Compagni segreti
Qiu Xiaolong
Traduzione di Fabio Zucchella
Noir
Marsilio Venezia
2026 (orig. 2024, The Secret Sharers)
Pag. 254 euro 18

Shanghai. Febbraio 2023. Chen Cao, l’ex ispettore capo del dipartimento di
polizia della città, da anni è stato rimosso dall’incarico e promosso direttore di
un ente praticamente inutile, l’Ufficio per la Riforma del sistema giudiziario, poi
pure messo in licenza di convalescenza. Le alte sfere non si fidavano più di lui,
è caduto in disgrazia, da anni la Sicurezza interna lo sorveglia assiduamente.
Mentre è a casa, dove traduce un po’ di classici della poesia cinese e lavora a
un’antologia delle proprie liriche, riceve la telefonata da Vecchio Cacciatore,
poliziotto in pensione, attivo come esperto in una piccola agenzia di consulenze
e investigazioni e padre del detective Yu Guangming, il suo leale ex collega ora
ispettore alla centrale. Decidono di vedersi per un tè. Mei, una misteriosa ricca
signora, conosciuta come l’Immobiliarista Numero Uno di Shanghai, si è rivolta
all’agenzia offrendo molto denaro per avere informazioni su un indovino di
nome Xiaohui (abbreviato in X) che casualmente le aveva dato dritte giuste ma
poi era scomparso, forse a causa di guai con la polizia. Per i casi della vita, da
qualche tempo si era ridotto a fare il veggente proprio davanti all’ingresso di
Vicolo della Polvere Rossa, luogo cui si assommano tanti ricordi di Chen,
antichi e recenti. Inoltre, decenni prima aveva studiato inglese su una
panchina del vicino parco del Bund, proprio come lui. Ormai la pandemia è
pressoché finita, la giovane e snella segretaria del suo ufficio Jin lo adora e
accetta di aiutarlo, Chen inizia a leggere i memoriali che Mei gli fornisce, trova
tracce e rievoca parallelamente la propria giovinezza nel contesto concreto
delle permanenti discutibili scelte del regime cinese.
Quattordicesimo episodio della serie ambientata in Cina e scritta in inglese
negli Usa dal docente universitario di letteratura in Missouri Xiaolong (“piccolo
drago”) Qiu (Shanghai, 1953). Come sempre, fra poesie, detti, adagi, proverbi,
versi, la narrazione è in terza quasi fissa sul leggendario protagonista cinese e
talora sulla sua nuova preziosa conturbante assistente, reciprocamente ancora
molto attratti da pulsioni e sentimenti, nonostante la differenza d’età. I primi
episodi erano stati ambientati subito dopo i fatti di Tienanmen (1989), che
suggerirono, invece, a Qiu di fermarsi negli Stati Uniti. Ora siamo giunti ai
giorni nostri, questo romanzo si apre con una lunga dedica a tanti amici e
conoscenti cinesi davvero esistiti o esistenti: sono i “compagni segreti” del
titolo, riprendendo non il ’68 europeo ma una novella di Conrad. X e Chen
costituiscono nelle trame biografiche una sorta di doppio, “come se tra loro due
esistesse qualche legame misterioso e inspiegabile”, di triplo considerando
l’autore. La scansione della vicenda ripercorre i sette giorni dell’indagine, alla
fine dubbiosamente accettata, con tanti capitoli che si aprono con due poesie,
la prima della letteratura cinese antica (le spiegazioni bibliografiche sono nelle
note finali), la seconda “sua” (raccolte in apposito separato volume giù uscito
nel 2016). Largo spazio viene dato alla completa lettura dei tre lunghi
memoriali inseriti da Mei nella cartelletta di documentazione per Chen. La
questione essenziale è che si è abbastanza esaurita la creativa vena letteraria
romanzesca dell’autore, lo scorrere della vicenda risulta ancora una volta
ripetitivo, con rischi di noia. In parte, è la cifra della serie, un’immersione
sentimentale nell’immenso paese da cui ci si è motivatamente dolorosamente
distaccati (l’amico Zhang illustra esplicitamente le possibili “strategie di fuga”),
una dimensione narrativa lirica su alcune contingenze emotive all’interno della
povera immutabile corrotta condizione umana da quelle parti (e forse
ovunque). Poi, qualcuno viene pure ucciso in corso d’opera, ma il caso viene
rinviato alla prossima puntata. Frequenti colte citazioni, fra poca birra e ancor
meno vino, ovviamente. L’Oriente è rosso era il motivo tipico della Rivoluzione
Culturale, ma Xiaohui ascolta altro nel silenzioso e pittoresco Old Jazz bar,
ragionando sulle offerte alternative di dirigere una collana editoriale in Cina o
di fare ricerca negli Usa.
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Storie di tennis. Campioni, partite e bizzarrie dello sport più bello del mondo
Alessandro Martini e Maurizio Francesconi
Storia (non cronologica)
Einaudi Torino
Pag. 401 euro 19
2025
Terre di precise misure e di varie colori in tutti i paesi, dove si “gioca” con
rigide regole e codici ormai da oltre un secolo. Lo sport è il tennis, che
andrebbe innanzitutto proprio un poco praticato a tutte le età. Negli ultimi anni
è soprattutto una disciplina molto seguita sugli schermi: chi lo appezza si nutre
di informazioni e spiegazioni, viene accompagnato da parole tecniche, più o
meno esperte e competenti. E le parole possono essere scritte, lette a piacere
arricchendo la pratica e la visione. Un ricco volume ripercorre quasi tutte le
vicende legate in vario modo al tennis: gli impianti più antichi e prestigiosi, non
sempre noti e ancora attivi; le storie di gesti e relazioni, rivalità sfida amicizia
amore dramma e fair play; risultati statistiche record; i diverbi e le urla,
strepiti garriti strilli grugniti versi (“gli stessi autori non si trovano d’accordo
sull’argomento: mentre uno dei due sopporta stoicamente … l’altro abbassa
l’audio o cambia persino canale…); i giocatori e gli allenatori, gli arbitri e i
fotografi, talora ruoli svolti dal pubblico; i “canoni” di bellezza e stile; la prima
pallina e il primo tie-break, la pioggia e i campi coperti; i tennisti e le tenniste
italiane nel corso del tempo e in relazione con planetari tornei e altri paesi. Non
si tratta di una storia in senso tradizionale, cronologico. Individua singoli
argomenti e singole vicende. Parla della società, come di geopolitica,
economia, abbigliamento, moda, costume, mondanità, arte. Risulta uno
strumento per meglio vedere, osservare, comprendere il tennis rivisitando
anche quello del passato, remoto e recente. Probabilmente non aiuta a giocare
meglio, però non si può mai sapere. Comunque, più lo conosciamo maggiore
sarà il nostro grado d’introiezione e quindi forse di godimento, tenendo
presente che si può scendere in campo fino a cento anni, almeno.
I bravi giornalisti Alessandro Martini (Torino, 1972), dottore di ricerca e
studioso dell’architettura contemporanea, e Maurizio Francesconi (Torino,
1974), docente e studioso di Storia e Semiotica della Moda, già autori a
quattro mani di un saggio del 2021 sulla storia di alcuni luoghi delle vacanze
(1860 – 1939), realizzano un utile godibile narrazione sul tennis. Potete
iniziare a leggerlo da qualsiasi punto susciti una qualche curiosità. Si tratta di
settantasei capitoli distribuiti in dieci parti genericamente tematiche:
Campionissimi e grandi gesti (l’inevitabile opportuno incipit riguarda Sinner);
Luoghi noti e ignoti (per esempio gli Internazionali d’Italia del centenario a
Torino); Sfide, successi e drammi dentro e fuori il campo; Amori e altri rapporti
(Chris e Martina, Clerici&Tommasi, eccetera); Rivoluzione! (un barone contro il
Reich, l’Italia in Cile nel 1975, neri statunitensi vincenti, cose così); Mondo e
mondanità, nobiltà e geopolitica; Belli fuori e belli dentro; La moda in campo
(un interesse acclamato degli autori, con particolari divertenti e acuti); Arte fra
le arti (il design dell’insalatiera, Proust, statue e tele). Nel bel mezzo troviamo
un significativo inserto di oltre una ventina di foto a colori, immagini richiamate
in singoli punti del testo. Apprezzabili i ringraziamenti, i suggerimenti
bibliografici di letture ulteriori (dichiaratamente personali ma essenziali) e
soprattutto l’esaustivo indice finale dei nomi, da cui poter anche partire verso
ciascuno i propri campi di gioco e i relativi differenti fondi.
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E non è subito sera
Jenny Erpenbeck
Traduzione e cura di Ada Vigliani
Sellerio Palermo
2026 (orig. 2012)
Pag. 363 euro 16
Inizio Novecento. In una piccola città della Galizia asburgica, a 50.08333 gradi di
latitudine nord e 25.15000 di longitudine est, una neonata di otto mesi muore
all’improvviso. La madre è una ragazza ebrea sposata a un non un ebreo, il marito
l’abbandona. Con la bambina muore anche la fanciulla che sarebbe diventata,
l’adolescente, la giovane, la donna matura e infine la vecchia. Tante possibilità
irrealizzate, che aleggiano da qualche parte, proprio come futuri alternativi alla
drammatica sepoltura. Nel commovente “E non è subito sera” la grande premiata
Jenny Erpenbeck (Berlino Est, 1967) riesce a raccontarceli attraverso cinque
scanditi capitoli (separati da intermezzi) esplorando la Vienna socialdemocratica del
primo dopoguerra (la protagonista emigrata), il Reich nazista (perseguitata), l’Unione
Sovietica delle purghe staliniane (vittima), Berlino sia orientale divisa (scrittrice) che
riunificata nel post-comunismo (anziana), incontro incandescenti tra la vita e la storia.
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La sorellina
Raymond Chandler
Traduzione di Gianni Pannofino
Giallo Hard-boiled Mystery Crime Noir
Adelphi Milano
2026 (Orig. ingl. 1949, 1° ed. it 1950, Mondadori)
Pag. 296 euro 20
Los Angeles, California. Un estivo inizio primavera di fine anni Quaranta. Philip
Marlowe fa la posta a un moscone nel suo squallido ufficio di investigatore privato.
Prima chiama poi si presenta Orfamay Quest, minuta ordinata ragazza del Kansas,
affascinante bugiarda, gli chiede di ritrovare suo fratello maggiore Orrin, che sarebbe
recentemente arrivato a Bay City per lavorare e non dà più sue notizie. Lui accetta, un
po’ per noia un po’ per curiosità, e torna nello sfavillante mondo di Hollywood
(Chandler vi aveva lavorato come sceneggiatore e ne aveva una brutta opinione):
ricatti e menzogne, vacuità e corruzione. Mal gliene coglie, incontra pure omicidi e
rischia di lasciarci la pelle. Nessuna sembra indifferente al suo fascino, per altro,
nemmeno due bellissime attrici. Narrato come al solito in prima, “La sorellina” è il
quinto romanzo della serie Marlowe del grande Raymond Chandler (Chicago, 1888-San Diego, 1959). Adelphi sta meritoriamente ritraducendo e ripubblicando tutto.

