Siamo davvero grati ad Argiris Panagopoulos per la sua partecipazione alla Berlingueriana 2026. E’ un bel rapporto che vivrà ulteriori momenti di lavoro comune. Intanto, è uscita lo scorso 1 agosto sul settimanale Epohi l’intervista da lui fatta a Gianfranco Nappi sul senso delle iniziative di Infiniti Mondi su Enrico Berlinguer. Lo ringraziamo anche per questo.

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di Argiris Panagopoulos, pubblicata sabato 1 Agosto 2026 sul settimanale greco “Epohi”. 

“L’attualità del pensiero e dell’azione di Berlinguer per la ricerca di una nuova identità della sinistra emerge con sempre maggiore forza, vista la situazione della sinistra in Italia e in altri paesi e la cupa realtà internazionale e soprattutto regionale con le guerre in Medio Oriente e in Ucraina”, ha sottolineato Gianfranco Nappi ad “Epochi” durante i due giorni della “Berligueriana” di due giorni. La “Berlingueriana” è stata organizzata per la quinta volta nell’ultimo decennio dalla rivista “Mondi Infiniti” di Napoli, dove abbiamo partecipato insieme a Luciana Castellina.

«Berlinguer è stato uno dei pochi leader della sinistra che ha considerato prioritario il rapporto con il popolo che voleva rappresentare e ha avuto una visione globale delle relazioni internazionali, ponendo il disarmo e la coesistenza pacifica come condizioni necessarie per la rivendicazione dei diritti del mondo del lavoro e dello sfruttamento», ha aggiunto Nappi, ex deputato del PCI, poi della Rifondazione comunista, dei Comunisti unitari, del Partito democratico della sinistra e dei Democratici della sinistra, assumendo anche l’incarco di segretario del partito nella in Campania.

Nappi è diventato poi capo della segreteria del governatore di sinistra in Campania, Antonio Bassolino, già figura storica del PCI, Assessore regionale all’AgricolturainCampania dal 2009 al 2010 ed è stato una figura chiave nella creazione dell’associazione e della casa editrice “Infiniti Mondi ” e della sua rivista bimestrale, dirigendone le pubblicazioni per anni. “Infiniti Mondi ” rappresenta una ricerca del pensiero e dell’azione della sinistra politica, sociale e ambientalista incentrata sul PCI di E. Berlinguer e sul socialismo di sinistra.

-Meloni ha perso un referendum e abbiamo assistito a grandi manifestazioni per Gaza, per la pace, in difesa dell’antifascismo…

Sono aperti ormai tutti gli scenari possibili. L’Italia è diventata il primo paese in Europa ad avere un primo ministro proveniente direttamente dal Movimento Sociale Italiano (MSI), i neofascisti discendenti di Mussolini. Un elemento importante che mostra la profondità della crisi delle nostre istituzioni democratiche. Ma c’è anche un altro lato, poiché ciò è accaduto perché alle elezioni del 2022 le forze di quello che poi è diventato il centrosinistra o “Campo largo” si sono presentate divise nelle elezioni. Nel 2022, i voti dei partiti democratici, progressisti e di sinistra hanno superato quelli del centrodestra e dell’estrema destra. Il successo di Meloni è il risultato tangibile e diretto dell’inadeguatezza della sinistra. Negli ultimi anni si è organizzato uno spazio di opposizione, il cosiddetto “Campo largo”, ma ci sono ancora molti problemi e contraddizioni.

Il referendum sulla giustizia ha dimostrato due cose. Primo, che la destra e l’estrema destra non possono fare quello che vogliono. La capacità della società italiana di reagire quando vengono toccati punti sensibili è stata dimostrata in modo inequivocabile. L’attacco alla magistratura, all’autonomia della magistratura, è stato percepito come un attacco diretto alla costituzione democratica.

La seconda lezione del referendum, che forse non è stata ancora sufficientemente recepita dai partiti di centrosinistra e di sinistra, riguarda l’astensione dalle elezioni di almeno metà dell’elettorato. La gente non si fida della politica e abbiamo assistito a un’enorme astensione alle elezioni parlamentari, mentre al contrario abbiamo avuto una partecipazione più ampia al referendum. Una parte matura dell’elettorato che in precedenza si era astenuta è tornata alle urne. La massiccia partecipazione dei giovani al referendum ci ha permesso di sconfiggere l’estrema destra e la destra. Questi cittadini sono andati a votare perché hanno capito che potevano decidere con il loro voto. Non hanno votato solo perché erano contro la proposta di Meloni, ma anche perché hanno capito che il loro voto era decisivo e determinante per bloccare il suo tentativo.

La partecipazione alle proteste contro il genocidio di Gaza ha superato ogni aspettativa in Italia. Le nostre piazze e le nostre strade erano piene di ragazzi, giovani e soprattutto giovani donne, che hanno dato una lezione di solidarietà e civiltà. Ma cosa hanno risposto il centrosinistra e la sinistra a tutti questi giovani? Avrebbero dovuto rispondere aprendo le porte e le finestre dei loro partiti per accoglierli, queste forze che sono tornate o si sono recate alle urne per la prima volta, e per mantenere vivo lo spirito delle mobilitazioni in vista delle elezioni parlamentari del 2027. Avrebbero dovuto invitarli a partecipare insieme alla discussione di un programma, al suo contenuto. Questa avrebbe dovuto essere la risposta che erano tenuti a dare a questa parte viva della società. O che potrebbero dare anche oggi, sostenendo la partecipazione al voto.

La risposta è stata: No. Perché? Perché, nonostante il messaggio che gli ha inviato la gente, e questo vale per il Partito democratico, il Movimento cinque stelle e l’Alleanza della sinistra verde, queste forze sono ancora prigioniere di una visione corta che, anziché allargare la partecipazione, tende a chiudere i canali di comunicazione e di azione comune. Se il centrosinistra e la sinistra in Italia non aprono le porte e le finestre alla società civile, sarà difficile respingere questa pericolosa destra ed estrema destra.

-Il riferimento al vuoto di rappresentanza politica è forse anche una sfida in relazione al dibattito del convegno di due giorni che avete organizzato a Napoli su Enrico Berlinguer, che si muoveva in direzione diametralmente opposta ai partiti progressisti di oggi…

Per anni abbiamo preso come punto di riferimento una figura politica come quella di Berlinguer, perché ci ha mostrato un altro modo di intendere la politica. A quarantadue anni dalla sua scomparsa, sono troppi i momenti, i punti, gli spazi che siamo costretti a rovesciare grazie al suo pensiero.

Anche se è passato molto tempo, il suo esempio ci offre spunti di riflessione fecondi e vitali per confrontarci con lui. In questi giorni si è conclusa la “Quinta Berlingueriana”, il dibattito politico e sociale di due giorni su Berlinguer, con la partecipazione di numerosi accademici e importanti rappresentanti della società civile. Dieci anni fa, quando abbiamo preso l’iniziativa di pubblicare la rivista “Mondi Infiniti”, abbiamo avuto un riferimento diretto al filosofo, matematico, poeta e astronomo Giordano Bruno, bruciato sul rogo dall’Inquisizione nel 1600 per aver sostenuto la teoria dei “mondi infiniti” cinque secoli prima. Avevamo già una sorta di programma politico che si rifaceva a Bruno. Con “Mondi infiniti” volevamo sottolineare che non è vero che esista un solo mondo possibile, il loro mondo. Non è vero che la realtà in cui viviamo sia l’unica possibile. Dobbiamo cercare nuove realtà e nuovi mondi possibili a partire dal presente. Se smettiamo di cercare, rimarremo prigionieri di un mondo che viola i nostri diritti. Questo è l’esempio e il valore di Berlinguer.

Per questo motivo, ci riferiamo ripetutamente a Berlinguer. Quest’anno abbiamo ospitato amici e compagni, intellettuali, in uno dei più interessanti convegni dedicati a Berlinguer. Tra di loro ha partecipato anche la ricercatrice e attivista ambientale indiana Vandana Shiva, che ha discusso con noi della crisi climatica, ecologica e ambientale, partendo proprio da Berlinguer. Non dimentichiamo che il PCI fu un fattore decisivo per la vittoria del primo referendum contro l’energia nucleare nel 1987, seguendo la linea politica di Berlinguer in materia. Nel corso degli anni abbiamo dialogato con molti italiani, non solo intellettuali, politici e attivisti sociali.

Berlinguer ci ha lasciato tre messaggi chiari. Primo, che la sinistra deve essere la voce del suo popolo e non può mai essere separata dal popolo che vuole rappresentare: un popolo sottomesso, vittima di sfruttamento, di pensionati, di giovani che chiedono un futuro migliore, di tutti coloro che vedono che gli rubano il futuro. Berlinguer ce l’ha dimostrato soprattutto con il suo esempio personale, scendendo in piazza davanti ai cancelli della Fiat per difendere i lavoratori, difendendo la scala mobile di salari e pensioni attraverso un referendum e combattendo tante altre battaglie senza pensare al costo politico. Era una posizione di vita essere sempre al fianco della gente di sinistra. Era al fianco dei movimenti femministi, dei movimenti pacifisti, dei giovani. Per Berlinguer, la sinistra deve vivere nel suo popolo.

La seconda lezione che ci ha insegnato, di estrema attualità, è che non può esistere una vera sinistra se non mette in discussione la situazione presente. La sinistra o sarà critica e cercherà risposte su  tutto, per maggiore giustizia e libertà, seguendo da vicino la crisi climatica, oppure cesserà di essere sinistra e diventerà qualcos’altro.

Cosa è successo dopo il 1989-1991? La sinistra italiana ha smesso di cercare, di pensare in modo critico e di dedicarsi al suo popolo. O perché il mondo è cambiato e si è riformata, o perché è stata colta dall’ansia di raggiungere il potere e il governo. Ha abbandonato la ricerca di valori, di ideali, la ricerca di un’altra società. Progressivamente, in trent’anni, da una sinistra che rappresentava il suo popolo, si è trasformata in una sinistra che si è separata dal suo popolo. Ecco perché il suo popolo non la vota più. Questa è la vittoria della destra. Si vede così quanto sia utile Berlinguer nella situazione odierna.

La terza lezione che Berlinguer ci ha lasciato è che la sinistra non può vivere in un solo paese. La sinistra che immagina un mondo nuovo ha in sé l’idea di una nuova solidarietà internazionale, una convergenza di prospettive, che affronta gli sfruttati di tutto il mondo come suoi compagni e fratelli, di avere il bisogno di strette relazioni a livello globale. La sua politica e la sua azione a livello internazionale hanno segnato un’epoca e sfido chiunque a smentirmi. Berlinguer è stato un politico di prestigio internazionale perché aveva una visione ampia e un profondo interesse per il mondo. Non ha mai esitato a schierarsi dalla parte della pace, superando barriere e ostacoli.

-Questa edizione della “Berlingueriana” è stata dedicata anche al Mediterraneo…

Il Mediterraneo è uno dei centri della storia mondiale. Dobbiamo sempre tenerlo presente. Ogni popolo mediterraneo merita lo stesso grado di attenzione per quando riguarda le relazioni culturali, sociali e politiche con gli altri popoli. Siamo un crocevia di popoli, paesi e culture in un mare comune.

Il Mediterraneo è la prova vivente che non c’è nulla di più distruttivo della purezza del sangue. Il Mediterraneo è un luogo di scambio costante, non sempre pacifico. Questo scambio lascia dietro di sé nuovi valori. Se si elimina tutto questo, si uccide il Mediterraneo.

Il Mediterraneo dei muri, delle isole trasformate in prigioni a cielo aperto, come Lesbos, il Mediterraneo dei campi di concentramento per migranti, come quello costruito da Meloni in Albania, il Mediterraneo delle cannoniere-guardie costiere che annegano e sparano contro i poveri, il Mediterraneo che distrugge Gaza e provoca una catastrofe umanitaria senza precedenti con il genocidio, questo Mediterraneo di morte e di guerre è il buco nero per il nostro futuro.

Questo buco nero può essere affrontato con una prospettiva diversa sul mondo e sulla realtà, non con dei cerotti. Dobbiamo ricostruire i nostri rapporti con coloro che lottano per gli stessi obiettivi nel Mediterraneo. Disarmo e pace, coesistenza di popoli e individui, costruzione di un futuro comune per tutti noi: questa è la via. I movimenti contro il genocidio di Gaza ci hanno forse dimostrato che non siamo soli e che insieme possiamo farcela.

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