A Firenze gira voce. Un’indagine sui lungarni
Christine von Borries
Noir
Piemme Milano
Pag. 339 euro 15,90
2025

Firenze. Febbraio 2022. Valeria Parri, 35enne pubblico ministero a Firenze, si
trova
nel reparto di cardiochirurgia dell’ospedale di Massa, sta programmando
l’indispensabile futuro intervento per David, il figlio di appena due mesi con
cardiopatia congenita evidenziata dall’ecografia al sesto mese di gravidanza,
poi avvenuta lì con parto cesareo monitorato costantemente. Viene chiamata
dall’amica Giulia Gori, giornalista d’inchiesta al quotidiano La Notizia, e le
spiega che non ha avvisato il marito Mario, ingegnere e professore
universitario, che l’aveva tradita con una dottoranda e non aveva scelto,
lasciato quindi dopo quasi dodici anni di relazione a altri due figli, Emma (8) e
Saul (5). Poi scambia due parole con una paziente che l’ha riconosciuta (grazie
ai due casi di omicidio affrontati con molti risvolti pubblici), capisce che è stata
menata dal marito noto commercialista e le lascia il numero di cellulare. In
tribunale si sta svolgendo il processo per bancarotta fraudolenta della società
di software Safe Word, se ne occupa proprio Valeria. Dopo la sentenza e le
dure condanne, le due prendono un caffè alla macchinetta, insieme all’altra
amica coetanea poliziotta Erika Martini, capelli ricci rossi, fisico magro ed
energico; sta per raggiungerle pure la brillante commercialista Monica Giusti,
curve generose, occhi scuri e diretti, frequenti tumultuose relazioni, visto che il
compagno di università Carlo Sforza è riuscito a presentarle il bel giudice
Federico Ristori, delegato ai fallimenti, in vista di un incarico. D’improvviso,
rumore di spari. L’amministratore delegato della Safe Word Ernesto Salimbeni
è andato via di testa, ha ferito tre persone e si è barricato nella stanza proprio
del giudice Ristori, sostiene che è stato danneggiato da un complotto, Erika
riesce a neutralizzarlo. Ma circolavano voci su un comitato d’affari nelle
bancarotte fraudolente, qualcuno viene ucciso. Le quattro donne dovranno
indagare guardandosi a vicenda le spalle da segreti e pericoli, inganni e abusi.

La brava scrittrice Christine von Borries, spagnola di nascita (Barcellona,
1965), madre italiana e padre tedesco, dopo la laurea in Giurisprudenza ha
vinto il concorso in magistratura, lavorando poi come pubblico ministero ad
Alba, Prato, Palermo e, da oltre venti anni (2005), Firenze. Il primo
interessante romanzo risale a circa un quarto di secolo fa e continua ora la
bella recente serie dedicata alle quattro leali amiche, giunta al terzo romanzo.
La narrazione è in terza varia, quasi sempre su loro, da sole o insieme
(qualcuna o tutte), sempre variamente in contatto, il punto di vista di donne
intelligenti sulle cose e sugli uomini, tutte madri ora abbastanza single, con
vite sentimentali complicate e professioni assorbenti. Ritmo e tensione
funzionano, raramente con qualche refuso, ed emerge il volto ambivalente
dell’amministrazione della giustizia, addolcito da donne acute e determinate,
accanto alle dinamiche di una pervasiva corruzione. Il titolo richiama le pur
vaghe voci che da qualche mese circolavano fuori e dentro il tribunale, tra
amici e conoscenti, tra commercialisti e avvocati, sui tenori di vita di
affascinanti maschi influenti e di fatali donne interessate. Il sottotitolo
conferma che siamo a Firenze, cittadina affettuosamente e spietatamente
descritta nei quartieri e nei locali, soprattutto nei tanti vizi e nelle rare virtù dei
ricchi. Puntate all’isola d’Elba. Segnalo il cuoco Darwin. Vini, aperitivi,
spumanti, liquori abbondano; mentre le canzoni che emergono sono quelle che
ascoltano i bambini e le bambine, in una vita di badanti accurate oppure di
mamme costrette spesso all’assenza (e sempre in pensiero).

***

Falso contatto
Wolf Haas
Noir
Traduzione di Isabella Amico di Meane e Marina Pugliano
Einaudi Torino (orig. Wackelkontakt 2025)
2026
Pag. 203 euro 19

Austria e Svizzera, fra Italia e Germania. 2024. Il flemmatico solitario oratore
funebre
viennese Franz Escher, riccioli indomabili e zigomi sporgenti, occupa
l’ampio flessibile tempo libero componendo puzzle. Ne ha tantissimi. Quando
era all’università aveva invitato un po’ di gente a casa per il compimento dei
diciannove anni; Martine con la e finale (madre francese) gliene aveva regalato
uno di mille pezzi del famoso artista suo omonimo, maestro dell’illusione ottica,
nel quale una mano disegna l’altra generando un’incredibile spirale. Ora sta
attendendo l’elettricista a casa, ha appena completato La grande onda di
Kanagawa (solo cinquecento pezzi) e decide di prendere uno dei libri di cui è
dipendente, quelli che trattano di mafia (‘ndrangheta, Cosa nostra, camorra).
La sera prima aveva iniziato la storia di un giovane criminale in erba
dell’Aspromonte, che s’era convertito in supertestimone, Elio Russo, nato il 2
maggio 1981; con le proprie deposizioni aveva spedito in galera ventisette
membri di spicco della ‘ndrangheta, condanne che andavano da pochi anni a
decenni; l’unica cosa che aveva fatto finta di non sapere era dove fosse
nascosto Gino, il boss dei boss; comunque, in cambio, lo Stato gli aveva
promesso protezione e nuova identità; anche se si trovava nella cella più sicura
della prigione più sicura d’Italia, era fermamente convinto che all’ultimo minuto
lo avrebbero fatto fuori, leggeva un libro su Escher; attraverso concitazioni
varie era partito, con abbastanza denaro e i documenti di un tedesco un anno
e mezzo più giovane, Marko Steiner; a Lugano un chirurgo gli aveva cambiato
faccia, poteva ormai vivere in Germania. Arriva l’elettricista da Franz; per un
falso contatto che ha provocato involontariamente, però, quello prende la
scossa e muore. L’omicida colposo scopre che ci sono una vedova e una figlia
13enne, cerca di aiutarle ma la vicenda inizia a intrecciarsi con quella dei libri
in lettura, con un pluriomicidio del 2007, con i pezzi mancanti dei suoi puzzle.

Lo scrittore austriaco Wolf Haas (Maria Alm am Steinernen Meer, Salisburgo,
1960), oltre alla nota serie di successo (i “gialli” con il detective Simon
Brenner, una decina dal 1996 al 2022), ha pubblicato altri vari romanzi e saggi
(rarissimamente tradotti in italiano) e, con quest’ultimo, ha vinto vari premi
nel 2025. Si tratta appunto di un puzzle letterario a incastro, atmosfera
artistica noir. La narrazione è in terza al passato, suddivisa in due grandi parti
(la prima “Off”, la seconda “On”), senza capitoli o paragrafi o altre soluzioni di
continuità, solo il meditato fluire dalla storia di Franz Escher alla storia di Elio
Russo, il quale a sua volta ha iniziato a leggere in cella il libro in tedesco
(regalatogli dal magistrato per imparare la lingua) con protagonista tal Escher,
anche lui omonimo evidentemente. Oppure? I due “lettori” si appassionano alle
vite dei protagonisti, ma devono interrompersi di continuo essendo pure
impegnati nella complicata sopravvivenza quotidiana e nell’incontro con altri
umani, più o meno affettuoso. L’esistenza è un congegno non facilmente
controllabile, per quanto ci si isoli; a intromettersi fra le tessere può essere un
falso contatto (da cui il titolo). I maschi, poi, incontrano donne; simpatiche e
curiose loro qui, con sincerità. Continui i richiami al grande incisore e grafico
olandese Maurits Cornelis Escher (1898 – 1972). Nonostante raffinati colpi di
scena e giocosi scambi di persona, fanciullesco ingegno e godibile
intrattenimento, inevitabilmente non tutto risulta entusiasmante. Birra e
Traminer.

***

Allmen e il signor Weynfeldt
Martin Suter
Traduzione di Alice Gardoncini
Giallo artistico
Sellerio Palermo
2026 (orig. 2024)
Pag. 241 euro 14

Zurigo. Il detective dell’arte Friedrich von Allmen e il collezionista esperto d’aste
Adrian Weynfeldt
sono protagonisti separati di alcuni dei romanzi dell’apprezzato
scrittore e sceneggiatore svizzero Martin Suter (Zurigo, 1948). Ora in “Allmen e il
signor Weynfeldt” s’incontrano e collaborano. Quella sera l’elegante squattrinato
Allmen, dopo un cambio di cravatta, si fa accompagnare nel solito locale occupato
però da un evento privato e va a La Rivière, centellina un Margarita e chiede cantino
Slow Dance; c’è il solitario signor Weynfeldt che ha davanti un Martini, di cui si ciba
solo con l’oliva e che viene indotto a pagare per entrambi. Quando tornano nelle
rispettive magioni si fanno aiutare per le notizie l’uno dell’altro: Weynfeldt chiederà
ad Allmen di indagare sul furto subito di un piccolo probabile “segreto” Picasso, vero
o falso che sia. Incappano in memorabili amici e personaggi e in un cadavere;
dialoghi forbiti, tensioni latenti, astuti numeri di adattamento ai ricchi.

***

Tre isole. Storie di mare, esilio e dissidenza
William Atkins
Traduzione di Luca Fusari
Biografie e geografie storiche
Iperborea Milano
2025 (orig. 2022, Exiles: Three Island Journeys)
Pag. 334 euro 19,50

Fine Ottocento e inizio Novecento, isole carcere. È accaduto davvero che una
francese ribelle,
un sudafricano re zulu, un ebreo ucraino russo cercarono di opporsi
allo stato di cose presenti nelle loro patrie e finirono per subire un doppio isolamento
lontano, sopravvivendovi in vario modo comunque. Sono: Louise Michel (1830 –
1905), dopo la Comune di Parigi confinata Oltremare in Nuova Caledonia (a nordest
dell’Australia); Dinuzulu ka Cetshwayo (1869 – 1913), sconfitto dai colonizzatori ed
esiliato a Sant’Elena (sperduta nell’Atlantico fra Africa e Brasile), Lev (Chaim-Leib)
Yakovlevich Sternberg (1861 – 1927), arrestato dal regime zarista e deportato nella
colonia penale siberiana di Sachalin. Con il bel documentato saggio “Tre isole” lo
scrittore britannico William Atkins (1976) racconta l’esilio politico imperiale di tre
personalità storiche inviate su tre isole carcere, alternando biografia e geografia;
prologo ed epilogo sulla “nostalgia di casa”; ottime note ed illustrazioni.

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