A quarant’anni dalla scomparsa, avvenuta il 22 maggio 1986, crediamo sia doveroso riandare con la memoria a Paolo Ricci, una delle figure più rappresentative del mondo intellettuale e artistico italiano e napoletano del Novecento. Nato a Barletta nel 1908, Ricci, ultimo di undici figli, visse sin dall’infanzia a Napoli dove iniziò la sua attività di pittore negli anni Venti, dopo aver mostrato i suoi primi lavori a Vincenzo Gemito. Ben presto, però, la sua ricerca si distinguerà per un carattere significativamente interdisciplinare: si occupa infatti, oltre che di arte, la sua passione più duratura nel tempo, di architettura, di scenografia, di psicanalisi, di storia napoletana, di marxismo (1), ed anche di drammaturgia contemporanea, diventando nell’arco di qualche decennio tra i critici e studiosi napoletani di teatro più impegnati nel valorizzare sia le esperienze più legate alla tradizione, a partire da Raffaele Viviani e dai fratelli De Filippo, che quelle più innovative del teatro sperimentale degli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo…

Maurizio Valenzi, Giorgio Amendola, Paolo Ricci. Piazza Matteotti Napoli. Metà anni ’70. Archivio Mario Riccio-Inmfinitimondi

