Nessuno sa come andrà. La sensazione forte è però che le buone e tante ragioni del NO si siano fatta strada nella mente e nel cuore di tante Italiane e tanti Italiani. Fino al punto da vincere contro ogni pronostico di sole poche settimane fa? E’ possibile. Anche in base ad una mobilitazione che in queste ultime ore e fino a lunedì pomeriggio, anche nei contatti individuali, cresca e non si attenui: davvero possiamo essere ad un passo da un risultato straordinario per il Paese e la sua democrazia.

E ne avremmo bisogno per rilanciare tutta l’inziativa per una vera giustizia nel nostro paese; per processi in tempi ragionevoli; con mezzi e risorse a disposizione; con una effettiva garanzia di uguaglianza di fronte alla legge e per fare sì che i torti arrecati ai più deboli possano essere sempre sanzionati e di cui l’autonomia della magistratura è condizione necessaria. Con una pena che sia di effettiva rieducazione con la fine dell’ignominiosa condizione carceraria, per detenuti ma anche per il personale che vi lavora. Con un discorso davvero nuovo per i diritti dei minori.

Ma un grande e positivo risultato domenica e lunedì avrebbe conseguenze politiche generali di grande valenza: dall’essere consapevoli di questo nascono l’arroganza e la protervia di tante reazioni governative, sguaiate, indicatrici di debolezza di ragioni e di voglia di rivalsa nei confronti della magistratura e di chiunque non si uniformi.

E non mi riferisco alla sciocchezza di…vinciamo con il NO e poi vinciamo l’anno prossimo alle politiche: politicismo debole e assoluto.

No.

Un No vincente è il modo più deciso per dire al Governo che deve cambiare strada su tutti i temi più importanti che assillano la vita e la mente degli Italiani.

A cominciare dalla guerra.

Deve finire questo barcamenarsi; questo dire e non dire; questa politica estera senza strategia e ricca solo di furbizia da quattro soldi, non degna per un grande paese come l’Italia.

Ma come fai a dire che la guerra scatenata da USa e Iscraele è fuori da ogni quadro di diritto internazionale e poi non condannare l’azione di quei paesi? Non pretendere la fine immediata dei bombardamenti; la fine dell’aggressione di Israele al Libano? E non lavorare per una iniziativa di pace comune dell’Europa o almeno dei suoi paesi più disponibili, insieme ad Inghilterra, Canada, e magari altri? La pace come la via più forte per smascherare anche tutte le responsabilità dispotiche verso il proprio popolo operate dal regime iraniano.

E allora, domenica e lunedì per mezza giornata, usiamo questa occasione per fare più forte la Costituzione.

Ed anche quel suo articolo 11 per un paese che ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

Che il messaggio arrivi chiaro e forte.

Gianfranco Nappi

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