Immersa in una cornice sontuosamente antica,nel cuore di una delle città più belle del mondo, Napoli, dove il sentimento si fonde con l’arte, la musica, il teatro, in quel palazzo Reale che ha visto susseguirsi varie dinastie reali, si è presentata una delle più belle iniziative culturali, che la nostra città, da ormai 5 anni, ospita e che vede il Corriere della Sera, protagonista di una grande kermesse assieme ai suoi migliori giornalisti che si misurano con la politica, la storia, l’economia nazionale ed internazionale, dando il meglio e creando un ambiente familiare, come se si fosse comodamente a casa propria sul divano, aprendo la finestra sul attualità,la cronaca, la politica,creando pathos e curiosità uniche, nel panorama giornalistico.

Sono tre anni che partecipo con molto piacere a tali eventi, sapientemente costruiti.
Trovo la forma del talk, della durata di 45 minuti su un argomento specifico, la migliore forma di comunicazione ed interesse, dove le interviste dal vivo a politici, economisti,intellettuali della nostra città e non, su temi cruciali, come la guerra e la pace, tema di quest’anno, hanno sul pubblico una fondamentale importanza per stabilire una connessione con i propri lettori, creando con essi una relazione che va oltre il pezzo di carta e che evidenzia come, anche, con la rivoluzione digitale e l’avvento dell’intelligenza artificiale, non cambia la professione del giornalista che resta sempre affascinante e da senso se costruito bene e con domande pertinenti, alla realtà che ci circonda.

Quest’anno per motivi del tutto personali ho potuto assistere solo a due eventi , uno di politica: ‘Per delle buone ragioni parliamo di SINISTRA.’
Con Nicola Zingaretti e Maurizio de Giovanni.
Due personalità forti e molto critiche e anticonformiste , specialmente la seconda, che hanno reso in 45 minuti d’intervista un momento di approfondimento lucido e immersivo nella realtà che ci circonda.
Per entrambi la sinistra tornerà ad essere tale, solo quando, non solo incomincerà ad aiutare i più poveri, ma anche a viaggiare alla stessa velocità dei più lenti. Sembra strano, ma un politico e un intellettuale trovano finalmente dei punti di contatto, un interesse univoco agli ultimi.
Zingaretti poi, ha ammesso che la più grave colpa della sinistra, negli ultimi 30 anni,è stata di non capire che il mondo stava attraversando una nuova rivoluzione economica e del lavoro, dall’industria al digitale e non si è curata di capire come affrontare tutto ciò, come accompagnare i lavoratori a quella che è una vera è propria trasformazione, della vita delle persone, nella relazioni tra esseri umani, nella comunicazione di tutti i giorni e nell’uso distorto dei mass media.
Maurizio de Giovanni aggiunge, che nell’epoca, dove l’immagine detiene il primo posto nell’ immaginario collettivo, è importante che la sinistra trovi una figura forte, carismatica, che sappia infondere speranza possa ridare un sogno, una nuova linfa di ottimismo, dove chiunque possa provare a raggiungere questo sogno, che non è altro che la capacità di avere una vita equilibrata dal punto di vista economico, per soddisfare i propri bisogni e quelli di un’eventuale famiglia.
La destra in questo è capace nel creare illusioni, ma poi non mantiene le promesse, mentre noi dovremmo provare a guardare negli occhi i nostri elettori e promettere solide realtà, con una politica al servizio dei cittadini e anche molto, ma molto più immersa nella quotidianità, questo è quello che ha dichiarato Nicola Zingaretti.

L’altro incontro puramente culturale, anch’esso moderato sapientemente Enzo D’Errico, sotto forma di talk è stata l’intervista ad Erri De Luca, un uomo all’apparenza gracile e anche fragile, che però emana una forte sicurezza in ciò che dichiara parlando di sé stesso, della madre, della vita, della sua onestà intellettuale che l’ha visto nascere e crescere in una famiglia agiata, ma dove la mamma gli ha insegnato a capire che tutto ciò che aveva ero un privilegio conquistato, specialmente dopo la guerra e che nulla era fermo immobile, tutto poteva cambiare e che quindi lui si doveva dar da fare come tutti e imparare ad amare il prossimo.
Noi siamo ben fieri di un napoletano che parla senza inflessioni dialettali , ma conosce gli orrori delle guerre, la nefandezza della vita, la sua napoletanità autentica, vera, che lo induce ad essere caritatevole con chi ha più bisogno ma anche lucido nel dire che l’Ucraina non si deve arrendere, e se di sbagli dobbiamo parlare allora dobbiamo chiedere ad una Comunità Europea stanca e delusa,-che grazie alla guerra in Ucraina si è risvegliata – di trovare il modo di riportare con diplomazia la pace nel nostro paese e non solo.
Poi si sofferma sulla crisi mondiale, e con un semplice paragone fa capire che in tutti i passaggi epocali, c’è un attimo di tentennamento, la paura del progresso, dell’ignoto, ma anche di quello che si intravede ma non va oltre, per paura, come una freccia sull’arco che prima di sfrecciare e colpire, deve essere tirata indietro, ecco noi ora siamo lì in quel momento, torniamo un attimo indietro per paura, e poi ci proietteremo come un razzo verso la terza rivoluzione digitale, con la consapevolezza che il passato non si cambia, ma il presente va vissuto, amato e cambiato là dove non ci piace.
Un grande ottimismo che rivendica quest’uomo, lucido nei ricordi, serio nei commenti, amante della montagna che scala ancora oggi senza sicurezza, come se fosse un limite ogni volta da superare, così come porta viveri per il sostentamento degli ucraini; fa tantissimi chilometri con un furgoncino che ha comprato con un suo amico e con e lui viaggia per portare alimenti di prima necessità alle popolazioni bombardate e alla domanda gli ucraini sono stanchi, risponde : no, non sono stanchi e non hanno intenzione di arrendersi e aggiunge, fanno bene.
L’umanità ma anche la saggezza e la resilienza di quest’ uomo dovrebbe essere d’esempio per noi, per le nostre nuove generazioni, nulla è lasciato al caso, tutto è un divenire con coraggio e determinazione e tanta ma tanta umanità che poi ho ritrovato nei passi che Mariacristina Donnadio ha recitato dell’ultimo libro di Erri De Luca a conclusioni della serata. Sono uscita dal Teatrino di Corte rinata, come se mi fossi sottoposta ad una seduta di psicoterapia, eppure i temi erano così dolorosi e così anche crudi nella loro realtà, ma sono stati narrati con una tranquillità d’animo e con una carica emotiva da rianimare tutta la platea e condurmi per mano fuori dal Teatrino come una principessa che della politica e della cultura e del giornalismo ne ha fatto una forma di libertà e democrazia. GRAZIE A Enzo d’ Errico, alla redazione del Corriere della sera. Un grazie speciale a Maurizio de Giovanni che ama non solo la sua città e non si nega mai, ma anche gli ultimi i più lenti che la vivono e che spesso sono invisibili.

Marialuisa Faella



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