di Gianfranco Nappi

Non era stato difficile prevedere i gravi rischi insiti nelle modalità con cui era insorta la crisi ucraina-ultimo atto e nei comportamenti irresponsabili di tutti i giocatori in campo ( https://www.infinitimondi.eu/2022/02/14/crisi-ucraina-ovvero-della-sicumera-incosciente-dei-reggitori-di-un-mondo-che-si-vuole-storto/ ed anche https://www.infinitimondi.eu/2022/01/26/tra-distrazioni-e-voglie-atlantiste-suri-tempo-mentre-si-ammassano-eserciti-nel-cuore-delleuropa/ ).

E ora che un atto grave è stato compiuto, che sono sorte due Repubbliche autonome nel territorio ucraino protette dall’armata russa si può misurare credo la totale irresponsabilità degli attori di questa crisi.

Della Russia in primo luogo, che si è mossa con una piena logica imperiale. Grave segno di debolezza e non certo di forza quello di essere ricorsa al condizionamento militare, al dispiegamento di un esercito imponente sui confini ucraini, e di avere fatto leva sui governi delle due regioni orientali dell’Ucraina per forzare la situazione e con il riconoscimento delle due Repubbliche provare a creare una situazione di fatto che sa molto di annessione. Ancor più grave è poi lo scenario in cui ha inserito questo, l’evocazione di temi e toni da Gande Madre Russia, di un nazionalismo che sa di antico e di tragedia ancor più grande.

Degli USA, che nei fatti, con una logica egualmente imperiale, si sono mossi secondo l’idea di stringere sempre di più la Russia in una cintura di sicurezza militare ai suoi confini con l’estensione di una Nato che è sopravvissuta alla guerra fredda, al crollo del Muro, alla fine dell’URSS. A questo fine si è fatto leva sulla stessa Ucraina, si sono coltivate le spinte nazionaliste al suo interno. Perché la Nato dovrebbe spingersi nel cuore di un territorio che penetra in quello russo? Come era immaginabile che questo non fosse avvertito come una minaccia e generasse scelte che pur non essendo meno scellerate avevano un alto grado di prevedibilità?

Dell’Europa, un vero nano politico, stretta nei suoi parametri economico-finanziari, incapace di puntare su una propria autonoma funzione alta sulla scena internazionale, troppo leggera per condizionare le scelte delle potenze e dilatatasi troppo per potersi tenere insieme solo sulla logica del mercato e, dunque, abbondantemente paralizzata.

E così, nel pieno delle due più grandi emergenze per l’Umanità, la crisi pandemica e quella ambientale, con lo strascico di sofferenze e di diseguaglianze che si portano appresso; emergenze sulle quali sembrava stessero anche affermandosi attitudini alla ricerca di soluzioni comuni, eccoci ripiombati, e nel modo più pericoloso possibile, in un clima di guerra nel cuore dell’Europa.

Occorre avere oggi la forza di rilanciare un confronto autentico, in Europa e dall’Europa, per una nuova concezione della sicurezza reciproca e comune : così come per la pandemia e la crisi climatica, la sicurezza non la si costruisce a spese di qualcun altro ma solo insieme. Già è stata persa l’occasione straordinaria, dopo l’89, di immaginare una Europa davvero progressivamente riunificata laddove invece la divisione in blocchi aveva diviso e contrapposto : dalla ex Jugoslavia in poi.

E’ il caso invece di rilanciarla proprio oggi, nel cuore di questa grande crisi. Questo è il coraggio del realismo che occorre affermare dal cuore della vecchia Europa se essa non si vuole vedere ancor più divisa e nuovamente teatro del confronto perverso tra le potenze : e quindi, blocco di ogni espansione della Nato; rispetto di ogni popolo e di ogni nazione e dei suoi confini; programma di riduzione degli armamenti e delle spese militari – che negli ultimi venti anni, dalla fine dei blocchi, si sono raddoppiate: un dato impressionante https://www.milex.org/ – per sostenere e potenziare, con le risorse così liberate, un grande programma di contrasto alla povertà, alla disoccupazione, per il lavoro e la cultura, per il diritto alla salute e all’ambiente promosso dall’Europa e realizzato insieme a tutti i paesi europei, Russia compresa : effettivamente, dal Portogallo agli Urali.

E’ questo il tavolo al quale occorre chiamare tutti i contendenti, Stati Uniti compresi. Ora. Subito. Prima che il piano inclinato su cui ci si è messi, si inclini in modo irreparabile.

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