Torna sempre più spesso nella discussione pubblica a Napoli il tema del trasporto collettivo sia in relazione alla esigenza di mobilità di una area densamente abitata da circa tre milioni di persone sia con riguardo al gravissimo tema dell’inquinamento atmosferico che spesso raggiunge in alcuni punti della Città e della Provincia picchi assai elevati. L’esigenza, vitale per Napoli, di una rete di trasporto su ferro, estesa a tutta la provincia, deve diventare progetto e decisione politico amministrativa nel medio lungo periodo coinvolgendo tutti i soggetti istituzionali, tecnici e gestionali che, a vario titolo, sono presenti nel settore. Le principali capitali europee si avvalgono di reti di vere metropolitane dotate di 10-15 linee ferrate, niente di paragonabile con il nostro Paese.

Napoli ha un grande bisogno di ripristinare la sua rete tranviaria che è stata a lungo una risorsa fondamentale per collegare parti lontane della Città e perfino della provincia da est ad ovest a nord. E questa rete si connetteva con una altra importante risorsa quale la rete filoviaria che arrivava anche a servire Comuni della area vesuviana. Il tutto si integrava perfettamente con i due gioielli ferroviari della Cumana-Circumflegrea e della Circumvesuviana, ferrovie in concessione facenti capo all’IRI. In questo modo si forniva un servizio, connesso con i bus Atan(ANM) e TPN(CTP),di non poco rilievo, ad una vasta utenza. La costruzione e l’estensione della Metropolitana Napoletana e della Metro leggera sono un enorme passo in avanti per la mobilità napoletana e lo sarebbero ancora di più se si integrassero in un disegno, almeno a scala provinciale, su rotaia, sia essa tranviaria che ferroviaria.

Colpisce sempre osservare la rete tranviaria di Lisbona(il famoso 28 passa tra i vicoli del centro storico!) che si accompagna ad una rete metropolitana dotata di 4 linee  nonché le funicolari, in una città di circa 500mila abitanti. E lo stesso si potrebbe dire di Barcellona e della sua rete di Metropolitana con 12 linee al servizio di 1,5 milioni di abitanti della sola Città, per parlare di due realtà che hanno una qualche somiglianza con Napoli. Dunque è del tutto evidente che “la cura del ferro” è una priorità assoluta per Napoli e per tutta l’area napoletana. Una rete su ferro nell’area napoletana è non solo necessaria ma possibile, “rammendando“ anche, laddove possibile, pezzi dismessi di tratti ferroviari e tranviari, un pò ovunque, al fine di costruire o ricostruire un sistema su rotaia che abbia organicità ed efficacia. E questo vale anche nel caso della Ferrovia Cumana una ferrovia costruita fra fine 800 ed inizio 900 che doveva servire come collegamento fra il centro di Napoli (Montesanto) e tutta la zona occidentale sia della Città che della Provincia fino a Torregaveta. Una ferrovia, importante per la mobilità generale, che aveva un duplice scopo, da un lato, collegare i poli industriali di Bagnoli(Ilva-ITalsider),Pozzuoli (Cantieri Armstrong poi Ansaldo-Sofer e così Pirelli(ora Prysmian),nonché le fabbriche, chiuse negli anni 60, la Sunbeam,il Silurificio di Baia ecc.e, dall’altra, collegare le popolazioni alla fruizione del mare di Lucrino- Arco Felice fino a Torregaveta e del litorale che va dal Fusaro a Cuma. Anche strategico era ed è il collegamento con il porto di Pozzuoli luogo di imbarco per le isole. L’ammodernamento di questa ferrovia attraverso il suo interramento e la modifica delle stazioni ha liberato le aree dai binari e lasciato ampi spazi che vengono restituiti alla Città e sulla cui destinazione occorre una attenta riflessione affinchè la sede dismessa non sia avulsa dalle esigenze di mobilità e di connessione, non inquinanti e non congestionanti, della città di Pozzuoli nel suo complesso. Non solo, ma, nello specifico puteolano, occorrerebbe anche prevedere un collegamento su rotaia fra il centro di Pozzuoli e Monterusciello che, in prospettiva, potrebbe penetrare fino a collegare Città importanti dell’interno come Quarto, Qualiano, Marano, Villaricca, Giugliano fino a Melito ed altri Comuni di quell’area e collegarsi con la Metropolitana Napoletana a Secondigliano(per altre destinazioni fra cui l’aeroporto di Capodichino).

Ciò che mi sembra emerga è, dunque, l’esigenza di studiare e varare, con l’apporto della Università, un Piano integrato di trasporto per l’area napoletana che abbia una efficacia e durata pluriennale, concordato con tutti i soggetti interessati. Un piano che tenga conto dei grandi investimenti e progetti in corso da parte di FS, che coinvolga a vari livelli, anche gestionale, FS, e che prenda in considerazione pure la riattivazione del polo ferroviario di Mergellina, strategico verso Roma, fin dall’inizio del 900,sia per Napoli ovest che per  parti della zona Aversana-Casertana. Tale polo ha una importanza evidente ed attuale non solo in rapporto alle prospettive di sviluppo della area di Bagnoli-Coroglio, ma di tutta l’area occidentale. Questa area merita una attenta riflessione. Essa è sede di preesistenze produttive e scientifiche di alto livello: dal Politecnico all’Istituto Motori, dal CNR all’ INFN(Istituto nazionale di fisica nucleare), da Monte S.Angelo alla Mostra d’Oltremare, ed infine industrie come Prysmian ed ex Olivetti a Pozzuoli e Leonardo a Bacoli. Un collegamento con Roma di questa parte occidentale dell’area napoletana e anche di zone dell’area aversana casertana, a partire da Villa Literno, da sempre collegate, sarebbe un fattore importante di sviluppo e di rilancio di una area che vive una fase di transizione da alcuni anni. Non c’è alcuna contraddizione nel sottolineare una tale esigenza ed il progetto complessivo di FS che prefigura Afragola come nodo essenziale della rete nord sud. Le due cose si integrano pienamente ed esaltano la funzione propulsiva dell’area napoletana sia come raccordo fra Nord e Sud sia come forza motrice del Mezzogiorno, nell’ottica di un sistema integrato di mobilità che è insieme fattore di progresso e di qualità sociale ma, al tempo stesso, fattore di sviluppo economico in quanto il trasporto è da sempre un prolungamento essenziale dell’attività produttiva      

Arturo Marzano

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