PUBBLICATO SU https://www.greenewsdeal.it/a-bagnoli-tutto-e-ancora-possibile/

Uno spettacolo velico internazionale come la Coppa America non può trasformarsi, per Napoli, in un’occasione di devastazione ambientale
. Non può diventare il cavallo di Troia per cancellare una previsione urbanistica che, con straordinaria lungimiranza, già trent’anni fa indicava una direzione chiara: la bonifica ambientale totale di Bagnoli e Coroglio. Bonifica totale. Non semplice “messa in sicurezza” permanente, con veleni tombati sotto ettari di cemento e acciaio e costi di gestione destinati a gravare per sempre sulla collettività.
Da tempo oltre quaranta associazioni ecologiste, sociali, sindacali e civiche denunciano tutto questo, unitariamente e singolarmente, in ogni sede possibile. Non è più il tempo del consumo di suolo e di paesaggio. Non è più il tempo di colate di cemento, di acciaio senza progetto, di trasformazioni irreversibili. È il tempo della cura della terra. È il tempo del ripristino della natura. È il tempo della difesa del mare e della salute pubblica.

COSA VOGLIAMO?

Vogliamo, semplicemente e ragionevolmente, che la Coppa America non provochi danni irreversibili all’ambiente e alla salute di Napoli. Vogliamo che, terminato l’evento nel 2028, lasci invece in dono alla città:
– una lunga spiaggia libera di circa due chilometri;
– un grande bosco pubblico mediterraneo;
– un nuovo sistema ecologico urbano affacciato sul mare.
– un polmone verde per Napoli, come Capodimonte, come la Foresta di Cuma.

Tutto questo è ancora possibile. E lo dimostreremo punto per punto.

COSA CHIEDIAMO SUBITO


Le ordinanze commissariali che oggi finanziano le opere “provvisorie” della Coppa America devono essere immediatamente integrate prevedendo obbligatoriamente:
A) le risorse economiche necessarie allo smontaggio completo delle opere provvisorie realizzate per l’evento;
B) un cronoprogramma vincolante per la loro rimozione.

Perché l’obiettivo finale deve restare il ripristino della natura e la bonifica definitiva di Bagnoli e Coroglio, così come previsto dal PRG e dal PRARU. Una lunga spiaggia pubblica. Un bosco attrezzato di macchia mediterranea. Il recupero della balneazione libera. La ricostruzione della rete ecologica tra mare, parchi e aree protette dei Campi Flegrei. Attorno a questo grande sistema ambientale, paesaggistico tutelato potranno trovare posto, in modo rigorosamente misurato e compatibile, strutture sportive, scientifiche, culturali e per il tempo libero, pubbliche o convenzionate a controllo pubblico, immerse nel verde e integrate nel paesaggio.

LA FALDA, IL MARE, LE TERME

Va affrontato con realismo anche il lento e progressivo risanamento della falda acquifera, oggi gravemente contaminata, attraverso trincee drenanti e filtranti capaci di proteggere spiaggia e sedimenti marini, utilizzando materiali ecologicamente controllati. Questa deve essere anche l’occasione per realizzare il Parco Termale di Bagnoli, recuperando e valorizzando le diciannove sorgenti termali che rischiano di essere definitivamente disperse e che hanno dato nome, storia e prestigio a questa terra.

IL PROGETTO CHE NON VIENE DETTO

Tutto questo sarà possibile solo rinunciando alla volontà, nascosta ma leggibile nei meandri degli atti progettuali, di costruire al termine dell’evento due mega-porti turistici:
– uno a mare per yacht e panfili;
– uno “a secco”, con capannoni e depositi per imbarcazioni minori;
entrambi raccordati in un gigantesco hub nautico. Un progetto enorme, privo di poesia, estraneo alla storia e alla vocazione pubblica di Bagnoli. Questo disastroso progetto va fermato.

LE VERE PRIORITÀ

La priorità è dare ai napoletani, figli di Partenope una sirena, l’ultima possibile grande spiaggia e un bosco pubblico, mentre il caldo estremo soffoca sempre di più la città. La priorità è prepararsi all’innalzamento del mare previsto nei prossimi decenni dai dati NASA ed ENEA. La priorità è difendere la costa attraverso scogliere soffolte, come previsto dal PRARU. La priorità è ricostruire vaste praterie di Posidonia oceanica, capaci di proteggere il litorale, produrre ossigeno e catturare CO₂.

Anche questo è possibile con opere di riciclo. Le platee realizzate per gli hangar della Coppa America potranno essere successivamente smontate e riciclate per le opere di difesa costiera. I sedimenti della colmata, una volta resi inerti attraverso il desorbimento termico in situ, potranno essere riutilizzati per modellare il grande parco retrostante, come previsto dal progetto vincitore del concorso internazionale.

UNA SCELTA DI CIVILTÀ

Questa è la vera alternativa: non una nuova cintura di cemento e acciaio attorno a Napoli,
ma un grande restauro paesaggistico e ambientale. Una riconciliazione tra città, mare e natura. Dentro questa visione, potranno trovare spazio anche strutture alberghiere e termali moderne, attentamente pianificate e compatibili con il paesaggio, nel ricordo aggiornato alla realtà del terzo millennio della Bagnoli termale immaginata da Lamont Yang. Ma tutto dovrà nascere dentro la ripresa di un processo reale di partecipazione pubblica, trasparente e democratica.

Tutto questo è ancora possibile. Sostenibile. Necessario. Per non soffocare Napoli in una nuova muraglia di cemento e acciaio. Per restituire il mare a Partenope. Per prepararci ai cambiamenti climatici già in corso. Per impedire che giganteschi interessi finanziari decidano il destino di una delle coste più preziose del Mediterraneo.

Francesco Escalona

Vuoi ricevere un avviso sulle novità del nostro sito web?
Iscriviti alla nostra newsletter!

Termini e Condizioni 

4 commenti

  1. Francesco Escalona continua a sostenere cose inesistenti:
    La colmata non può essere bonificata e la messa in sicurezza definitiva è l’unica misura di contenimento del rischio efficace.
    I fattori di rischio presenti nella colmata sono saldamente conglomerati nella matrice.
    Come controprova vi è la documentazione recente – vedi il rapporto ABACO del 2019 – che evidenzia come i fattori inquinanti presenti nei sedimenti marini antistanti la colmata non provengono dalla colmata, ma dalla attività portuale esercitata per quasi ottanta anni per la movimentazione delle materie prime del ciclo siderurgico dell’Italsider.
    Quanto al rimpianto della linea di costa precedente… il rimpianto dovrebbe essere esteso a tutta l’area del Comune di Napoli.
    La realtà sta nel fatto che da parte di Escalona ed altri non c’è alcuna volontà di confrontarsi sui dati reali, ma solo su teorie non confortate dalla situazione reale.

    1. Author

      Caro Massimo, immagino tu sappia quanto sono contento per il fatto che ci segui sempre ( anzi, ti vorremmo più presente, fosse anche solo in testi e riflessioni ). Tu sollevi un punto rispetto a quel che scrive Francesco e su cui c’è un confronto di merito che spero continui. Ti pomgo invece un altro problema,che è il cuore del tema che poniamo: 1) E’ben vero che un ‘grande evento’ privato sta sostituendo ogni scelta di pianificazione pubblica edi partecipazione democratica delle istituzioni. Altro che superamento dell’immobilismo come rivendica il sindaco; 2) Ma finita la Coppa America, che succede? Porti turistici per ricche imbarcazioni? Volumi sottratti ad un uso comune? E’ una preoccupazione reale? Perfino Repubblica ha ospitato ieri una riflessione in questa direzione; 3) Perchè il bosco, il polmone verde è ridotto, degradato a verde attrezzato? Al netto dei fondamentali problemi ambientali su cio il confronto anche tecnico continua, io vedo questi come tre nodi politici di fondo che non possono non spingere ad una posizione fortemente critica con quel che si sta facendo.

    2. Non so a chi si riferisca quado afferma che non c’è alcuna volontà di confrontarsi su dati reali, posso però citare i dati dell’ISPRA, che certamente non è un soggetto ideologizzato, che attestano l’inquinamento da metalli e composti organici (IPA PCB e idrocarburi totali di origine prettamente industriale) mille volte maggiori nell’area antistante la colmata. Dati e relazioni ISPRA, confluiti nei successivi pareri tecnici espressi per i piani di risanamento gestiti dal Commissario straordinario e da Invitalia, che stabiliscono i vincoli e le prescrizioni per il macro-progetto che prevedeva la rimozione della colmata, la bonifica degli arenili e il risanamento dei sedimenti marini. Inoltre, vi sono i dati che emergono dallo studio Minolfi G, Rezza C., Zuluaga M.C., Albanese S., Lima A., Wang M., Molisso F., Sacchi M., De Vivo B., 2018. Atlante geochimico-ambientale dei sedimenti marini dei Golfi di Napoli (inclusa la Baia di Bagnoli) e Salerno, Aracne Editrice. Oltre ad altre pubblicazioni che evidenziano la presenza di tali composti organici, in concentrazioni superiori alla soglia di legge, sul 40% dei terreni della colmata (così come più diffusamente nel materiale di riporto di area interna del sito industriale). Certo, la presenza del porto per lo scarico e il carico di materie prime e prodotti finiti della “fabbrica” potrebbe essere stata un’altra fonte di inquinamento di quell’area, ma di ciò non vi è traccia negli studi condotti da esperti nell’ambito del monitoraggio delle matrici ambientali. Come lei non può non sapere tali studi furono propedeutici all’attuazione del Piano di bonifica affidato per l’esecuzione alla Bagnoli Futura SpA (poi bloccato dal Tribunale a seguito della denuncia di una abitante di Cavalleggeri). Gli studi furono condotti dalla Commissione composta da 7 esperti di supporto al Comitato di Alta Vigilanza (entrambi di nomina governativa) nel periodo che va dal 1995 al 2001, i cui risultati furono oggetto di pubblicazione – De Vivo B., Auriemma G. e Manno M, 2021. Il risanamento di un sito industriale dismesso. Bagnoli: davvero un caso unico al mondo? La Valle del Tempo, Napoli.
      Su questi punti due considerazioni: 1. Nella colmata, oltre alle loppe e alle scorie di altoforni (di per sé non pericolosi per la salute umana perché ossidati e inertizzati -De Vivo e altri), sono presenti i composti organici (IPA, PCB, idrocarburi totali, cancerogeni contaminanti – De Vivo e altri), gli stessi componenti cioè che si formano nell’attività industriale e nella trasformazione del carbonio e che si trovano a alta concentrazione nello spazio antistante la colmata; 2. se i residui che si trovano nella colmata sono inerti e non pericolosi, perché ingegnarsi tanto a trovare soluzioni praticabili per evitare che siano scaricati a mare? Il sistema preesistente pare non fosse adatto per cui se ne sta progettando un altro: un muro di cemento e ferro di 40 metri di altezza e di 1300 metri di lunghezza, posizionato sui tre lati a mare della colmata, a contenimento degli inquinanti che la falda acquifera, incuneandosi tra il terreno della colmata, continuerà a trasportare a mare.
      Considerate le tecnologie esistenti, i costi, l’impatto sull’ambiente e sulla salute dei viventi, bonificare o mettere in sicurezza la colmata è una scelta eminentemente POLITICA.

  2. Mi dispiace, ma non colgo dove noi non vorremmo confrontarci con dati tecnici, urbanistici e paesaggistici.
    Pronti al confronto quando vuole.

    Direi pero’ il contrario.
    Sono anni, non mesi, che chiediamo a Regione e Comune seri tavoli TECNICI, e politici di confronto, su vari temi,
    SENZA ALCUN RISULTATO.
    Non ci restano che le chat e gli articoli.

    Comunque le preannuncio
    (le Associazioni impegnate insieme sul tema raccolgono contributi di esperti di altissimo profilo tecnico scientifico)
    che abbiamo, in preparazione un “Dossier Bagnoli” articolato e approfondito a partire dal quale vorremmo aprire una discuscussione critica e propositiva, pubblica seria , molto approfondita, che, converra’, non si puo’ tenere in chat o attraverso brevi commenti . Speriamo che le Istituzioni vogliano favorirla x ascoltare davvero i cittadini.

    Nessuno di noi e’ prevenuto e vogliamo solo il meglio per questa terra.
    Ma non e’ quello che sta accadendo a Bagnoli.
    Pronti a imparare nuove cose ma solo a condizione che ci sia la stessa volonta’
    di capire e prevenire insieme, drammatici errori storici.

    L’atto di Rifondazione e’ un ATTO SACRO.
    La realta’ e’ che
    si sta decidendo d’imperio il disegno futuro della meravigliosa rada tutelata di Bagnoli, SENZA UN PIANO.
    SENZA UN REALE DIBATTITO.
    SENZA UN ARCHITETTO PROGETTISTA.
    CHI E’ IL FERDINZANDO FUGA DI BAGNOLI 2026?

    Anzi,
    Piano e progettista ci sono: Vezio De Lucia e il PRG ancora inattuato.
    Chi ha il coraggio di proporre quella forma orrenda rettangolare di 20 ettari , parlo della discarica detta colmata,
    come matrice di una nuova parte di citta’?
    Chi deve dimostrare che non si debba o possa fare piu’ la lunga spiaggia sulla rada e perche’, non siamo Noi, ma chi sta proponendo uno stravolgimento totale del PRG e del PRARU vigenti senza un Piano alternativo convincente. Senza coincolgere i cittadini e il Consiglio.
    Senza motivazioni provate di alcun tipo.

    Non ho ancora capito, insomma, cosa supporta le attuali lavorazioni provvisorie (di decine di milioni) di euro e non vorremmo che il destino della Napoli del terzo millennio, la rifondazione sui tramonti flegrei, al centro della citta’ metropolitana, venga decisa, per sfinimento, da poche persone in base a valutazioni errate.
    Un’operazione strisciante in sanatoria, modello baffi di Mergellina.
    Uno scippp dell’ultma spiaggia possibile per Napoli e per Partenope.

    Di seguito riporto solo qualche stralcio dello studio che lei cita e che, a nostro avviso, dopo attenta lettura, dice cose molto diverse da quelle che lei asserisce.
    Pronti comunque , in ogni momento , al confronto nell’interesse della nostra citta’.
    La saluto cordialmente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *