Faccio parte anch’io della moltitudine dei senza partito, di cui ha scritto Gianfranco Nappi.
La cesura che si è creata in un lungo periodo storico tra il popolo e la politica organizzata è profonda, e non facilmente rimarginabile. Dare la colpa, a sinistra, di questo processo a chi oggi guida le forze politiche di quest’area è sbagliato. Anzi: a Elly Schlein, a Giuseppe Conte, all’Alleanza Verdi e Sinistra bisogna riconoscere il merito di aver tessuto una trama unitaria, non priva di contraddizioni, ma importante. La responsabilità va ricercata nel modello politico prevalso negli anni del liberismo e della globalizzazione senza regole. Il modello decisionista, maggioritario, di un ceto politico separato che si contende la guida del Paese ha scavato un solco molto profondo con la società. E se il problema per le forze di cultura moderata e conservatrice è minore – perché abituate a delegare le decisioni a pochi -, per quelle della sinistra è esiziale. Rinunciare a vivere e a operare nella società, a crescere nei conflitti, a rappresentare tutte le istanze sociali e civili – fino alle pieghe più recondite del tessuto della convivenza – è stata una scelta strategica suicida.


Le primarie del centrosinistra hanno nel passato in parte temperato questo problema. E tuttavia si sono concentrate solo sul tema della leadership. Il Movimento Cinque Stelle, da parte sua, con la scelta dei candidati da parte degli iscritti, andava in una direzione analoga. E tuttavia il carattere elitario delle forze politiche organizzate ha portato ad una riduzione delle basi di questi partiti. Il Partito Democratico ha intorno ai 150000 iscritti, il M5S poco più di 100000, AVS, federazione di due partiti, conta 5300 iscritti a Sinistra Italiana e non si sa quanti ai Verdi.
Alle primarie dell’Unione nel 2005 votarono quattro milioni di persone. A quelle successive tre milioni. Quando venne eletta nel 2023 Elly Schlein un milione. Tutte quelle fatte localmente in tempi più recenti hanno visto un progressivo calo dei partecipanti. Anche le primarie si sono logorate.
L’astensionismo elettorale in questi ultimi dieci anni è il frutto più malato di questo processo. Quasi un elettore su due rinuncia ad esercitare il proprio diritto .
Tuttavia, in particolare nel mondo giovanile, sono cresciute in modo anche impetuoso nuove forme di impegno politico diverse o lontane dalla militanza in un partito. La grande mobilitazione contro il genocidio a Gaza, per l’ambiente, col voto giovanile al referendum sulla giustizia e sulla Costituzione, e poi ancora attorno a tante questioni territoriali, racconta di una domanda politica potente.


Qui trova senso la proposta che su queste colonne ha fatto Nappi.
Quali forme può trovare chi non è iscritto ad un partito, né vuole esserlo, per contribuire a battere le destre e a contrastare l’ideologia di odio che stanno seminando? Un movimento di senza partito, scrive Nappi. Non per candidarsi con una nuova lista alle elezioni politiche, ma per provare a rappresentare nei prossimi mesi una parte del popolo e dei giovani che sono fuori dai partiti, attraverso comitati per l’alternativa e case del popolo, e una messa in rete – come ha insegnato la vicenda romana di Spin Time – del mondo dell’impegno, e a portare questo patrimonio di comunità progressiste e democratiche, nella loro autonomia, a rimettere in discussione l’andamento autoreferenziale del cosiddetto “campo largo”.
I due capisaldi sono gli articoli della Costituzione e la loro attuazione, da una parte, e dall’altra l’apertura delle liste, con parlamentarie aperte, a candidature esterne alle forze politiche. Sarebbe persino lungimirante immaginare, con una decisione del PD e, perché no, delle altre forze politiche, un nuovo gruppo parlamentare dei senza partito, come fu quello voluto da Enrico Berlinguer, della Sinistra Indipendente.
“L’avvio di un lavoro del genere, avrebbe la possibilità di spezzare l’inerzia che oggi sembra imprigionare il centrosinistra?”, si domanda Nappi. Forse. In ogni caso non si può rimanere passivamente ad assistere a un rito di pochi.

Vediamoci presto, a Napoli, con i senza partito.
Pietro Folena


Vuoi ricevere un avviso sulle novità del nostro sito web?
Iscriviti alla nostra newsletter!

Termini e Condizioni 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *