“Se avessi trent’anni farei un partito. Anche se ne avessi quaranta.…”, Alcuni giorni fa in un’intervista Massimo Cacciari ha detto con nettezza lo stato delle cose nel campo democratico – progressista – di sinistra.
Di seguito il link dove potete trovare l’intervista al Nordest, peraltro con un focus su Venezia…carne viva per il Professore ( https://www.ilnordest.it/politica/cacciari-centrosinistra-crisi-nuovo-partito-erox5egb?fbclid=IwdGRzaAT2jCxjbGNrBPaLt3Bkb2YBZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeDydGIoV6vA_t08c1K5_3LwRSU9VX8X6h6KWm9LgSJnDjlVbc9ZWutzhbccM_aem_5u1WsE4T0HMv8HYqQeKEtA&sfnsn=scwspmo ).
Io che pure non credo che destra e sinistra siano categorie superate ( ovviamente se sinistra continua ad essere abbinata alle attuali forze politiche si capisce benissimo che il termine perde di significato, mentre è assolutamente decisivo acquisire che con la rivoluzione nuova del capitale ogni idea di sinistra , per affermarsi, deve trovare nuove fondamenta e nuovi protagonisti ), e che una inedita capacità di critica proprio verso la rivoluzione capitalistica sia indispensabile per qualsiasi progetto politico che voglia calarsi in una realtà sociale popolare rimasta senza rappresentanza ( e così isolo i due temi certo non piccoli su cui mi farebbe piacere avere l’occasione di discutere con Cacciari ), ma dico al tempo stesso, come si fa a non essere d’accordo con il tema di fondo che egli pone: l’assoluta inadeguatezza di quella che definisco politica reale esistente e il bisogno di altro che lo spinge a dire: se avessi trent’anni, o anche quaranta, fonderei un partito! Per dare rappresentanza a quei larghi settori popolari che hanno visto peggiorare le proprie condizioni di vita senza alcuna copertura politica ma anche a quel largo mondo di ceto medio, di professioni, di mestieri,di piccolissime attività economiche travolti dalle dinamiche della globalizzazione. Entrambi questi mondi, squassati e de-solidarizzati, privi di soggettività, sono anche i più esposti alle sirene della rabbia, del si salvi chi può, dell’antipolitica, delle sirene della destra più estrema, del capo che solo rimette le cose a posto.
È giá accaduto! Drammaticamente. E in forme nuove, ci si ripresenta un quadro di dinamiche simili.
Una attivazione di una nuova capacità di rappresentanza avrebbe anche una funzione attrattiva verso un altro strato della società oggi quasi integralmente catturato dal potere capitale-finanza-tecnica, della cui affermazione è soggetto decisivo ma con una perdita enorme di autonomia per esso: tutto il mondo della ricerca,dell’innovazione, di tutte le ingegnerie, informatiche, digitali, biologiche; della genomica; delle bioscienze; di tutti campi della fisica; delle IA…( Paolo Perulli in un libro di pochi anni fa – Neoplebe, classe creativa, élite. La nuova Italia. Laterza 2022 – fa ha messo in luce quanto una ‘alleanza’ tra questo settore avanzatissimo della ricerca e del sapere con il mondo del lavoro e un largo ceto medio sarebbe decisivo per dare autonomia e forza al primo e contrastare la trasformazione in lavoro servile della vita degli altri. E a ragionare di nuovo di articolazione di soggettività sociali ha contribuito con un lavoro profondo Pier Giorgio Ardeni con il suo Le classi sociali in Italia oggi. Laterza 2024 ).
E’ su questo ordine di riflessioni che spinge la denuncia di Cacciari.
Verso le elezioni politiche, si registrano correzioni di rotta della politica reale alternativa alla destra in direzione dell’apertura, della partecipazione, della costruzione capillare dal basso, di quella reale autonomia dei territori, di una re-immersione nella società profonda e dolente di questo nostro paese?
No. Non c’è nessun segnale in questa direzione. E allora, forse, il grido disperato di Cacciari diventa una possibile indicazione di lavoro politico, concreta. Proprio per non rimanere prigionieri di un politicismo asfittico e senza prospettiva a cui questa politica reale ci condanna.
Un partito che ricollochi la politica lí dove deve stare,sul terreno del concreto, del contingente, del possibile certo ma con una aspirazione in più senza la quale essa si riduce a pura lotta di ceti politici indistinti: “Per ogni soggetto politico il Possibile confina da un lato con il Necessario e dall’altro con l’Impossibile. Se la possibilità non può spezzare i imiti della necessità, non deve temere di affacciarsi sulla soglia dell’impossibile. Anche senza poterla varcare, solo in questo sforzo ritrova l’anima che al contempo la sorregge e la inquieta.” : continuo a trovare queste parole di Massimo Cacciari e Roberto Esposito dal loro Kaos ( Einaudi 2026 ), di una straordinaria forza.
Coltivare questo sguardo altro non è una fuga dal reale, amici miei.
E’ decisivo già oggi per mobilitare proprio in alternativa alla destra, un arco di forze della società più ampio di quello che si annuncia con le forze del campo largo, la politica reale appunto. E per cominciare a raccogliere energie, idee, soggettività, speranze per quando quella politica reale imploderà.
Perché se non cambia implode.
E non mi pare possa cambiare.
E quindi per evitare che ci si ritrovi solo con macerie.
Pensiamoci…
Gianfranco Nappi


lMassimo Cacciari non mi é msi piaciuto, non mi piaccisno le sue idee, tantomeno wuello chd hs dichiatsto in questa sua intervista. personalmente penso che Cacciari non sia msi ststo di Sinistra, al piu un vago progressista, alla destra di Veltroni per intenderci. E lo ha ancora una volta dimostrato con queste sue idee di macroregioni e di federalismo del Partito. Al contrario io penso che le Regioni vadano sciolte, ricistituendo e riformando le province, massino sessanta. E va costruito un nuovo partito di sinistra, ma per le idee e i progetti non bisogna andare lontano. Per fare la rivoluzione in Italia il nuovo partito della Sinistra dovrebbe avere come programma l’applicazione della Costituzione. Questa sarebbe sufficiente a far tremare il capitale, i capitalisti, i padroni e, come diceva il buon antico Fortebraccio, lorsignori. ✊️