Vorrei qui tentare di connettere la vicenda di una vertenza di lavoro in corso che mi coinvolge, con i contributi e gli interventi raccolti da “Infiniti Mondi”, relativi alla fase drammatica scatenata dalla pandemia, sui rischi ma anche le opportunità che sono di fronte a noi.
La “piccola” vicenda di cui parlo riguarda l’ennesima crisi di una società partecipata della Regione, dal nome altisonante ma “frillocco” di Campania Ambiente e Servizi e del progetto ambizioso ma, come capita spesso ai progetti regionali, ancora in affanno. L’idea di costruzione di un Polo Unico Ambientale dell’Ente di Via S. Lucia. Una vicenda che ha per ora portato 300 dipendenti ad essere affidati agli ammortizzatori sociali (FIS: 9 settimane di integrazione salariale).
Forse riesco a farlo collegandomi idealmente all’articolo di Alfonso De Nardo del 15 aprile scorso “Ripartire o ricominciare”. In fondo trattiamo lo stesso argomento ed io, siccome condivido il ragionamento presentato, ne approfitto volentieri.
Sollevare la questione scandalosa del ricorso agli ammortizzatori da parte di una società della Regione, costringe ovviamente ad un rimando generale ampiamente riportato dalla stampa, in relazione con l’evo annunciato chiamato “seconda fase”.
Su 5 miliardi stanziati, le domande di CIG che hanno chiesto 723 imprese per quasi 6,8 milioni di lavoratori, solo tra CIG ordinaria e assegno ordinario pagato tramite FIS (fondo di integrazione salariale) siamo a 248.000 imprese relative a 5,4 milioni di lavoratori. Le richieste di CIG in Deroga contate sono 336.000 per un milione di lavoratori, senza considerare la Sardegna, Trento e Bolzano.
In Lombardia, altre 15.000 domande sono in bozza. I soldi stanziati a marzo sono ormai consumati. Esiste un problema di proroga che va ben oltre le tre settimane di cui si parla. La riapertura, tra l’altro non sarà totale considerando comunque che l’assegno di 900 euro lordi al mese, risulterà insufficiente. E questo senza considerare autonomi e lavoro nero, così diffuso nel mezzogiorno. Una polveriera sociale pronta ad esplodere se non si afferma con chiarezza che il mondo, dopo l’epidemia, è cambiato.
Come dice Alfonso, non si tratta solo di ripartire ma di ricominciare, anche sul piano sociale e delle politiche redistributive.
Ma veniamo a noi sulle questioni ambientali di Regione Campania che De Nardo affronta e che potrebbero coinvolgere questo progetto del Polo Ambientale.
Da quasi 20 anni le varie società costruite dalla Regione, soprattutto nel settore ambientale, stentano a definirsi quali concreti progetti industriali al servizio dei territori e dei cittadini della Campania, incapaci a sottrarsi all’accusa ricorrente di essere mere forme assistenziali non dichiarate.
Compresi i dipendenti dell’ARPAC MULTISERVIZIO con quelli di CAS e SMA CAMPANIA, parliamo di un bacino di circa 1200/1300 dipendenti, a cui dovrebbero essere aggiunti le truppe consistenti degli addetti idraulici forestali. Eppure i compiti assegnati a queste società, con coperture finanziarie cospicue sono tutti preziosi e in alcuni casi, strategici se si volesse intraprendere quel cammino di cambiamento invocato.
Dal risanamento ambientale alla difesa suolo, dalla tutela e manutenzione del patrimonio pubblico all’effettivo decollo funzionale, con personale assegnato, delle aree protette (i parchi), alle attività di prevenzione e spegnimento degli incendi boschivi, al pattugliamento dei territori della cosiddetta “Terra dei Fuochi”. Comprese alcune felici intuizioni, della Giunta De Luca che ha dirottato 30 Milioni di euro dei Fondi del Patto di Sviluppo della Regione Campania per attività di manutenzione ordinaria e straordinaria dei suoli e di ripristino dello storico Reticolo di convogliamento delle acque, all’idea di istituire un servizio di polizia idraulica, andando a riscoprire competenze e ruoli addirittura nella legislazione pre costituzione.
Un progetto di costruzione di un Ente strumentale possibile dedicato all’ambiente, della Campania sinergicamente legato alle competenze dell’ARPAC. A condizione di dotarlo di un piano di investimenti adeguato e del no aut necessario anche nel capitale umano da impegnare. Giovani tecnici non solo facchini.
Il dispiegarsi di un progetto di protezione civile integrato capace di disporre di uomini, risorse e mezzi, non solo per affrontare le ricorrenti emergenze ma per mettere con i piedi per terra la possibile ed inevitabile sfida del cambiamento posta dal Virus.
Per le cose dette, lo ripeto, esistono risorse stanziate, convenzioni già firmate e progetti da realizzare. Sconfiggendo finalmente quella burocrazia regionale che pensa che il proprio ruolo termini con la scrittura di contratti da affidare al mercato privato, facendo attenzione a pararsi il sedere in caso di ostacoli e contrattempi, senza alcuna preoccupazione per la qualità e l’efficacia dei servizi da offrire alla cittadinanza. Conservando una strana idea della programmazione di tutta ad ancella della burocrazia. Se si costruiscono carrozzoni, invece di aziende, siamo sicuri che le responsabilità principali siano tra i dipendenti, a suo tempo trasformati da LSU in lavoratori e non tra gli amministratori incaricati e i dirigenti della Regione?
Un futuro tutto da costruire, altro che mettere i dipendenti delle partecipate in CASSA INTEGRAZIONE.
Pasquale Trammacco

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1 commento

  1. Un futuro tutto da costruire, partendo da un presente sempre più complesso. C’è volontà e capacità politica per sciogliere ” nodi che stanno venendo al pettine”? Non tutti (è pretendere troppo), ma almeno una gran parte.

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