L’Italia è stata in guerra, senza saperlo? L’interrogativo è drammatico per certi versi. 500 voli partiti dal suolo nazionale. Mentre dall’Europa, più di 5000. Solo per funzioni tecniche si dice. Sarà. Ma funzioni tecniche a supporto, bene che sia andata, di altri aerei destinati ai bombardamenti in un paese terzo per una guerra al di fuori di ogni quadro di diritto internazionale.

A questo ci ha esposto questo Governo.

Senza informare il Paese. Il Parlamento.

Fatto gravissimo.

Venuto a galla solo grazie al servilismo del Segretario generale della Nato.

Oggi, l’ineffabile ex Ministra della Difesa, Roberta Pinotti, PD, ha dato man forte al Presidente del Copasir, anch’egli ex Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, PD, nel sostenere la versione minimizzante del Governo.

Anche il ruolo dell’opposizione è chiamato in causa.

C’è qualcosa che può smuovere la recita a soggetto nella quale i nostri del campolargo sono immersi e dalla quale sembrano non riuscire ad uscire, pur di fronte a fatti del genere?

Non si sfugge ad una sensazione di esasperante leggerezza dell’opposizione.

Mentre tutto smotta a destra.

E il Vannacci va ad accogliere il condannato alla fine della pena praticamente alle porte del carcere per suggellare una inedita intesa tra destra nazionaliste e destra sociale.

Tutto si muove sul lato destro dello schieramento politico e della società.

E sul lato sinistro?

Registriamo la dichiarazione della Segretaria del PD; la dichiarazione del duo Bonelli-Fratoianni; l’increspata di sopracciglio di Conte.

Stop.

Ma davvero si può immaginare di affrontare così questo tempo stra-ordinario in cui siamo immersi?

E in cui le tante e straordinarie energie e pratiche della società civile che ogni giorno costruiscono solidarietà, cultura della libertà, cura e attenzione per l’altro, per l’altra, per la natura corrono il rischio serio di rimanere senza riferimento e rappresentanza.

Mi è apparso chiarissimo l’altra sera quando a Portici ho partecipato alla presentazione del bel libro curato da Leandro Limoccia – uno dei giovani delle marce contro la camorra degli anni ’80 che al prezzo di duri sacrifici personali non ha mai smesso di marciare e di combattere – sui venti anni di esperienza del Collegamento Contro le Camorre che gestisce non la Villa Fernandes, confiscata alla camorra, ma solo una sua dependance con mille attività solidali e di giustizia, nell’ostilità della locale amministrazione comunale, ovviamente saldamente di campolargo…., e che ha dichiarato guerra al Collegamento perchè non ossequioso verso il potere.

E lì ho pensato: ma come è possibile che di fronte alla gravità del vento di destra – impasto di rabbia, frustrazione, ignoranza ma anche di senso di abbandono, di non ascolto, di solitudine alimentata dalla frantumazione della rete – tutto questo mondo, di cui il Collegamento è testimonianza, e che rappresenta parte della migliore Italia, non viene assunto a riferimento di quella alternativa di giustizia e di libertà che va opposta alla guerra, alla caccia al nemico, alla guerra tra poveri, alle muraglie, alle chiusure identitarie?

Dov’è la politica che servirebbe, nutrita di idee, di passioni, di spazio di partecipazione e di capacità-possibilità di incidere e contare?

Come si spezza l’incantesimo?

Come si spezza questa storia nella quale queste ragioni insieme a quelle del mondo del lavoro e di tutti gli esclusi non ci sono, non entrano, per aprirne un’altra invece proprio su questi bisogni e aspirazioni fondata e scritta?

Gianfranco Nappi

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