La notizia, apparsa qualche giorno fa, della costituzione del Polo della difesa MBDA a Pomigliano D’Arco è stata accompagnata da molte reazioni di diverso tenore e talvolta molto contrastanti fra di loro. Vari esponenti politici hanno generalmente accolto con favore tale decisione sottolineandone l’importanza per il territorio e per lo sviluppo generale di Napoli e della Campania. Il mondo cattolico ha espresso in modo più esplicito le proprie osservazioni critiche formulate autorevolmente dal vescovo di Acerra Antonio Di Donna in coerenza con le posizioni più volte espresse dall’ attuale Pontificato. Ritengo che sia del tutto ragionevole affermare che la iniziativa industriale avviata sia importante per lo sviluppo della nostra regione perché si tratta di una produzione di alta tecnologia che impiegherà anche una occupazione altamente qualificata. Ciò detto, però, occorre anche riflettere sulla specificità della produzione di missili in relazione al contesto internazionale ed in questo senso è evidente che il tema appare più complesso del solo aspetto di politica industriale, nè è riducibile ad un caso “politico e morale” che pure ha un suo rilievo, sia religioso, come è evidente nelle posizioni della Chiesa Cattolica, sia politico-culturale.
Esso presenta infatti risvolti ed implicazioni di natura politica, ma anche giuridici e costituzionali, non meno rilevanti, che chiamano in causa Governo e Parlamento.
E’ condivisibile l’idea che una produzione di alta tecnologia è importante per il nostro territorio anche nel settore della difesa. Alenia è un gioiello del nostro apparato industriale e di ricerca, e lo era già la Selenia, da sempre fabbrica di armi e sistemi di difesa, presente nell’area del Fusaro (Bacoli), con un nucleo di ricercatori ed ingegneri di alta qualità. Non è questo in discussione. Il punto è che la produzione di questi missili di attacco coincide, in questo momento, con la decisione del Regno Unito dell’agosto scorso, che ha dato via libera al consorzio MBDA di assemblare e produrre tali missili anche in Ucraina. Questo consorzio è partecipato dal Regno Unito, dalla Francia, dalla Germania e dall’Italia, ciascuno, nella misura del 25%. Alenia è parte di questo processo produttivo e dunque c’è il rischio che, sia pure indirettamente, possa essere in qualche modo coinvolta nella decisione del Regno Unito, il che esporrebbe il nostro Paese a scelte che finora sono sempre state escluse. Non si tratterebbe più infatti, da parte dell’Italia, di un sostegno alla difesa di un paese aggredito ma di qualcosa di molto diverso, privo del supporto giuridico della legge 185/90, che vieta l’invio di armi a Paesi in guerra ed in deroga alla quale si sono varati 12 decreti leggi, ma privo anche di un supporto costituzionale trattandosi di armi di attacco. La Francia ed il Regno Unito sono legittimamente liberi in questa impegnativa scelta politica non condizionata da vincoli costituzionali. Ma l’Italia e la Germania che hanno Costituzioni simili per ovvie ragioni storiche non hanno la medesima libertà di movimento se non investendo il Parlamento e seguendo le procedure costituzionali del caso(Art.78 Italia,Art.115a Germania).
Ecco perché la questione non è solo se produrre o meno armi, se sia moralmente lecito, o se sia necessario costruire una difesa adeguata del nostro Paese, cosa che io ritengo del tutto doverosa. Il tema, di rilievo nazionale, è come, e con quali misure amministrative, giuridiche o legislative, evitare il rischio che una legittima scelta di politica industriale, intrecciandosi con decisioni di altri Governi, esponga in modo molto delicato, sul piano politico militare, il nostro Governo ed il Paese intero nella fase attuale della guerra in Ucraina. A nessuno dovrebbe sfuggire che la guerra ha compiuto in queste settimane un salto di qualità e di intensità enorme e che si possono verificare, anche in modo involontario, fatti che facciano “scivolare per errore in un confronto aperto” Europa- Russia, come ha sottolineato, sul Corriere, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Gen. Carmine Masiello. In questa situazione è doveroso misurare parole ed atti, muoversi con grande prudenza e, soprattutto, rilanciare con forza una iniziativa diplomatica volta a far cessare la guerra.
L’Europa non può diventare una retrovia della guerra con il rischio incombente di trasformarsi in prima linea. Sarebbe la fine del nostro continente.
Arturo Marzano

