
In allegato l’intero libro, scaricabile, in formato Pdf per autorizzazione dell’autore:
https://drive.google.com/file/d/1uP65ay6Gl52eUKdUEpGt0NAv-0XQ0Qy3/view?usp=drive_link
La prima lettura di “ BAGNOLI L’ultimo casco giallo” mi ha riportato in “MONDO SCRITTO E MONDO NON SCRITTO” di Italo Calvino per due motivazioni:
- Il titolo di questa raccolta del mai trascurato scrittore per me è una metafora adeguata alla copertina del libro di Giovanni Capasso: qui acquistano peculiare regalità i CASCHI GIALLI come testimoni della vita faticosa e faticata di moltissimi lavoratori – legati nel bene e nel male alla propria fabbrica – di cui in generale si ricordano solo etichette identificative o le cifre di sintesi degli occupati, dei nuovi assunti e di quelli dismessi.
- Italo Calvino ha sentenziato “[…] oggi esiste un bisogno di letture che non si esauriscano in una direzione sola, un bisogno che non viene sfamato da tante opere magari perfette ma che hanno la loro perfezione proprio nella loro rigorosa unidimensionalità. Ad esse è possibile contrapporre una non vasta serie di libri contemporanei la cui lettura e rilettura ci ha dato un particolare nutrimento proprio perché ci possiamo immergere in essi verticalmente (cioè perpendicolarmente alla direzione della vicenda) con continue scoperte ad ogni strato o livello, quello di commedia umana, quello di quadro storico, quello lirico o visionario, quello dello scandaglio psicologico, quello allegorico e simbolico ( delle allegorie e dei simbolismi più diversi) […] (1) . Qui in “BAGNOLI L’ultimo casco giallo” c’è tutto di quello elencato precedentemente, ma c’è soprattutto memoria storica a più dimensioni da non comprimere ma da rivitalizzare. Doveroso è evidenziare la centralità della politica con le sue responsabilità che – nelle variegate sfaccettature e ai diversi livelli – è presente nell’insieme della pagine anche quando non è menzionata. Credo che questo sia un romanzo che possa avere tuttora un’utile funzione politica per incrementare con continuità confronti costruttivi nel trasformare le analisi del passato in opportunità per meglio definire le esigenze di riqualificazione incisiva del presente in un quadro progettuale dove tecnici, scienziati, politici e cittadini attenti e attivi possano trovare convergenza di obiettivi e metodi innovativi in un complessivo progetto futuro che faccia bene all’eroica storia industriale ed umana dell’
Italsider, a Bagnoli con i suoi residenti e a questo angolo dei Campi Flegrei
appartenente all’ intera Napoli, tuttora accattivante per storia e bellezza.
Interessanti sono la struttura e lo stile narrativo del libro: l’indice con i suoi 15 capitoli , la cui lunghezza risulta corrispondente all’esigenze del contenuto narrativo, mi ha fatto apprezzare ancora di più l’essenzialità e la linearità espositiva dell’ ingegnere Capasso che rende il testo:
- efficace nella presentazione oggettiva di fatti precisi e avvenimenti in itinere, anche con precisioni di date e di personaggi ;
- suggestivo nel dare spazio agli aneddoti personali più simpatici e a quelli come testimonianze di dure realtà;
- importante nel ridare singolare vitalità a persone pregiate per competenze, per forte e coerente impegno professionale anche nei ruoli istituzionali; dotate di empatia umana ed anche di fertile creatività;
- rivelante la narrazione di lavori di gruppo, di squadre formate da persone di diverse competenze produttivi anche per periodi transitori
Mi piace qui riportare l’esperienza culturale tutta mia vissuta nella concentrazione della seconda lettura : l’insieme delle pagine, con l’agile elenco dei capitoli e con altre pagine di specifico pregio, mi ha suggerito la visualizzazione della memoria storica di Bagnoli e della sua Italsider come un mosaico, ovvero la paziente ricomposizione non solo artistica dei tanti frammenti di tutte le dimensioni di un’ impresa di industrializzazione ambiziosa nel nostro meridione, impresa fatta di tante luci che prima si moltiplicavano e poi sono state rese sempre più fioche, infine inesorabilmente spente. Pezzi di storia, con testimonianze personali mai disgiunte da quelle collettive, tuttora non sistemati e da ricomporre in un grande mosaico – composto sia da tessere che da tasselli (2) – come necessaria memoria civile coincidente con la metafora dell’ urgente risanamento e della valorizzazione dell’intera area, compreso il mare, per l’ incalzare del presente e del futuro già aggrovigliati in una stretta relazione operativa.
Ecco perché ritengo giusto riportare qui tratti essenziali di alcuni dei capitoli dove predominano i fattori umani, altri richiedono un’esplorazione accurata, riflessioni e rielaborazioni analitiche con eventuali commenti anche autonomi, ma sempre in una comprensione di interdipendenza.
- Il mare mi ha portato a Bagnoli: “ Io sono stato l’ultimo assunto dal centro siderurgico ITALSIDER di Bagnoli. E forse la mia avventura in fabbrica cominciò grazie alla passione per il mare. Subito dopo la laurea in ingegneria civile – edile, alla fine di luglio del 1983.” (pag. 5). Un’ introduzione dal sapore romantico in un contesto storico in cui la laurea in ingegneria era sinonimo di lavoro sicuro con prospettive di alte ambizioni di carriera; lo stesso autore ricorda – suscitando intermezzi di ilarità – le varie opportunità che si aprivano per l’assunzione e gli imprevisti piacevoli determinati dal suo essere già istruttore subacqueo e di avere notevole familiarità con l’ ebanisteria.
- Dalla manutenzione all’ Archivio: la vicenda personale perde subito la dimensione individuale: “ Fui assunto nel maggio 1986 insieme
ad un’altra ventina di giovani laureati, ma dopo i vari passaggi, dal centro siderurgico alle aree dismesse, fino alla Bagnolifutura nel 2002, fui l’unico a rimanere a Bagnoli”( pag.13). La prima pagina del capitolo diventa un documento di storia che segna la trasformazione – nel 1989 – del centro siderurgico da Nuova Italsider a Ilva Spa con conseguente ridimensionamento e cambio di mansioni dei dipendenti. Nel 1996 è costituita la società Bagnoli Spa con trasferimento di circa 500 dipendenti. Capasso ha l’incarico di responsabile dell’Ufficio Tecnico e dell’Archivio Storico. Ampia la descrizione delle fasi e del forte l’impegno a strutturarlo, importanti i dettagli di ciò che era già patrimonio dell’Archivio (un primo nucleo era nato già nel 1960).
L’immersione di Giovanni Capasso nelle “carte di ferro” si trasforma in un impegno totalizzante “navigando nella storia della fabbrica” con la possibilità di conoscere, di ampliare confronti critici determinando forme di “lavoro di squadra” nel vivere amicizie anche con persone non dipendenti di inconfutabile spessore culturale, sinceri amanti di Napoli e del suo polo siderurgico. Le innumerevoli foto ben protette hanno riunito persone e hanno risvegliano ricordi lontani e inaspettate comprensioni a posteriori: “Adesso capisco perché stava sempre stanco e incazzato” ( pag.23). le parole tra lacrime copiose di Pietro Nannola nel riconoscere il padre in questa foto.

“ Operai a lavoro con la “mazza a tre”
- Dall’ Archivio all’Infobox: La scoperta di assoluta mancanza di immagini – attinenti alle trasformazioni causate dalla dismissione già in atto ha dato vita alla piena condivisione con i nuovi dirigenti a realizzare un documentario tecnico- storico con la regia di Marina Vergiani. Appassionante il lavoro di squadra per creare un museo con la funzione di mostrare alla città lo svolgimento dei lavori in corso, e non solo : nasce l’ infobox , di fatto un museo all’avanguardia, con orientamento futurista. Per molti studenti è il luogo d’incontro con Ermanno Rea e Giancarlo Neri, è meta interessante per molti visitatori…. e poi una demolizione. Inaspettata. “Ancora oggi non riesco a capire il motivo della distruzione del museo” (pag. 31) dichiara Capasso ancora con smarrimento

L’interno dell’ infobox (1988)

L’ interno dell’ Infobx distrutto (agosto 2005)
- Neri, l’artista operaio. Giancarlo Neri, artista napoletano da due decenni di New York, arriva a Napoli con l’incarico di realizzare il Cavallone, costruito con i ragazzi del carcere minorile di Nisida: un cavallo a dondolo alto otto metri, galleggiante su una zattera davanti al Castel dell’Ovo. Neri esplora l’Italsider nella ricerca di bidoni vuoti per costruire la zattera : amore a prima vista. Intrigante è leggere perché l’artista gradualmente entra nel cuore degli operai annullando ogni loro ostilità. Neri si prende l’impegno di realizzare grandi opere siderurgiche per il futuro Parco Urbano con un contratto a costo zero, prende casa a Bagnoli e sperimenta la vita da operaio con bella e allegra complicità con tutti. Crea innumerevoli opere, alcune presentate nella mostra “La Fabbrica a Palazzo “ (Scuderie del Palazzo Reale nel maggio del 2000) mentre in piazza Trieste e Trento domina la sua installazione La Classe Operaia va In Paradiso, ora nei giardini della Mostra d’Oltremare.
L’anno 1997 segna per Bagnoli l’inizio di un periodo particolarmente fertile perché viene potenziata cultura interdisciplinare: Neri accentua la dimensione artistica e creativa che incrementa complicità e umorismo anche in inedite attività di gruppo e in empatici rapporti umani. “Giancarlo Neri […]cambiò il mio modo di vedere le cose: macchinari, utensili e strutture che avevo visto fino ad allora con l’occhio dell’ingegnere – solo come strumenti di lavoro, per le loro mere “funzioni” – divennero forme, gioco, arte “( pag.41). Da segnalare: il Cavallone durante una tempesta nel mare di Bagnoli fu salvato da tre operai dell’Italsider.

“L’isola di Pasquale” di G. Neri (1999)
- Ermanno Rea e la dismissione. ll Comune di Napoli dà l’incarico di realizzare alcune cartelle sulla memoria della fabbrica e di Bagnoli ad Ermanno Rea che ben presto si sente a casa: chiede all’ amico Gio Giò ( Giovanni Capasso) di “trovargli una decina di dipendenti da intervistare, che avessero lavorato in fabbrica da tre generazioni: nonno, padre e loro stessi.(pag.48). L’Archivio è il luogo del suo lavoro. L’ottima cucina aziendale lo conquista. Qui Rea inizia a scrivere la sua La dismissione mentre si solidifica la sua complicità comunicativa che sa creare con tutti nel polo siderurgico in smantellamento. “La dismissione è un romanzo in cui realtà e immaginazione viaggiano insieme […] il libro è presentato la prima volta nel giugno 2002 nell’ex mensa aziendale” (pagg. 52-53). Gli intrecci dei fatti culturali aumentano : la raccolta di foto Lo smantellamento dell’Italsider nel libro di Vita Maone; l’ Internazionale del sassofono di Daniele Sepe in onore della caduta della “ Torre piezometrica della cokeria “abbattuta con l’esplosivo; i sopralluoghi a Bagnoli di Gianni Amelio per il film La stella che non c’è; le riprese del cortometraggio di Ugo Capolupo L’ultimo rimasto in piedi con una precisa pretesa: attore protagonista Giovanni Capasso. Buona la diffusione a livello nazionale, positive le critiche e Nanni Moretti con il suo “Festival Sacher 2001” apprezza la qualità del filmato e la bravura dell’attore: “la storia di questo ingegnere (che ero io ) che si ostinava a conservare pezzi della fabbrica, mentre tutti gli altri erano impegnati a demolirla”. (pag.56)

abbattimento della torre piezometrica della cokeria
- L’ultimo rimasto in piedi è il titolo del film che diventa sintesi simbolica non solo del capitolo ma del periodo dove a Bagnoli si intensificano i fermenti culturali: arrivano in tanti, fotografi: Mimmo Iodice, Raffaela Mariniello, Antonio Biasucci, Gianni Fiorito, Sergio Riccio…, registi: Antonio Capuano, Carlo Lizzani, Antonietta De Lillo per il programma. La storia siamo noi, e molti altri. “ Ma puntualmente arrivava
l’Ufficio Demolizioni che distruggeva tutto nella sua incessante opera di smantellamento della fabbrica” . Il tutto appare incredibile ma è vero.
- La guerra persa contro l’ufficio demolizioni. L’intero capitolo è da leggere attentamente: narrazione con dati oggettivi. Una domanda : Regia demolitrice voluta da chi ?
- Passeggiate: un elenco importante di fotografi, registri, cantanti già famosi sono accompagnati nell’ex sito industriale in continuo smantellamento. Acquistano rilievo due fatti: l’incontro con il tedesco Harrald Stiller che da giovane ingegnere nel 1958 aveva montato parti della centrale termica; il ritorno nell’ area Italsider di Andrea Alauria che, lasciando un suo DVD con le riprese fatte durante una visita scolastica, comunica di aver superato benissimo l’esame di stato grazie a Bagnoli.
- Bagnoli Sound: Suoni, musica, canti dal 1997 con Neapolis rock festival dominano tra pezzi industriali smantellati. È sorprendente verificare quanti concerti dei più importanti artisti nazionali e internazionali sono stati richiami potenti per migliaia di giovani non solo napoletani. Fa effetto ancora verificare quante volte il Festival dal 2000 ha cambiato localizzazione e nome a causa dei lavori di bonifica. Molti giovani del 2000 proveranno piacere a leggere queste pagine, anche con un finale poco conosciuto.

Il palco della “Acciaieria Sonora” (2011)
- Bagnoli futura; 11.Ambiente; 12.Bonifiche e progetti: questi tre capitoli riportano date e tappe di trasformazione dell’area di Bagnoli, coincidente con la localizzazione del polo siderurgico ormai in gran parte smantellato: qui fa da signora la politica a più livelli sia nella
predisposizione di interventi di bonifica che nella progettazione del futuro del territorio.
Questi tre capitoli richiedono diligente revisione perché molte problematiche ed alcune soluzioni, in parte attuate, sono oggetti degli attuali dibattiti politici ed istituzionali, diventano materia di confronti critici spesso mutati in opposizioni poco fecondi anche con le associazioni ambientaliste. C’è uno specifico disorientamento, incerte conoscenze causate da poca chiarezza dei contenuti degli interventi e della nuova progettazione già in itinere che alimenta fiducia tra i cittadini, soprattutto di Bagnoli, per cui si creano ampie e non sempre utili manifestazioni di piazza.

Il Parco dello Sport
- Le occasioni perdute: quante? Forse possono essere quantificate leggendo l’intero capitolo, ma io ne voglio rammentare solo una inserendo anche la trascrizione di una parte della premessa: […]“ vizi antichi” della politica (non solo campana ) che critica e distrugge in modo indiscriminato tutto ciò – anche di buono – che è stato fatto dalle precedenti gestioni.
Nel 2003, ad esempio, Napoli poteva essere la capitale mondiale della vela ospitando la Coppa America […] (pag. 117). Oggi siamo nel 2026 in pienissima attività per i lavori di preparazione della Coppa America 2027: forse conviene leggere senza pregiudizi queste pagine per evitare
/neutralizzare certi errori. A volte ripetitivi.
- Che sarà: pagine amare del 2020 anche se il titolo “Che sarà” sembra guardare al futuro. Con rassegnazione o con speranza? Capasso dichiara: ”Tutto quello che abbiamo cercato di salvare dalla distruzione è destinato
a diventare solo un ammasso di inutili rottami senza vita e senza storia: dalle 16 testimonianze di archeologia industriale, al materiale conservato sotto l’Acciaieria recuperato dai magazzini e dalle rottamazioni […].
il cui elenco-catalogo è andato perduto con la distruzione dell’ Infobox. […] Nel maggio del 2014, con il fallimento della società di trasformazione urbana Bagnolifutura, a 58 anni, ho rischiato di perdere il lavoro, insieme a tutti gli altri dipendenti ( in tutti 52); e solo grazie alle garanzie del contratto dei metalmeccanici siamo riusciti ad ottenere la cassa integrazione. Non è stato un momento facile “. (pagg. 131-132) .
Ancora descrizioni di nuove forme di lotta ed osservazioni scritte penetranti.
29 aprile 2026: viene diffuso il video youtube di Il mattino “BAGNOLI LA BONIFICA È REALTA’”
- Circolo Ilva Bagnoli: oggi è più che mai baluardo della storia dell’ Italsider e dei suoi caschi gialli, negli anni con tenacia ha creato il più prezioso tessuto di memoria storica del polo siderurgico ed è diventato un bell’ approdo per cittadini di tutte le età non solo di Bagnoli e aree limitrofe. Variegato è l’elenco delle attività sportive gestite da istruttori di livello e proposte in tutte le stagioni con appuntamenti ben cadenzati. Si moltiplicano gli incontri tra soci per il proliferare di iniziative culturali che spaziano piacevolmente le varie espressioni artistiche, senza ridurre l’importanza di convegni in cui vengono affrontate in modo democratico con confronti costruttivi tematiche della transizione ecologica e/o i gravi problemi che rendono il nostro presente complesso e spesso inquietante. E poi c’è sempre l’abbraccio del mare con il continuo incalzare anche placido della sua voce e dei suoi inimitabili colori. Il panorama? Da scoprire con i propri occhi, sguardi non frettolosi. La sua storia iniziata nel 1909 è ben presente – anche se in forma essenziale – in questo capitolo e nel link qui segnalato.
Ora è importante qui porre una domanda a Giovanni Capasso, nell’ attuale ruolo di Presidente del Circolo Ilva Bagnoli :
“Presidente, siamo già nel cuore del 2026 con un ambizioso complesso appuntamento internazionale: Coppa America 2027.
Qual è il presente del Circolo Ilva Bagnoli già proiettato in un futuro vicino/lontano che probabilmente richiede nuove sfide, inediti traguardi e progetti più ampi senza scalfire l’identità del Circolo tenacemente conquistata in lunghi decenni?
Risposta di Giovanni Capasso
Oggi il Circolo Ilva Bagnoli è l’ultimo reparto dell’Italsider ancora in funzione, non produce più ghisa e acciaio, ma sport, inclusione e coesione sociale.
Non ha barriere architettoniche né barriere sociali, grazie alle basse quote di iscrizione che permettono anche ai meno abbienti di partecipare alle attività.
Con il suo piccolo museo è la vera memoria storica del Centro Siderurgico Flegreo, comunemente detto dagli operai, “O’ Cantiere”. È un’ ADS (Assoc. Sportiva Dilettantistica) con circa 2600 soci, è iscritta al CONI al RAS (Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche); è affiliata alle Federazioni Sportive nazionali di: FIC (Canottaggio); FICK (Canoa Kayak; Judo Karate Arti Marziali; Sport Rotellistici; Tennis Padel; FISDIR (Fed. Italiana Sport Paralimpici Intellettivo Relazionali), CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e Special Olympics Italia.
Ha un sano bilancio in equilibrio di gestione grazie all’attività volontaristica di tanti soci in particolare di quelli del Consiglio Direttivo, promuove le attività sociali e sportive come veicolo di inclusione sociale e sviluppa questa mission con particolare attenzione alle persone con disabilità di diverse origini e natura, anche se intervenute nel corso della vita lavorativa. Non a caso due atleti del Circolo Ilva Bagnoli sono campioni paralimpici di canottaggio e canoa-Kaiak. Da tre anni svolge attività nazionali con i team di Special Olympics Italia, coinvolgendo centinaia di atleti con disabilità intellettive (autismo e sindrome di down) ed altrettanti atleti accompagnatori e famiglie. È stato oggetto di uno studio dall’Università Parthenope: La misura dell’impatto sociale delle attività sportive, dove è scaturito un grande effetto positivo sul territorio, sulla salute e su diverse determinanti della comunità locale. il tutto con evidenti ricadute positive sulla salute collettiva territoriale , e sulle minori spese a carico del sistema sanitario nazionale.
Per il prossimo futuro: ha richiesto al comune di Napoli in accordo con le federazioni nazionali FIC ,FICK e Special Olimpics, la realizzazione di un Centro di Sport del Mare per Tutti, in particolare per le persone con disabilità fisiche e/o mentali, e in vista di Napoli Capitale Europea dello Sport nel 2026 e della America’s Cup nel 2027 ripropone con forza anche alle Istituzioni di Governo, che si realizzino opere e attrezzature sportive pubbliche, che restino a vantaggio dell’intero territorio anche dopo la fine del grande evento internazionale.
STORIA DEL CIRCOLO ILVA https://youtu.be/xdoEtlVP0VA
Altre parti pregevoli del libro
- DOPO FERROPOLI Inchiesta- intervista a Ermanno Rea (2012) di Giuseppe Pesce
- BAGNOLI UNA CRONOLOGIA ( 1910 – 2010 )
- CONTENUTI SPECIALI (QR-code)
- RINGRAZIAMENTI: con lo stile comunicativo di Giovanni Capasso
Mia selezione pensando a questo Primo Maggio, 2026
“I CASCHI GIALLI”
Italsider
Cattedrale di acciaio, cattedrale operaia, tu predicavi a noi,
glauco sentendo il mare, con parola d’eclisse
il mistero intriso della nostra giornata orante nel perduto, solo di sé seguace, nominata nell’ombra, poca come la luce,
di casa cantoniera unica rosa d’ambra demente e pensierosa, voce d’estasi infranta, volto che non guardai, divina effigie.
Da te provenne cara solitudine ai nostri giochi fervidi, aurora a noi perpetua
la costa devastata
dei tuoi veleni chimici, dalla speranza atroce d’un’altra umanità.
Francesco Nappo, I passeri di fango, 2018 Quodlibet, Macerata, pag. 110.
Da bambina rimanevo incantata, quando, dalla “stanza dei ragazzi” della casa di famiglia Bonsignore, potevo ammirare un’ elegante nuvola bianca che placidamente o fluttuante si ergeva da una torre dell’Italsider giocando con i colori del cielo: diventava intensa nel diventare regina tra i rossi dei tramonti autunnali o di primavera. Trent’anni e più di vita radicale alle falde del Vesuvio mi hanno indotto a dimenticarla, il suo ricordo ha fatto più volte capolino tra le pagine di questo libro…Chiederò a Giovanni Capasso di accompagnarmi per individuare il luogo dove ergeva la “mia torre di bambina” : così forse diventerà più solida la sintesi vitale che cerco da anni tra i Campi ardenti e a’ muntagna. Con al centro Napoli.
Rosanna Bonsignore
Dettaglio di Giovanni Capasso:
La nuvola bianca era il vapor acqueo generato nelle torri spegnimento coke quando, con un grande getto d’acqua, si spegneva il carbone che da fossile era stato trasformato in carbone coke, proprio nell’impianto Cokeria.
Una delle due torri dell’impianto è ancora in situ come archeologia industriale.
Note
* Giovanni Capasso BAGNOLI L’ultimo casco giallo, 2020, Martin Eden Casoria (NA). L’autore ha autorizzato anche la diffusione dei link corrispondenti a testi e filmati utili per ulteriori approfondimenti.
- Italo Calvino, Mondo Scritto e Mondo non scritto, 2023 Edizione speciale per GEDI Gruppo Editoriale S.P.A., Pubblicazione su Licenza Mondadori Libri S.p.A. Milano
- Secondo il Vocabolario Treccani, “tessera” è il termine tecnico specifico per i piccoli elementi cubici o poligonali che compongono il mosaico. Sebbene “tassello” sia usato come sinonimo, esso possiede un significato più ampio e generico, spesso riferito anche a elementi di riempimento o restauro. (fonte internet).


Errata corrige:
Questo è il corretto link per aprire e leggere il documento: STORIA DEL CIRCOLO ILVA
https://drive.google.com/file/d/1uP65ay6Gl52eUKdUEpGt0NAv-0XQ0Qy3/view?usp=drive_link
R. B.