La Specchia del diavolo
Gabriella Genisi
Noir
Rizzoli Milano
2026
Pag. 233 euro 17,50

Lecce e Salento. Marzo – aprile 2025. Come spesso la mattina presto, quell’11
marzo l’avvocato Mauro De Pascalis sta facendo un’oretta di jogging nei
dintorni di Martano. A un paio di chilometri dal centro abitato, vede sporgere
un piede calzato con una ciabatta da piscina da un cunicolo sotto la Specchia
del diavolo (in griko Segla u demonìu), un noto antico cumulo sassoso del
diametro di una ventina di metri nel cuore della Grecìa Salentina. Il ragazzo
sembra messo molto male, corpo e volto appaiono tumefatti, forse da
percosse. Chiama il 118, servono vari interventi per ridurre ematoma cerebrale
e fratture diffuse; al polso porta un cerchietto in argento con inciso il nome
“Rami”; viene ricoverato in terapia intensiva; la struttura sanitaria invia il
referto al comando dei carabinieri, segnalando un possibile tentativo di
omicidio. Qualche giorno dopo il capitano Biondi passa il caso al maresciallo
Francesca Chicca Lopez, nata a Leuca e circa trentenne, madre sparita, padre
noto e assente (non l’aveva riconosciuta), magra e fiera, timida e spigolosa,
bella con gli occhi da cerbiatta e la coda, cintura nera di karate. Lei non
sopporta i toni viscidi e maschilisti del superiore; ha crescenti problemi con
Glenda, la barista con la quale convive nella centrale mansarda storica; è un
poco distratta dalla ricomparsa del padre Giovanni Contaldo, che ha un’antica
bancarella di frutta buona sul capo e le ha proposto di fare un viaggio nel
Vermont dove la madre Marisa è morta. Inizia comunque l’indagine, subito con
qualche successo. Rami era aiutato dalla generosa logorroica marchesa
Carlotta Geloso (il marito è l’influente giudice Verri), poi si sveglia ma mostra
paura quando intravede Chicca; lei capisce che è un problema di somiglianze e
scopre nessi, inoltre, con un altro morto il 10 marzo (interpretato come un
suicidio). Va a verificare anche a Avellino e attiva sia caparbietĂ che acume.
L’ottima scrittrice Gabriella Genisi (Mola di Bari, 1965), corroborata dal
meritato successo televisivo della “sua” mitica friccicosa barese Lolita Lobosco
(undici romanzi dal 2010 al 2025, interpretata su Rai Uno da Luisa Ranieri),
ripresenta la nuova protagonista salentina in grande spolvero, con il quarto bel
noir sentimentale della serie (il primo nel 2019). Certo, l’età e la psicologia di
Chicca consentono di offrire uno spettro maggiormente approfondito di
emozioni private e dinamiche sociali: la stessa marchesa osserva che “sono
anni di un individualismo esasperante, non si ama la diversitĂ , la disabilitĂ , un
altro colore della pelle. L’intolleranza verso gli immigrati è ormai nella vulgata
comune, il sovranismo al governo ha tirato fuori il peggio dal ventre degli
italiani”. Il titolo segnala un luogo bellissimo, un altro pezzo di Salento meno
famoso che l’autrice ci suggerisce di scoprire, pure attraverso i tanti viaggi
dell’attraente protagonista con la lucida moto Triumph Bonneville T100 del
2011 in molti dei 96 comuni della provincia (in copertina davanti a quel
laboratorio di oreficeria e negozio di gioielli che stava per essere inaugurato in
centro nella turistica Specchia). La narrazione è in terza persona, non proprio
fissa ma quasi, concentrata sulla volitiva Chicca, che mescola ironicamente gli
squilibri (casomai con un Maalox) e indaga sempre anche sulle proprie
sensibilitĂ emotive: due figure genitoriali che le sono venute a mancare, una
compagna che improvvisamente la evita e trascura, la necessitĂ di dormire
altrove e il nuovo affetto verso il padre, poche amicizie sincere da coltivare e
consolidare, un forte desiderio di realizzarsi sul proprio lavoro di sbirra, un
legame viscerale con le librerie indipendenti e i magnifici ecosistemi del
salentino. La vicenda si dipana attraverso oltre una quindicina di capitoli,
scanditi in esergo da versi del grande poeta, ispanista e traduttore, Vittorio
Bodini (Bari, 1914 – Roma, 1970). Si mangia spesso bene (pure ad Avellino) e
si gustano ottimi vini, preferibilmente il rosso Negroamaro, anche bianchi,
rosati, dolci.
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Monogamia. Storia di un’eccezione
Marzio Barbagli
Antropologia
Il Mulino Bologna
Pag. 547 euro 38
2026
Mondo umano. SocietĂ preindustriali e societĂ contemporanee. Fin dalla prima
metĂ del Novecento studi storico-sociologici comparativi hanno iniziato ad
analizzare le norme collettive che prescrivono con quanti individui gli esseri
umani possano sposarsi, o convivere more uxorio per un certo periodo di
tempo, simultaneamente o in sequenza, durante la loro vita. Tali norme
ovunque influiscono profondamente sul come le famiglie si formano, si
trasformano, si dissolvono; sulle relazioni interne fra coloro che ne fanno
parte; sui rapporti di parentela o sulle dinamiche sessuali; e sono un cardine
dell’organizzazione del potere, rendendo legittimi determinati legami e
definendo chi ha accesso alla successione ereditaria e alla distribuzione delle
proprietĂ , particolarmente importanti per principi, imperatori, re. Praticamente
tutte le societĂ analizzate (diverse per caccia-raccolta o allevamento-
agricoltura e per sistemi economici) definivano il matrimonio come l’unione
economica e sessuale tra un uomo e una donna, sanzionata socialmente e tale
che i figli della donna fossero riconosciuti legittimi da entrambi i genitori, e
contrapponevano la monogamia, che permette di sposare solo una persona,
piĂą rara, alla poligamia, che consente a un individuo di avere piĂą di un coniuge
(a causa spesso di squilibri nella composizione della popolazione o di
diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza, del potere, fra i generi).
Distinguevano inoltre due tipi di poligamia, la poliginia, frequentissima, l’uomo
ad avere piĂą mogli, e la poliandria, rarissima, la donna piĂą mariti. Molti
antropologi concordano nel considerare che forse le famiglie poligamiche
risultano meno coese delle monogamiche, soprattutto per i conflitti sessuali ed
emotivi tra le mogli, in particolare fra prima (temporalmente) e altre;
sottolineano comunque convenienze e varianti, strategie e tattiche coniugali o
collettive, vantaggi e svantaggi storicamente e culturalmente determinati; si
concentrano su ragioni e percorsi del passaggio dall’una all’altra scelta, nei
millenni prevalentemente da poligamia a monogamia. Gran bella questione!
Il grandissimo sociologo e storico della famiglia Marzio Barbagli (Montevarchi,
Arezzo, 1938), professore emerito dell’Università di Bologna, sintetizza nel
titolo il risultato di un’ampia stimolante ricerca su una realtà spesso ignorata:
la monogamia è stata per millenni e per secoli più un’eccezione che una regola
delle comunità territoriali. L’apparizione sociale della monogamia risale molto
indietro nel tempo, certo, dovrebbe essere un’opzione maturata abbastanza
bruscamente nelle antiche Grecia e Roma (secoli avanti Cristo), è avvenuta
comunque molto prima sia dell’ascesa dei grandi stati nazionali che della
rivoluzione industriale e urbana. Pur tuttavia ha assunto ben presto forme
molto differenti, almeno tre: indissolubile, di origine cattolica; seriale o in
sequenza, che prevede che ci si possa sposare con piĂą persone nel corso della
vita dopo il divorzio o la morte del coniuge, la variante assolutamente piĂą
diffusa; senza matrimonio, di chi passa da una convivenza more uxorio a una
successiva (in molti stati ormai ci si sposa sempre meno). Una pluralitĂ di
“alternative” che riguarda ovviamente anche la poligamia (le norme riguardanti
il numero di partner consentiti fanno parte e derivano da religioni, concezioni
del mondo e filosofie morali che hanno dato origine e leggi e a sanzioni contro
gli inadempienti), fino pure al fenomeno di quella relazione sessuale
consensuale definita “poliamore” (spesso incontrata o letta), in cui le persone
coinvolte possono amare e avere relazioni intime con piĂą partner
contemporaneamente, volendo dello stesso sesso o no. La questione decisiva è
la relazione fra i sistemi di formazione della “famiglia” (spesso le alleanze
contano piĂą degli affetti) e le diseguaglianze (in particolare, di potere) fra i
partner. Non esiste una famiglia “naturale”. Il passaggio dalla poligamia alle
due principali forme di monogamia (tendenzialmente sempre più seriale) è
avvenuto in un lunghissimo periodo di tempo e non sembra ancora terminato;
in Giappone, India e Cina (molto citato qui Padre Matteo Ricci) favorito
dall’apertura all’Occidente e dalla loro modernizzazione, spesso forzate (non
dai missionari), e dal cambiamento dell’atteggiamento della popolazione
femminile. I grandi mutamenti di formazione della famiglia sono avvenuti con
la diminuzione di alcune diseguaglianze sociali (fra etero e omo o fra mariti e
mogli e nei tassi di feconditĂ sia di donne che di uomini) e con la variazione di
libertĂ e indipendenza individuali o reciproche. La narrazione si sviluppa
attraverso sedici capitoli che mescolano sapientemente storia, geografia e
questioni tematiche; ciascuno con tanti paragrafi anche brevi (mai riassuntivi,
dopo una premessa di impostazione specifica); al centro un interessante
inserto di quaranta figure; centotrenta pagine finali di note, riferimenti
bibliografici, indice analitico (il termine “sesso” non c’è da solo).
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L’annegata
John Banville
Traduzione di Irene Abigail Piccinini
Noir
Guanda Milano
2025 (orig. The Drowned 2024)
Pag. 314 euro 19
Dublino. Un fine ottobre degli anni Cinquanta. Il solitario e schivo pescatore Denton
Wymes trova una Mercedes abbandonata in campagna, non lontano dalla roulotte in
cui vive col cane; poi incontra lo sconvolto proprietario Armitage, che gli confessa
confusamente un timore: la moglie potrebbe essersi gettata in mare. Entrambi vanno a
cercare aiuto in una casa lì vicino, da Charles e Charlotte Ruddock che risiedono lì
col piccolo figlio; la donna chiama la polizia. Arriva il sergente Thomas Toss
Crowley ma le ricerche non portano a nulla. Dopo qualche giorno il caso passa
all’ispettore Strafford, al quale è appena arrivata una lettera dalla moglie per il
divorzio (proibito), e che cerca collaborazione dall’anatomopatologo Quirche, con la
cui figlia Phoebe è ora fidanzato. Tra segreti tradimenti vendette crepe voragini,
appare tutto complicato e colmo di whiskey nell’ultimo romanzo del grande John
Banville (Wexford, 1945), “L’annegata”, in terza varia al passato, decimo della
serie.
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Le vie delle cittĂ romane
Livio Zerbini
Saggio (strade storiche da e verso Roma)
Il Mulino Bologna
2025
Pag. 251 euro 16
Impero romano. Per secoli. Dei ventisette stati che fanno oggi parte dell’Unione
Europea solamente quelli settentrionali (a esclusione di Inghilterra, Galles e Scozia
meridionale) non conobbero la dominazione romana, che impose e garantì un’intensa
e capillare pianificazione territoriale, oltre alla realizzazione di una fitta rete di strade
e collegamenti fra cittĂ , amministrazioni e comunicazioni per mobilitĂ e commerci,
lascito duraturo e in larga parte ancor visibile. Lo storico e archeologo Livio Zerbini
(Sermide, Mantova, 1962) esamina “Le vie delle città romane”, che rappresentarono
un’efficace fattore di “romanizzazione”, contribuendo non solo a unificare lo stile di
vita delle classi sociali ma soprattutto a propagandare l’immagine di Roma in Italia e
nelle province (ora europee) dell’Impero, un’eredità non solo urbanistica: Roma,
Milano, Ravenna; Londra, Parigi, Vienna; Siviglia e Barcellona; Nîmes, Arles, Lione;
Treviri e Colonia; Budapest, Belgrado, Sofia; Spalato; Atene.
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A contemporary Comprehensive Economic Science. The Economic Thought and
Legacy of Maffeo Pantaleoni
Stefano Spalletti e Francesca Spigarelli (a cura di)
Storia del pensiero economico
Routledge, London & New York
2026
Pag. 241 euro 190
Alto, magro, barbuto e burbero, ultraliberale e massone, paradossale a lezione e negli
esami accademici, originale e caustico in prese di posizione pubbliche, fazioso e
indipendente, Maffeo Pantaleoni nacque a Frascati nel 1857, di madre irlandese,
studiò a Parigi e Potsdam, laureandosi successivamente in giurisprudenza
all’UniversitĂ di Roma. Docente universitario in vari intervalli a Camerino, Macerata,
Venezia, poi (dopo parentesi professionali a Bari e Napoli) a Ginevra, Pavia, Roma,
restò sempre ancorato soprattutto alla città e all’università di Macerata mantenendovi
proprietà terriere e legami. Lì fu anche eletto deputato alle suppletive d’inizio
Novecento. Nel complesso, diede un notevole multidisciplinare contributo alle
scienze economiche come mostra il volume “A contemporary Comprehensive
Economic Science”, curato dai docenti Stefano Spalletti (Macerata, 1965) e
Francesca Spigarelli (Udine, 1972), atti di un convegno dell’ottobre 2024 per il
centenario della morte.

