Marco D’Eramo

Dominio

La guerra invisibile dei potenti

Feltrinelli 2020 Euro 13,00

Per iniziativa del sempre straordinario Nino Ferraiuolo, al Centro sociale di Santa Fede Liberata a Santa Chiara pochi giorni fa abbiamo discusso, insieme a Carlo Iannello e a Marco D’Eramo  il suo Dominio, la guerra invisibile dei potenti contro i sudditi, giunto alla quinta edizione nel 2025 dopo aver visto la luce cinque anni fa.

Un libro che  mantiene intatta la sua freschezza e, direi, la sua necessità perché D’Eramo ci accompagna per mano potremmo dire a verificare come dagli Stati Uniti – non solo da lì ma da lì in modo forte –  sia partita  la costruzione paziente e determinata della controffensiva del neoliberalismo che, come sottolinea D’Eramo, ha conservato molto poco del liberalismo classico: come quello, in nome della garanzia del mercato, alimentava uno stato di diritto, così questo invece, in nome di una competizione che si è fatta sempre più sfrenata e sregolata, ha bisogno di forzare quello stesso Stato di diritto, ha bisogno di piegare anzi lo Stato, usandolo, alla codeterminazione delle condizioni migliori per l’affermazione delle ragioni vieppiù monopolistiche del neocapitalismo, fino ad entrare direttamente in urto con la democrazia. Punto sul quale peraltro proprio Carlo Iannello ha concentrato una riflessione particolare nel suo recente Lo Stato del potere. Meltemi 2025.

D’Eramo, conoscitore e frequentatore da lungo tempo di cose americane ( peraltro rimane un riferimento assoluto dell’analisi critica delle dinamiche del capitalismo americano il suo lavoro del 1995, Il maiale e il grattacielo. Chicago, una storia del nostro futuro, nel quale ricostruisce anche un psssaggio decisivo del sorgere dei modelli di produzione massificata di cibo di cui i mattatoi di maiali con la loro catena di smontaggio diventano agli inizi del ‘900 il riferimento per Ford per la sua di catena di montaggio nascente invece ), ci racconta così la genesi di questa vera e propria lotta di classe dei ricchi contro i poveri e tutti gli altri che è partita come controffensiva alla forza crescente del mondo del lavoro e del movimento operaio nel pur tragico per altro verso Novecento.

Ed essa si è basata in primo luogo su una offensiva ideologica proprio quando, nel nome della fine delle ideologie, la sinistra rinunciava a coltivare, alimentare, vivificare uno sguardo critico sul mondo.

E così, le grandi famiglie del capitalismo americano si dotano di proprie strutture di concentrazione di un pensiero per l’offensiva neocapitalistica. Costituiscono proprie fondazioni benefiche nei cui spazi di attività si strutturano think thanks di sempre maggiore forza, che mettono a punto visioni, strategie, idee che alimenteranno quella controffensiva.

Tutto nasce agli inizi degli anni ’70, e di quella svolta la Trilateral è solo un esempio.

Centinaia di intellettuali, economisti, sociologi, filosofi, giuristi, esperti informatici conservatori vengono arruolati per alimentare la controffensiva ideologica contro il lavoro, contro la sinistra, per un’impresa e un profitto sempre più liberi.

E’ in questa temperie che si formano le idee fondamentali che poi esploderanno negli anni ’80 e ’90 con le Fondazioni delle grandi famiglie del capitale americano che diventano i reparti di assalto; le Università le casematte dell’avversario da conquistare; le idee come campo di battaglia: i giuristi e gli economisti diventano i bersagli e i protagonisti fondamentali della nuova narrativa neocapitalistica. La guerra di posizione pianificata sfocia in guerra di manovra con un esplicito richiamo proprio all’analisi di Gramsci della costruzione degli apparati egemonici.

E così, mentre la destra americana radicalizza la propria posizione e assume il terreno della battaglia delle idee come fondamentale, la sinistra invece, a cominciare da quella europea, firma una resa unilaterale, smobilita dal terreno della lotta per le idee, rinuncia, si acconcia ad amministrare ed introietta parole e significati che sono propri dell’avversario, anche quando si tratta di parole sue.

E’ tutto  questo che, con dovizia di particolari, di storie, di analisi delle singole dinamiche, D’Eramo racconta in questo libro che è davvero necessario per capire come la destra è diventata così negli Stati Uniti, compreso l’uso della religione e delle varie chiese evangeliche trasformate in vere  e proprie sette radicalizzate.

E’ in questo crogiuolo che MAGA si è fatto strada.

Grave errore averlo sottovalutato o aver irriso.

Grave errore pensare che il problema sia solo Trump, risolto il quale poi si torna al precedente.

Senza misurarsi con la profondità di azione controegemonica messa in campo dal capitalismo americano, certo con dovizia di risorse ma anche con molta intelligenza, la china sarà difficile da risalire: portarsi a questo livello di pensiero critico non è un lusso, è una necessità impellente, sulla quale però non sembra vi siano orecchie attente dal lato della sinistra politica.

Gianfranco Nappi

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