Il palazzo della Regione Campania è sempre sordo alle istanze che salgono dai territori. La mobilitazione annunciata per l’8 luglio da Rigenera Campania – un cartello che unisce oltre cento associazioni – non è una semplice protesta di piazza. È un atto d’accusa politico e culturale che svela una ferita profonda nel tessuto democratico della nostra regione: il totale, sistematico mancato ascolto dei cittadini.
Al centro della contesa c’è un paradosso istituzionale inaccettabile. Esattamente due anni fa, questa rete di cittadinanza attiva depositava una legge di iniziativa popolare sui cambiamenti climatici. Tredicimila firme, mesi di lavoro sul campo, competenze messe a disposizione della collettività. Il risultato? La proposta giace dimenticata nei cassetti del Consiglio Regionale, in aperta violazione dei tempi di discussione previsti dallo stesso Statuto dell’ente. Così come è avvenuto con la richiesta di attivazione di un Tavolo di confronto sul'”Altra legge”, il testo alternativo e partecipato per il governo del territorio opposto alla contestata L.R. 5/2024.
Non si tratta solo di burocrazia inefficiente, ma di una precisa scelta politica. Mentre i territori campani subiscono gli effetti devastanti della crisi climatica – fenomeni meteorologici estremi, dissesto idrogeologico cronico, innalzamento del livello del mare, disuguaglianze sociali ed economiche, sicurezza alimentare – l’istituzione regionale risponde con l’autoreferenzialità. Una cecità dimostrata anche nei fatti: la neonata Giunta non ha previsto, nella sua architettura, alcuna delega specifica alla partecipazione, smentendo nei fatti le promesse sbandierate in campagna elettorale.
L’“irruzione democratica” evocata da Rigenera diventa così l’unica risposta possibile di fronte a una democrazia ridotta a mero rito elettorale. Le decine e decine di sigle di Rigenera Campania non chiedono una benevola “concessione di ascolto” dall’alto, ma reclamano il riconoscimento di un diritto: quello di essere co-protagonisti delle scelte che cambiano la vita di milioni di persone.


Il tempo della delega in bianco è scaduto. La richiesta di una legge regionale sulla partecipazione non è più rinviabile:
serve a riequilibrare un rapporto oggi troppo sbilanciato a favore dei governanti. Se Giunta e Consiglio Regionale continueranno a ignorare questa spinta dal basso, dovranno assumersi la responsabilità di aver trasformato le istituzioni in un corpo estraneo alla società che dovrebbero rappresentare.
Patrizia Maltese
*Docente, territorialista, attivista

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