran cui fa eco Linda Laura Sabbadini con la redistribuzione del lavoro gratuito che ancora, anzi di più con e dopo la pandemia, ricade largamente sulle donne, riflettendosi sul tasso di occupazione che è il più basso d’Europa.
Ma ciò che sorprende, almeno ha sorpreso me, sono i toni degli interventi, la capacità di dialogo e ascolto mostrata che ha reso possibile, consonante e proficuo anche l’apporto di rappresentanti di governo, di maggioranza, istituzionali, tra i quali Muroni, Provenzano, Speranza, Scotto, Conte, Letta. Le conclusioni di Elly Schlein colgono questo dato come conferma della possibilità postulata dalle intenzioni e riprendono, nella sostanza, il finale del suo recente libro La nostra parte “Provando a unire i puntini, a tessere con pazienza il filo che le tiene insieme per cambiare il modello e realizzare giustizia sociale e ambientale che sono inscindibili. La speranza è di far discutere, di incontrarci, di riconoscerci attorno a battaglie concrete […] che in tanti/e già condividiamo e su cui possiamo mobilitarci insieme […]. Possiamo riscattare la politica facendola in modo diverso, superando le contraddizioni dei grandi contenitori e le frammentazioni dei piccoli attorno a una visione condivisa del futuro. Possiamo fare rete in modo trasversale con tutti/e coloro che la pensano allo stesso modo, per costruire un nuovo campo ecologista, progressista e femminista insieme, in cui ricominciare a sentirci pienamente rappresentati/e”.

Iaia de Marco

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