Il centrodestra si presenta come un inquinatore seriale, un avvelenatore strutturale di pozzi.
La pulsione di destra agisce in modo corrosivo. E sta compiendo un salto di qualità: attenzione alla narrazione di massa che si sta costruendo dopo l’assassinio di Charlie Kirk e che è venuta con forza da quello stadio ieri oltre Atlantico: ci dovremo tornare su.
Troppo debole è la reazione su questo punto che invece si presenta come decisivo dei suoi meccanismi di costruzione del consenso e come degradante di elementi fondanti della sostanza democratica.
Quando si ritrova privo di argomenti, delegittima l’avversario, lo costruisce come nemico, aizza canea contro.
E poi magari grida proprio in faccia all’avversario diventato nemico le colpe di propagatore di odio che invece sono esclusivamente sue.
Ma non fa dissimilmente quanto ad avvelenamento pozzi di fronte allo schiacciamento di delicate funzioni pubbliche, che richiedono equilibrio, misura, imparzialità, senso dello Stato in chiave di schieramento politico esplicito.
Uno scivolamento grave e pericoloso per democrazia e libertà.
Un Servitore dello Stato, tanto più se esercita delicate funzioni legate alla sicurezza e ai diritti dei cittadini, può ben immaginare di candidarsi ad elezioni: non può farlo essendo in carica e non può tanto piú farlo nello stesso territorio in cui sta ancora esercitando la sua funzione dotata di potere. Tutto farebbe pensare infatti ad un oggettivo e improprio condizionamento di quest’ultimo giocato strumentalmente, e pericolosamente dal punto di vista democratico, in un agone elettorale.
A proposito di magistratura, un magistrato non può candidarsi nel territorio di competenza dove sta esercitando.
Può farlo un Prefetto nella stessa Città e Provincia dove regge questa delicatissima responsabilità? Puó farlo un Rettore in carica di un grande Ateneo pubblico dotato di un potere e di una influenza?
Sarebbe eticamente fondata una scelta del genere?
È quanto sembra possa accadere in Campania dove un centrodestra nel panico potrebbe rendersi protagonista di queste nuove forzature nella individuazione del proprio candidato alle vicine Regionali.
Non solo è grave che a queste pesanti forzature istituzionali forse si stia pensando.
Ma considero non meno grave il fatto che gli interessati, che da settimane si ritrovano sulle pagine dei giornali, non mi sembra abbiano trovato sin qui il modo di smentire simili possibilità.
Solo per questo silenzio meriterebbero che se ne chiedessero con urgenza le dimissioni.
Ma anche questo non mi sembra sia stato richiesto da alcuno. Neanche dall’opposizione.
Gianfranco Nappi


se succede è doveroso organizzare un evento di contrasto in Piazza Plebiscito!