Pubblichiamo con interesse, dalla sua pagina social, il testo dell’intervento che Gianni Cuperlo ha tenuto all’Assemblea del nuovo ‘correntone’ per come l’hanno definito i giornali, interno al PD e a sostegno rinnovato e allargato della Segretaria Elly Schlein, riunitosi a Montepulciano.
Con Gianni ovviamente ci conosciamo da una vita, e gli vogliamo un gran bene.
Non c’è intervento che lui tiene che non sia un arricchimento e uno stimolo al ragionamento, alla riflessione. Non è da tutti. Ed è di pochi anzi.
Signori si nasce e lui…lo nacque, avrebbe detto il grande Filosofo napoletano, in arte Totò.
La Segretaria del PD In questo caso, per festeggiare quello che è subito apparso come ‘scampato pericolo’, ha colto l’attimo e non vi è dubbio che l’Assemblea di Montepulciano, in un’aria già Nobile di per se’, ha rafforzato propositi e consensi interni.
Tra questi, anche quello di Gianni.
Ora, come si fa a non essere soddisfatti che, al momento, l’assalto ‘riformistico’ – ovvero quella temperie tale per cui si rimprovera alla guida del PD attuale il peccato del radicalismo, di essere spostata troppo a sinistra, di non pensare al centro e ai moderati – ispirato-guidato-ben visto, non fa differenza, da padri Nobili…di nuovo….esterni e da corpose culture di governo interne, sia stato fermato?
Cioè, fatemi capire: in un paese che è diventato, anche sotto anni lunghi di governo della stessa sinistra attuale, tra i più diseguali al mondo e con i più alti livelli di impenetrabilità della politica ad ogni spiffero partecipativo, e dove la politica si è talmente separata dalla società che, dato pure esso confermato nell’ultima tornata di regionali, oramai per circa i due terzi di aventi diritto non va a votare, dato macroscopico e conclamato di crisi democratica, il problema sarebbe una Segretaria che fa alleanze le più larghe possibili oggi, si dichiara vicina al mondo del lavoro, ricolloca il suo partito su un territorio meno indecifrabile? Direi davvero appena appena il minimo sindacale per definirsi di sinistra. Eppure, questo poco, suscita opposizioni forti. Pur essendo limitato alla dimensione della polemica pubblica, della dichiarazione, della espressione di desiderata, suscita timori.
E fin qui capisco quindi il ritrovarsi e l’esprimere soddisfazione.
Ma può bastare? No che non può bastare e lo stesso Cuperlo lo dice con chiarezza.
Leggete il suo intervento, che rilancia il bisogno di un pensiero sul mondo necessario ( usa quasi il titolo di una delle nostre collane, PENSARE IL MONDO ); che parla del bisogno di non essere ancorati solo alla dimensione istituzionale; che polemizza contro ogni sinistra troppo simile alla destra su tante questioni grandi e urgenti; che osa, in quella sede, perfino la parola blasfema di socialismo.
Ma davvero, questa è poi la domanda di fondo che mi strappa la sua riflessione, questo piano dell’idea di politica e di sinistra, è dentro il PD che può trovare cittadinanza? E’ lì che, così, urgente, può attecchire e crescere?
Ma il PD non è nato per questo.
Non a caso ha perfino espunto la parola sinistra dal suo nome. E abrogato il tema del socialismo dai suoi documenti costitutivi, fin dalle origini. E il problema non è risolvibile nell’orizzonte di cultura politica offerto dal radicalismo democratico che sta alla sua origine, con Veltroni, e a cui si ricollegano, volenti o nolenti, lo stile e la visione della Schlein.
E la sua crisi è così acuta che basta una Segretaria che dice in modo fermo cose elementari che tremano e tramano vecchie e nuove signorie.
Mentre a sua volta, la stessa Segretaria, per reggersi, si appoggia e rilegittima altre vecchie e nuove signorie in totale contraddizione con lo spirito e la lettera delle sue parole: Campania, amaramente, docet.
Queste sono le contraddizioni insanabili e irresolubili entro cui è avviluppata la segreteria attuale e l’intero partito che guida.
Badate, e non è che stiamo parlando d’altro rispetto al tema di come costruire nel paese un quadro di idee e di forze tanto solido e radicato da fare da argine alla destra e preparare l’alternativa: senza, l’argine rimane precario e debole per quanto tu allarghi il campo di gioco, e la superficialità della sua azione e del suo messaggio non spinge a quella mobilitazione necessaria per battere una destra che è possibile battere.
Mi viene un esempio concretissimo riferito al capitalismo italiano. Ricordate….Abbiamo una Banca? Certo, spero, non si vorrà mettere solo sulle spalle dello sfortunato Fassino uno degli esempi meno Nobili ( e dagli con il Montepulciano….), di una certa cultura di governo della sinistra al governo, intrisa di neoliberismo e di ossequio ai poteri che contano…cosa è successo da allora? E’ successo, detto in poche parole che – sono passati governi di centrodestra, centrosinistra, istituzionali sempre rigorosamente dalla sinistra ispirati e sostenuti – quel Monte dei Paschi di Siena è stato salvato e risanato con soldi pubblici; è diventato nel corso degli anni, spazio di Caltagirone – già campione di cemento,costruzioni e privatizzazione acqua – ; da lì ha lanciato l’assalto a Mediobanca; si è appropriato per questa via delle Generali Assicurazioni ( alcune decine di miliardi di premi raccolti….).E oggi, diciamoci la verità, incidentalmente, Il Messaggero e il Mattino, le testate di famiglia, sono diventate vere casse di risonanza di quel Governo che ha benedetto e protetto molto di questi ultimi passaggi: fino al punto che ora la stessa magistratura vuole vederci chiaro. E così, a giocare a fare i banchieri, la banca, e non solo, se la son fatti loro. Cosa cambia del capitalismo finanziario e non solo del nostro paese questa situazione? Se ne è parlato in quel di Montepulciano?
Io continuo a ritenere che dopo tre anni buoni di Segreteria nuova – e non so quanti Segretari passati in quelle stanze, alcuni con i migliori propositi anche ma poi tutti, grosso modo, finiti con pessimi risultati – più di tanto non si può chiedere.
E più di tanto non potrà venire.
C’è un dato di limite strutturale di quella forma politica che va oltre la volontà dei singoli.
Prima si scioglie l’equivoco e prima tante sue energie potranno concorrere all’urgenza di una sinistra rinnovata e popolare, federativa e partecipativa e soprattutto, capace di nominare criticamente il capitalismo.
L’onere della prova contraria tocca a chi invece su questa forma continua a puntare.
Ci sono le condizioni, le basi, le forze, le volontà per far diventare il PD cosa diversa, quella forza di sinistra che non rinuncia alla critica? Si aprono un cantiere e una lotta, un conflitto in questa direzione?
Se si ritiene di si, è giusto provarci.
Fino ad ora non è accaduto.
E lo stesso Articolo 1 che da sinistra vi è entrato, vi è scomparso, se si esclude la bella e intelligente battaglia di Arturo Scotto, non solo con la Flottilla che pure tanto ha significato.
Vedremo se è così. Se è così, l’intervento di Gianni diventerà linea politica, lotta, organizzazione, movimento: dentro e fuori il PD.
La espliciterà lui stesso questa iniziativa. Vi immaginerà un pezzo rinnovato del suo impegno: come costruire, da dentro il PD, un partito altro?
E se no, rimarrà un bell’intervento.
E comunque, cosa Nobile è.
Gianfranco Nappi
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Gianni Cuperlo. Montepulciano 30 novembre 2025
Penso che abbiamo davanti due compiti di fondo.
Il primo è collocare questo simbolo nel cambio d’epoca più profondo dell’ultimo secolo.
Con un balzo tecnologico che muta modi della conoscenza, legami umani, sociali.
Muta la stessa biologia della vita, con un gruppo di miliardari a inseguire l’immortalità.
Da tempo la scelta non è più tra radicalità e riformismo, ma immaginare un’altra storia per l’umanità.
L’altro compito è far vivere l’alternativa a una destra che trascina l’Italia tra autocrazie nemiche del diritto come negli anni 30 e 40 del vecchio secolo.
Ora, nel passato, quando la storia ha cambiato rotta la politica ha avuto la forza di reagire.
Verso la fine della Seconda guerra mondiale Roosevelt e Truman chiesero al capo della Corte Suprema americana di istruire il processo di Norimberga.
L’obiettivo non era giustiziare Göring o altri gerarchi nazisti: il traguardo era un altro.
Stabilire per la prima volta un principio sconosciuto: la guerra di aggressione come un crimine che la comunità internazionale avrebbe perseguito.
Norimberga non era la vendetta sulla barbarie, ma l’utopia sul mondo a venire.
Fu un compromesso complicatissimo con Francia e Gran Bretagna, potenze che sulle guerre di aggressione avevano fondato i loro imperi coloniali.
Gli stessi Stati Uniti avrebbero più volte tradito quel principio.
Ma quella rottura s’impose dando vita a un ordine internazionale fondato sull’equivalenza tra guerra e crimine.
Oggi la destra quell’impianto sta cancellando.
Donald Trump lo ha dichiarato un mese fa parlando alla Knesset: un’ora di discorso dove ha seppellito il ‘900 e rivendicato un ordine dominato dalla ricchezza dei regimi e dal dominio delle armi.
Penso a quel suo monito rivolto ad Hamas: “O firmano l’accordo o scateneremo l’inferno”.
In quella frase oscena è rinato il Sovrano che concede protezione, ma in cambio di minaccia e sottomissione.
Il bivio dell’Europa sta qui.
Non possiamo accettare che il principio scolpito a Norimberga muoia assieme a mezzo milione di vittime, restituendo a una guerra di aggressione – perché quello è stata l’invasione dell’Ucraina – la legittimazione che per ottant’anni era stata cancellata.
In tutto questo l’Italia brancola, balbetta.
Ma qui c’è la responsabilità in capo a noi: alla sinistra.
In un pugno di anni abbiamo vissuto il declino del socialismo francese, e una crisi della socialdemocrazia tedesca che dura da vent’anni.
Per molto meno in Germania l’SPD rifondò a Bad Godesberg la sua cultura di governo.
E per molto meno Mitterrand a Epinay unì socialisti e progressisti.
Quello che voglio dire che abbiamo di nuovo bisogno di un pensiero sul mondo e su questo tempo della storia.
Non solo un programma: ma un pensiero.
Nella storia la politica lo ha fatto.
Il New Deal non fu solo un gigantesco piano di opere pubbliche o la più potente iniezione di risorse dallo Stato in un’economia in recessione come quella di adesso.
Roosevelt imbastì un vero processo morale al capitalismo feroce e cinico degli anni ‘20.
E con quella scelta, non solo salvò il capitalismo da sé stesso, ma mise in sicurezza l’Occidente dal cadere sotto l’urto dei totalitarismi che avrebbero conquistato il potere nella Germania nazista, dopo avere sperimentato il fascismo italiano.
Io vedo qui il nostro ruolo ed è l’ultima cosa che vorrei dirvi.
“Dare seguito a una storia è tremendamente più difficile che ereditarla”: vale per noi, e vale per la destra che comanda e rivendica il potere ad agire “oltre la legge” nel nome di una incompatibilità tra libertà e democrazia.
A un certo punto di “Fiesta”, il capolavoro di Hemingway, si chiesto a un uomo come gli sia accaduto di fare bancarotta, e lui risponde secco: “è accaduto un po’ alla volta e all’improvviso”.
Per la democrazia vale qualcosa di simile.
Può spegnersi “un po’ alla volta e all’improvviso”.
Se i seggi si svuotano.
Se gli Stati diventano meno laici.
Se i parlamenti perdono ogni funzione.
Del resto, i regimi autoritari prevalgono quando cavalcano una domanda di senso a cui le democrazie non sono più in grado di offrire una risposta: che si tratti dell’equità fiscale o del fine vita.
Impedire che accada è il nostro primo compito.
In questo vedo tutto il buono che si sta facendo: battere su temi che investono la vita e i bisogni delle persone.
Credo, però, che alcune speranze riposte in questo in questo partito quasi vent’anni fa (era il 2007) non si siano compiute.
A lungo ce lo siamo nascosto e abbiamo pagato dei prezzi (sei milioni di voti persi), ma soprattutto abbiamo compiuto degli errori.
Due scissioni senza uno sbocco.
Siamo andati al governo anche quando non avremmo dovuto.
Abbiamo tagliato il numero dei parlamentari sacrificando la rappresentanza democratica per la paura dei sondaggi, con buona pace della retorica su Padri e Madri costituenti.
E abolito ogni finanziamento pubblico per inseguire la peggiore demagogia.
Lo dico io che all’ultimo congresso ho fatto una scelta diversa nel voto degli iscritti, ma è la realtà a dire che, se oggi ci sono questa Segretaria e questo gruppo dirigente, è anche perché prima ci sono stati quegli errori.
Riconoscerlo è un atto di onestà.
Ed è la ragione per la quale oggi questa Segretaria e questo gruppo dirigente vanno sostenuti.
Perché il problema non è il destino personale di qualcuno.
Il problema è che senza un PD più solido e più aperto, nessuna coalizione può farcela.
A Elly spetta il compito di guidare questo processo.
Di accelerarlo.
Cambiare il giusto correggendo gli errori del passato.
Tocca a lei far vivere una maggioranza larga – più larga di noi che siamo qui – che rivendichi l’orgoglio del percorso.
Testardamente unitari?
Sì.
Ma assieme convinti che su valori politici e morali saremo radicali, verso noi stessi e verso i nostri alleati.
Ecco perché non va bene replicare il primo tempo di un film già visto.
Quel primo tempo fatto di un lento logoramento di chi sta al timone e dell’equipaggio.
E però se siamo d’accordo sull’allarme per la qualità della nostra democrazia, solo immaginare di duplicare quella logica sarebbe un suicidio.
Certo che serve allargare il campo,
Elly questo lo ha fatto benissimo.
Ora quel perimetro largo – il più largo possibile – ha bisogno di tutta la nostra autorevolezza.
Che passa in gran parte da qui: da questo simbolo.
E guardate, non per arroganza o presunzione.
Ma perché le sue radici sono piantate in una storia lunga, più lunga di noi, e questo conta.
E perché serve una forza che ridia senso a parole rimosse o a lungo appaltate a un Papa.
Il disarmo per primo perché a 80 anni da Hiroshima esiste una moralità della politica e una utopia della pace.
Perché ha ragione Andrea: l’Europa non uscirà dalla peggiore crisi industriale riarmandosi come mai più ha fatto dopo il 1945.
E allora è giusto ripensare il concetto di sicurezza, ma Checov diceva che se nel primo atto di un dramma compare una pistola, prima o poi quella pistola sparerà.
E ancora, ridare un senso a un socialismo che da anni sbanda come una nave in balia di onde cattive.
Il partito laburista ha appena abrogato l’obbligo di fornire alloggio e sostegno ai richiedenti asilo alzando da cinque a vent’anni l’attesa della cittadinanza per quanti quel diritto hanno ottenuto.
Che differenza c’è con la destra di Farage?
La realtà è che solo la forza e autorevolezza del PD è in grado di fondere bisogni che restano ancora divisi, frammentati.
Con piazze che si riempiono, ma faticano a capirsi.
Con sindacati chiamati a riscoprire il valore dell’unità perché nessuno è in grado di rappresentare tutti.
Dobbiamo avere il coraggio di aggredire i nostri limiti.
Perché è giusto denunciare il trasformismo, ma sapendo che è cresciuto anche dentro di noi.
Ok: non dobbiamo essere il partito dei soli eletti: alcuni tra noi lo dicono da anni.
Ma la verità è che fuori dalle istituzioni dove troppo pesano censo e potentati, la stessa agibilità politica spesso viene negata.
E per chi rimane orfano di una comunità è più difficile credere in una democrazia che prima di tutto è sentirsi parte.
Il punto è che quando la speranza non scuote più gli animi, l’unico sentimento capace di reclutare un popolo è la paura.
Ecco perché siamo in un tempo dove idee, pensiero, programmi, non possono che camminare assieme.
Servirà il pluralismo come l’ossigeno, e qui c’è il valore di questo vostro appuntamento come di altri che ci sono stati e seguiranno.
Ma per tutte e tutti noi con una bussola in comune.
C’è un racconto di Annamaria Ortese: si intitola “Un paio di occhiali”.
In un basso napoletano vive una bambina dalla vista molto debole, ma tutto le sembra poetico, meraviglioso, fino a quando non le vengono regalati un paio di occhiali e allora vede tutta la miseria del mondo.
Perché conoscere vuol dire anche soffrire, come a Gaza, in Ucraina, nel Sudan.
E però il senso della sinistra non è stato solo indossare gli occhiali per comprendere la sofferenza del mondo.
Il suo senso più profondo è che, offesi da quella sofferenza, c’è stato chi si è battuto perché il mondo potesse cambiare
Goffredo Fofi raccontava di avere visto sopra un mobile in una casa di contadini siciliani una foto di Giuseppe Di Vittorio incorniciata alla meglio assieme all’immagine della Madonna e di un santo del paese.
Non era un atto blasfemo.
Era solo il “sogno di una cosa”.
Buona fortuna a tutti noi.
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