“La Rivoluzione è una idea che ha incontrato delle baionette”
Bonaparte

Articolo Uno.Nomen Omen.
Articolo Uno nasce come prodotto dell’incrocio Renzi / Job Act. Per meglio dire: dell’incrocio tra Renzi,inteso come Lingotto, Forma Partito,PD e Job Act ,inteso come Lavoro, Forma Sindacato,Cgil.

Non a caso i principali esponenti della nascita di Articolo Uno sono D’Alema Bersani Epifani.
Dico Lingotto,perche il Partito del Lingotto ha partorito Renzi ,e questo modello di Partito puo’ continuare produrre i Renzi et similia in serie, sostenuti in combinata da spregiudicate campagne di stampa,come avvenuto con Repubblica per lo stesso Renzi.
Gli elettori-sempre più in calo- al posto degli iscritti.
Articolo Uno quindi come l’Uno che si divide in due ,ed il Due che ritorna all’Uno, secondo una celebre formula: cioè come nucleo di innesco, pietra focaia, di un nuovo partito del Lavoro, Neolaburista, Neosocialista.
Questa è la Differenza specifica ma fondamentale tra Articolo Uno e tutte le formazioni proliferate in questi anni. L’Idea cioè di innescare la nascita in Italia di una forza laburista, da parte degli eredi della Sinistra storica, comunista e socialista, dopo il fallimento del tentativo di Sergio Garavini, di ricostruire una forza Comunista e dopo l’approdo del Lingotto del grosso della Sinistra storica.
Un Partito laburista in grado di Dialettizzarsi con il Sindacato Confederale, polo dialettico indispensabile per contribuire con il suo ruolo, a tenere in vita il carattere confederale del Sindacato contro tutti i tentativi di renderlo prigioniero delle tendenze che spingono potentemente alla corporativizzazione del Lavoro.
Le ragioni dell’Impasse vanno quindi cercate, per superarle, in entrambe le direzioni: la direzione che porta alla Forma Partito e la direzione che porta alla forma confederale del sindacato.
Sulla prima strada incontriamo in primo luogo il Lingotto, il Pd e l’atteggiamento verso il PD.
Sulla seconda Strada incontriamo la confederalita del Sindacato, la Cgil, e, in termini strutturali, le metamorfosi del lavoro e inevitabilmente i fenomeni di corporativizzazione del Lavoro stesso. Cosa è quindi il Pd Oggi?
Il Pd,pur con tutte le posizioni di governo,resta un soggetto politico fragile.
Il Pd nacque nel 2007 dalla fusione degli eredi del PCI e della Margherita, in gran parte erede a sua volta della Sinistra Democristiana, cioè di due forze già sostanzialmente anonime.
La Identità politica del Pd derivava sostanzialmente dalle biografie dei vari protagonisti più che da una nuova cultura politica definita.
Oggi il Pd si professa genericamente di sinistra ma non riesce ad aggettivare di quale sinistra.
Mai come al tempo della fine del capitalismo mite, l’aggettivazione è così importante e decisiva. Esistono tante Sinistre. Sinistra Comunista, Socialista, Liberale, ecologista ,femminista ecc
Senza aggettivi, il termine Sinistra si riduce a poco più di un segnale stradale.
Gli ex PCI hanno tentato invano di trovare una terza via tra popolarismo e socialismo.
Invano ,perché non si trova ciò che non esiste.
Il Risultato: il Pd è Oggi sostanzialmente una Margherita Allargata.
Basta guardare le Funzioni Apicali. Mattarella,Letta,Gentiloni,Franceschini ecc.
Gli ExPci sono finiti nelle braccia della sinistra democristiana, contagiandola con il proprio Anonimato, per cui Entrambe le culture di provenienza sono scomparse.
Sottolineo Entrambe.
Restano solo le biografie ,ma sempre più ingiallite dal tempo.
L’amalgama ,si disse, non è riuscito ,ma perché non poteva riuscire.
Dirsi Democratico ha solo un significato generico, l’uomo senza ombra di Musil, visto che tutti, anche gli ex fascisti dichiarano di esserlo.
Senza una Cultura Identificabile, un Partito cessa di essere tale e inevitabilmente degrada a Comitato Elettorale.
Il leaderismo non potrà mai sostituire una Cultura che non C’È.
E il civismo non è una cultura politica.
È una terra di nessuno.
Basta guardare la vita breve dei leaders, e dei Partiti dei Leaders. La Sinistra Generica si rispecchia nel più generico dei segnali di esistenza: i sondaggi, l’indice generico di gradimento.
Restano Appunto solo i sondaggi preoccupanti e la Forma partito ,uscita dal Lingotto, insieme ad una grande domanda :esistono nella concreta esperienza elementi utili per ripensare una Nuova Forma Partito?
Per ritrovare la via, dice il saggio, al viandante resta solo una possibilità: ritornare nel crocicchio dove ha scelto la via dell’uomo senz’ombra.


La seconda direzione ci porta alla questione del Sindacato politico, della Confederalità del Sindacato.
Ogni Rivoluzione tecnologica impone ,con i suoi effetti sulla organizzazione del lavoro, una rielaborazione della Confederalità e quindi della Forma Sindacato.
La corporativizzazione del lavoro ,specie sotto la spinta della globalizzazione dei mercati,può diventare anche in Italia, la via più semplice per l’affermazione del sindacalismo corporativo,della aziendalizzazione del sindacato.
La via dei Fondi, come la chiamo, è stata nel concreto, nell’ultimo decennio,- ma senza dichiararla- la via perseguita dal Sindacato.
Basta guardare le funzioni che è venuto a svolgere il Contratto nazionale di categoria.
Contratto che poi copre a malapena poco piu della meta’ della categoria.
Non vi è categoria che non abbia il suo Fondo Previdenziale e il suo Fondo sanitario, replicati anche a livello aziendale.
La Via dei Fondi, ha al suo capolinea, la piena affermazione del Sindacalismo corporativo. Modello di riferimento i protocolli di Detroit del 1943.
Fondi Previdenziali, Fondi Sanitari, sostenuti da una fiscalita’ regressiva, imprigionano il Sindacato sempre piu’ in una gabbia corporativa.
I due errori piu grandi di Articolo uno sono stati il non aver posto come questione centrale la Questione della corporativizzazione del Sindacato e quella di non aver proposto la introduzione del salario Minimo legale.
Un Sindacato corporativo non solo è l’esatta antitesi del sindacato confederale, ma anche il principale ostacolo alla affermazione di un qualsiasi Partito Laburista.
Il recente Sciopero generale chiude con una sconfitta senza replica l’offensiva della cgil e della Uil,ma rende ancora più chiara la necessità strategica, proprio per il futuro del Sindacalismo confederale, di un Partito laburista in grado di reggere lo scontro a tutto campo con il Capitalismo al tempo della sua finanziarizzazione. Avvertiva Vittorio Foa. Senza dialettica tra Partito e Sindacato, il sindacato tendenzialmente è una macchina che prende tutte le buche.
Dal concreto delle esperienza emergono Insegnamenti utili ed esempi da cui apprendere.
Da lavoro cooperativo al lavoro di relazione e di cura del Terzo settore.
Allo stesso modello di organizzazione politica al tempo della Potenza di calcolo.
Tra questi, basta guardare la straordinaria esperienza di Limes, una rivista ormai Partito, che ha superato i centomila aderenti.
Partito Laburista dunque ,e conseguentemente impegno e lotta sui due fronti. Come sempre.
Luigi Agostini


*L’immagine in evidenza riproduce il simbolo con cui le due forze si sono presentate alla amministrative di Milazzo.

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