Grazie agli amici del Corriere, tornano oggi i temi già posti in modo ampio nei giorni scorsi su queste pagine: l’urgenza di una iniziativa che spezzi l’inerzia nella quale il centrosinistra sembra avviluppato senza spazi di uscita.

Che fare in questa contingenza così aspra e con una posta in gioco così alta per le prossime politiche?  Non vivere di rimpianto per partiti che non ci sono più, non indulgere in un lamento permanente sulle inadeguatezze di  quelli che definisco partiti reali. Ma cercare altre pratiche per affermare una nuova politicità. E sono tante le esperienze che già vivono e operano:  una grande ricchezza della società civile. Giovani. Ragazze. Ma anche tanti di mezza età. E si tratta in larga misura di donne e uomini civilmente impegnati; nel volontariato; che vivono la propria fede come impegno attivo. Senza partito nella maggioranza dei casi, con quote alte di non voto: non li cercano i partiti e da questi comunque non sono cercati.
Che fare nella contingenza elettorale che si avvicina?
E’ indubbio che la posta in gioco sia altissima. Anche guardando alle dinamiche aperte in Europa e oltre Atlantico.
Ma non è di oggi l’allarme su cosa possa accadere se in tempo di radicali trasformazioni, larghi settori popolari si ritrovano senza certezze, esposti, colpiti bei loro diritti e privi di rappresentanza politica. Ê già accaduto, dagli anni 20 dell’altro secolo. Sta accadendo di nuovo. E i colossi di quella rete che si voleva regno della libertà, senza alcun pudore ormai, lanciano i loro proclami contro la democrazia, per la guerra e in sostegno delle aggregazioni di destra estrema e in tanti casi, apertamente neofascista e neonazista.
Che fare dunque tra qualche mese?
Ma davvero è sufficiente dire: per quanto inadeguati, comunque vi voteremo?
Certo che bisognerà votare.
Sgombriamo il campo da ogni equivoco: è una scelta convinta questa. Necessaria.
Ma basta?
Perché questo è il punto: a differenza del 2022 il centrosinistra si presenterà unito. È il risultato del lavoro della Segretaria del PD e del Presidente dei 5 Stelle in primo luogo. Gli va dato atto. Poi è tutto fragile. Ma c’è, e occorre lavorare per ampliarlo al massimo.  
Ma questo centrosinistra unito, oggi, forse, ha una capacità di rappresentanza di paese reale più ridotta rispetto a cinque anni fa. 
E allora, come vincere la partita? Non recuperabile peraltro con il volto di sindaci e assessori patinati che a Napoli, in Campania con il precedente governo regionale,  come a Milano si sono dimostrati del tutto soggiacenti agli interessi della moderna rendita fondiaria.
Che fare per ridurre un’area di non voto che supera la metà degli aventi diritto?

E allora, io dico, questa è la forza ‘imprevista’ da fare entrare in campo, da rendere visibile, da fare emergere: il Movimento dei Senza Partito che si attiva per rappresentare elemento determinante della partita.   Come si può attivare questa energia sospesa tra il potenziale e l’atto?
Io penso che si potrebbe organizzare in Comitati per l’Alternativa e Costituenti di una rete di moderne Case del Popolo soprattutto nelle grandi città e nei  territori chiave di un Appennino che non accetta di attendere solo l’estinzione delle sue comunità: con le grandi realtà associate presenti a livello territoriale ( Arci, Slow Food, Libera, CGIL ); con i movimenti  di lotta sociale territoriale, femminili e femministi,  del mondo del  lavoro; di esperienze di lotta alla crisi climatica e di sviluppo di pratiche partecipative e autogestionarie.Con tutto il mondo della conoscenza.  E Case del Popolo che diventino subito riferimento per chi cerca lavoro o lo ha precario; per i senza casa; per i lontani dalla loro di origine.

Poi penso che esso dovrebbe indirizzare due richieste fondamentali ai partiti che si presenteranno alle elezioni:
Di fronte alla nuova legge elettorale che conferma  il  sequestro della sovranità popolare, i partiti di alternativa alla destra potrebbero dire: a parte primarie su leader coalizione, scegliamo di individuare non meno del 50%dei nostri candidati, capolista e posizioni utili, con il metodo di primarie per noi vincolanti aperte a candidature della società civile, dei movimenti, donne e uomini provenienti dalle esperienze più significative del mondo del lavoro, di quello femminile e femminista, da tutti quelli giovanili, solo per fare un esempio.

E un programma ispirato espressamente al secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione con la giustizia sociale al primo posto, per la pace, per la copertura pressoché totale del fabbisogno di energia elettrica con fonti rinnovabili con un preciso piano in cinque anni.

L’avvio di un lavoro del genere, avrebbe la possibilità di spezzare l’inerzia che oggi sembra imprigionare il centrosinistra?
Io penso di sì. E comunque, vedo solo effetti positivi nel provarci.
Se i partiti reali rispondessero positivamente, vorrebbe dire che non è vero che erano irrecuperabili ad una prospettiva nuova.
Se invece i partiti reali non rispondessero, allora i Senza Partito, impegnandosi in modo ancora più forte nella battaglia, potrebbero farlo dicendo: ragazzi, non ci avete risposto? E noi oggi ci impegniamo ancora di più essendo però chiaro che dopo il voto vi troverete di fronte una soggettività politica in formazione che non delegherà più a nessuno la propria rappresentanza.   

Se ne può discutere?

Gianfranco Nappi

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1 commento

  1. I partiti sono contenitori di idee, valori e ideali, ma spetta alle persone che vi operano testimoniarne la condivisione attraverso le proprie azioni. Il vero vulnus da affrontare oggi è proprio questo: un profondo cambio generazionale, inteso come dato anagrafico, ma soprattutto come un modo completamente nuovo di concepire e fare politica.
    A nessuno sfugge l’incapacità strutturale dell’attuale classe politica di rinnovarsi, né l’affannarsi per conservare il potere raggiunto! Penso che la strada che indichi, una “scalata” e una forte pressione esterna sui partiti esistenti per imporre quel ricambio generazionale e di mentalità di cui entrambi parliamo, sia oltre il tempo massimo che è stato dato loro per cambiare.
    Forse, la via d’uscita sta invece nello smettere di cercare il dialogo con chi ha dimostrato di non volere/sapere ascoltare e concentrare le energie nella costruzione di nuove forze politiche civiche e generazionali, capaci di imporre “aria nuova” senza scendere a compromessi con le vecchie logiche. Una rivoluzione copernicana!

    Il tempo dell’attesa è finito. Non credo più nella capacità rigenerativa di questa classe di “politici” cresciuti con la certezza di conservare a vita ruoli e funzioni, chiusa nel Palazzo e totalmente incapace di capire cosa accade fuori; concentrata su strategie, accordi, tattica ma lontana dalla realtà in cui la gente comune vive.

    Certo, il voto non può e non deve andare a destra ma sono altrettanto convinta che non è più possibile cambiare questo sistema partitico-politico “da dentro”. Non con queste persone. Sarà molto dura esprimere il proprio consenso alle prossime politiche.

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