Bisogna essere davvero contenti della fine, speriamo definitiva, della mattanza a Gaza. Anche se non bisogna escludere colpi di coda, orditi dalle forze più retrive e oscure, per far saltare tutto e spingere alla ripresa del massacro.

Certo, decisiva è stata la pressione finale di Trump sul capo del Governo israeliano. Ma perchè è arrivata ora e non prima? Perchè si è condensata su una base di intesa che, se capiamo bene, in linea di massima era quella già pronta prima del bombardamento israeliano sulla testa dei negoziatori di Hamas a Doha di giusto un mese fa , e su cui a sua volta, si lavorava già da mesi? Perchè ora e non prima? Perchè non evitare altre morti e distruzioni innocenti?

Quel che è evidente è che la pressione USA era possibile esercitarla, senza andare troppo indietro nel tempo, limitiamoci a questa fase finale, già da mesi e mesi. E allora perchè solo ora? Perchè non prima quando era già evidente a tutti, e ancor di più ai servizi segreti israeliani e americani, che la forza di Hamas non era già da tempo in grado di reggere un bel niente?

Questa è credo la vera domanda da porsi nel mentre i Palestinesi gioiscono per la fine dei bombardamenti: e che altro dovrebbero fare se non questo?

E nel mentre Trump si accinge a mettersi sul capo la corona della pace quando invece è moralmente chiamato a rispondere della sua copertura a mesi e mesi di genocidio.

E nel mentre lo fa con un codazzo neoimperiale di minori capi e capetti di governo a cominciare dalla nostra Presidente del Consiglio che di fronte alla mobilitazione di massa del popolo italiano a favore di Gaza nulla ha fatto sul piano diplomatico contro il Governo di Israele e qui da noi, ha saputo solo compiere l’impossibile tentativo di nascondere i milioni di italiani in piazza dietro la violenza gratuita di poche centinaia.

Perchè ora? Non lasciamoci abbindolare dalla grancassa della propaganda di regime che nelle prossime si eleverà altissima per coprire invece le due risposte fondamentali.

Perchè ora?

Perchè,da un lato, ogni giorno che passava si rendeva sempre più evidente che non era rimasto niente più da distruggere: solo macerie e morti che si aggiungevano a morti e questo rendeva sempre più insostenibile agli occhi del Mondo la prosecuzione della devastazione. Agli occhi di tutti tranne che del Governo israeliano. Perfino per Trump diventava sempre meno sostenibile.

E perchè dall’altro, proprio a rafforzare questa insostenibilità, l’esplosione di una vera e propria indignazione globale che ha riempito le piazze e le strade di decine e decine di paesi in tutto il mondo in un modo e con una intensità senza precedenti: decine e decine di milioni di donne e di uomini che hanno fatto sentire la propria voce.

Un fatto straordinario, una rottura di argini senza precedenti, figlia di questo mondo unificato dalle reti di comunicazione ed espressione davvero di una nuova generazione che avverte, ovunque nel mondo, come sempre più insopportabili ingiustizie, soprusi, domini dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla donna.

Una rottura che ha spaventato, e spaventa, i potenti.

La dimostrazione più concreta del fatto che donne e uomini insieme possono incidere, pesare in un tempo nel quale invece l’opposto diventata la vera ideologia dominante.

E allora, gioiamo anche noi per la fine del genocidio. Speriamo non la semplice sospensione.

E teniamo viva la mobilitazione per rivendicare un vero futuro di pace per la Palestina che invece è tutto da conquistare.

E il Nobel della Pace, quello sì, diamolo a tutti i morti innocenti di quella terra.

Gianfranco Nappi

Vuoi ricevere un avviso sulle novità del nostro sito web?
Iscriviti alla nostra newsletter!

Termini e Condizioni 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *