E’ discutibile l’idea che il ruolo di Napoli sia legato al suo perimetro amministrativo.
La soppressione della Provincia e la istituzione della Città Metropolitana, iscritta nell’art.114 del nuovo Titolo V: “La Repubblica è costituta dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato” non ha prodotto i risultati ipotizzati. Si è avuto un processo di deterioramento del sistema autonomistico e democratico nell’area napoletana che riguarda una popolazione di circa 2.900.000 cittadini, la cui rappresentanza è oggi affidata ad un ente non elettivo e privo di una reale e democratica efficacia amministrativa in settori chiave, dall’edilizia scolastica ai trasporti, dall’ambiente all’agricoltura, alla pianificazione territoriale.
La estromissione della politica e la sua sostituzione con deboli apparati amministrativi non è mai una scelta vincente e testimonia solo una diffidenza per le regole della rappresentanza politica democratica che è stata, purtroppo, una delle componenti più deleterie di una stagione il cui frutto avvelenato è costituito dall’antipolitica. La politica, come diceva Habermas, non è riducibile ad azione amministrativa. La cultura politica ed istituzionale del nostro Paese si esprime nello spirito e nella lettera delle norme elaborate dall’Assemblea Costituente ed il cui fondamento sta nella centralità della Sovranità Popolare e nell’Autogoverno Locale attraverso le Autonomie locali. Aver ridotto la rappresentanza istituzionale di 92 Comuni dell’area napoletana, con tre milioni di abitanti, ad un istituto ad elezione indiretta, è una obiettiva lesione del principio di autonomia e di autogoverno locale che ha generato non poche criticità.
E’ estremamente difficile un’azione amministrativa unificata di Città Medie come Castellammare, Pomigliano, Casoria, Giugliano, Pozzuoli, Acerra, Afragola, Arzano, Marano, San Giorgio, Ercolano, Nola, Torre del Greco, Torre Annunziata, Portici, da Palazzo San Giacomo. Lo è per chiunque. Queste Città hanno una struttura ed una Storia che rende impossibile la loro riduzione a quartieri di capoluogo. Ciò non vuol dire che il loro sviluppo debba essere separato; al contrario, occorre individuare direttrici di fondo che unifichino e rendano sinergiche le potenzialità e le complementarità dei diversi territori. Ma proprio per questo non si può privare tali realtà di una rappresentanza eletta direttamente che sia in grado di comporre una sintesi in un piano economico e territoriale, prerogativa di un organismo elettivo. La discussione sull’area metropolitana di Napoli è antica e complessa, fin dalla sua delimitazione. La Svimez negli anni 60 individuò dei criteri che portarono a circoscrivere un’area che va da Monte di Procida a Battipaglia, da Capua ad Atripalda per un totale di 169 Comuni, il 17% dl territorio regionale, circa 4 milioni di abitanti. Molto poco realistico. La Regione non avrebbe più senso, così le altre Province e i capoluoghi. La Città(Area)metropolitana limitata alla provincia è, come si vede, una scelta di puro buon senso, diversa dalle indicazioni della Svimez. Ma questa scelta, che ha soppresso la Provincia, istituita nel 1806, va rivista in modo profondo perché, alla luce dei risultati, presenta molti limiti evidenti agli stessi legislatori.
Napoli non ha bisogno di una disputa sui confini amministrativi. La sua grandezza e la sua influenza culturale, economica, politica non si è mai misurata su questi parametri. Essa è rimasta Capitale, anche se ridotta a Prefettura, come ebbe a dire Giulio Tremonti. E’ rimasta Capitale del Mezzogiorno e grande Capitale Europea sempre: dal Risorgimento al dopoguerra. Il suo avvenire, talvolta in bilico, fra innovazione, conservazione ed aspetti di degrado, va costruito con politiche locali e nazionali volte al rilancio del suo apparato produttivo sconvolto dalla deindustrializzazione, al rafforzamento delle sue Accademie,con nuovi Istituti di Formazione Superiore, e dando forma organizzata alla sua vasta produzione artistica ed intellettuale. Questo va fatto anche costruendo un asse strategico con Milano che ambisca ad indicare una direzione di marcia per l’intero Paese.
Napoli, come ci ricordava Aldo Schiavone è Città Mondo:tale è il suo orizzonte “amministrativo”. Ed è questa la sua missione meridionalistica e nazionale.
Arturo Marzano



Le attuali province sono una barzelletta che non fa neanche ridere perché così come le hanno costituite (una delle ultime sciagure renziane), sono una offesa alle piccole grandi città che le compongono. personalmente sono per l’abolizione delle Regioni, ormai trasformate in piccole repubbliche delle banane ad uso e consumo di governatori egocentrici e quasi sempre incapaci. Meglio sarebbe tornare alla centralità dello Stato, con leggi e diritti veramente uguali per tutti, da Milano a Palermo, così come dettato dallo spirito originario della nostra Costituzione, di cui tutti ci riempiamo la bocca ma pochi la rispettano , Sinistra compresa, e dividere il territorio nazionale in 50/ 60 provincie, con governi ed eletti, possibilmente con preferenze, in collegi uninominali, vicini alle esigenze delle loro popolazioni. Tutto il resto è solo una presa in giro da parte di politici che della Politica vera nulla sanno e nulla fanno.🖐️