di Angelo Laudiero


Le profonde trasformazioni dello spazio pubblico, delle forme della città e della partecipazione dei cittadini nei processi decisionali ci spingono a ripensare i modelli di sviluppo e di rigenerazione urbana. Il caso studio che analizziamo in questo articolo abbraccia tali sfide e si concentra in particolare sulla prospettiva della periferia urbana come luogo di privazione, ma anche di opportunità e di innovazione.

Il contesto è quello dell’area orientale di Napoli, dove svantaggio sociale, disoccupazione, criminalità e bassi tassi di istruzione caratterizzano i quartieri di Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli . Ma è anche un luogo di sperimentazione e di innovazione nei modelli di rigenerazione urbana, specie se pensiamo a processi impulsati e diretti dal settore non-profit che arriva a coinvolgere attori pubblici, privati e soprattutto la comunità locale. Il caso specifico è quello del Parco dei Murales di Ponticelli (1) progetto guidato dall’organizzazione non-profit Arteteca che nel quartiere ha dato vita ad un processo di rigenerazione basato sulla creatività urbana: graffiti, murales e street art sono stati il fulcro di un programma di interventi tesi a coinvolgere gli abitanti, a migliorare l’estetica dell’area e a favorire occasioni di sviluppo socio-economico.

Anche grazie a Inward (International Network on Writing Art Research and Development) l’osservatorio sulla creatività urbana che promuove programmi educativi e coordina interventi di rigenerazione urbana, Arteteca è stata il motore del progetto Parco dei Murales, implementato tra il 2015 e il 2019. Il Parco è nato da un iniziale intervento di riqualificazione in seguito alla proposta dell’UNAR (Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali) di realizzare un’opera di street art a Napoli nella giornata di commemorazione dedicata alle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti.

Non è un caso che Arteteca abbia deciso di realizzare l’opera sulla facciata del complesso di case popolari del Parco Aldo Merola: poco lontano sorgeva il campo Rom di Ponticelli che nel 2008 era stato evacuato e dato alle fiamme dai clan di Camorra locali, aumentando l’odio dei residenti nei confronti della popolazione nomade. Il murale realizzato dallo street artist napoletano Jorit ritrae il volto di una bambina Rom di nome Ael circondata da giocattoli e libri, a valorizzare l’importanza dell’integrazione e di un futuro migliore attraverso l’istruzione e il gioco .

Ael. Tutt’ egual song’ e creature. Jorit Agoch, 2015

Angelo Laudiero, 2019

Da questo primo murale, ne sono seguiti altri sette, passando così dalla fase del singolo intervento a quella di progetto vero e proprio e approdando alla fase di programma definitivo. Ogni opera di street art si è concentrata su un tema specifico: l’integrazione, il gioco, la lettura, il calcio, la maternità, la solidarietà, le radici e la cura. Durante gli anni di realizzazione, quindi, si è cercato di creare uno story-telling e una narrazione con parole chiave, valori e metodi che si focalizzassero su aspetti sociali di primaria importanza per la comunità. Ogni lavoro, infatti, rappresenta valori e idee derivanti dalle proposte dei residenti emerse durante attività, incontri e laboratori e in seguito tradotte e valorizzate in opere di street art.

In effetti, il programma si è basato su tre pilastri: 1 il pilastro “sociale” che ha incluso laboratori e iniziative tese a far emergere i valori della comunità locale e a stimolarli nel ripensamento della propria identità collettiva; 2 il pilastro “artistico” vero e proprio con la realizzazione delle opere da parte di professionisti della street art; 3 il pilastro della “promozione” basato sulla valorizzazione mediatica e sull’implementazione di tour di street art, articoli di stampa, post sui social networks, spot televisivi, ma anche sulla produzione di cartoline, t-shirt e altri prodotti culturali.

Particolarmente importante è stata la fase di promozione e amplificazione del progetto Parco dei Murales che ha portato alcune case di produzione cinematografica a scegliere il complesso come set di diversi film e serie TV: Cattleya con Gomorra, RAI Fiction con Sirene, Campioni e Amore Criminale. D’altra parte, queste sono state occasioni di impiego anche per i residenti locali oltre che di visibilità per una comunità tradizionalmente associata a processi mediatici tipicamente negativi. Da qui l’idea di Arteteca di chiedere e ottenere dalla Film Commission Regione Campania, l’inserimento del Parco dei Murales nell’Atlante Ufficiale dei set cinematografici della città di Napoli.

Una prima conseguenza generata dalla realizzazione del programma è stata la creazione di un turnover micro-economico testimoniato dalla nascita, nel 2018, della cooperativa sociale di inserimento lavorativo Arginalia grazie allo sforzo comune di Arteteca e Fondazione Vodafone. La cooperativa ha raggiunto l’obiettivo di riaprire al pubblico un sito archeologico abbandonato: la villa romana di Caius Olius Ampliatus fu scoperta negli anni ‘80 e lasciata nell’incuria più totale fino al 2007, quando un intervento di riqualificazione coordinato da Rotary Club, Comune di Napoli, Soprintendenza Archeologica e Arginalia è riuscito a riportare alla luce questo prezioso sito. Ad Arginalia è stata assegnata l’attività di mantenimento, cura e pulizia del complesso, oltre all’organizzazione di tour e visite guidate che attualmente impiegano una persona in maniera permanente.

In definitiva, si può notare l’iniziale affermazione di una logica di micro-economia circolare: dalla realizzazione delle opere nel complesso, è nato un interesse amplificato dalla comunicazione fatta da Arteteca; il Parco ha avuto una risonanza mediatica rilevante attraverso i tour guidati, i cui proventi hanno contribuito alla nascita di una cooperativa sociale che ha generato occasioni di lavoro stabile e che si è resa protagonista del recupero di un sito archeologico abbandonato e oggi fruibile.
Oltre a ciò, si è generato un processo d’innovazione sociale che consiste nell’utilizzo della street art come strumento necessario nel far emergere le condizioni di svantaggio sociale che la comunità soffre, ma anche nella richiesta di soddisfare dei bisogni in un contesto di degrado e di abbandono. Infatti, l’uso della street art è stato fondamentale nel rilevare un grado di intolleranza, immersione e depressione di una comunità marginalizzata: l’innovazione sociale generata dal processo creativo ha stimolato i residenti ad uscire da una condizione di anonimato, a ripensare le proprie condizioni di vita e a chiedere la soddisfazione di bisogni, servizi e diritti attraverso una partecipazione condivisa.

Il cambiamento più evidente che si è percepito nella comunità di riferimento è stato proprio il riconsiderare la propria identità collettiva: in seguito all’interesse e all’attenzione rivolta al Parco dei Murales, una comunità prima percepita come marginale e respingente, è riuscita a ripensare sé stessa come accogliente, creativa e soprattutto orgogliosa di vivere quegli spazi urbani. E questo è stato possibile grazie alla capacità di conversione di un luogo isolato e depresso in un punto di attrazione all’interno della città: l’intervento artistico è riuscito a trasformare un luogo marginale in un oggetto d’interesse, valorizzando il territorio, convertendo l’immagine negativa dell’area, fornendo una narrazione diversa rispetto ai tipici stereotipi sulla periferia e infondendo nella comunità locale un sentimento di orgoglio, prima inesistente.

Oltre a ciò, va sottolineato che il successo del programma è stato reso possibile anche grazie alla capacità di Arteteca di fare networking e di collaborare con una serie di attori profit, non-profit, nazionali, internazionali, pubblici, privati e della comunità locale che si sono interessati in modi diversi al Parco dei Murales (2) . La capacità di Arteteca di guidare e coordinare attori provenienti da diverse realtà del territorio verso l’obiettivo di migliorare le condizioni di un quartiere degradato, offre uno spunto di riflessione sul ruolo di leadership che gli attori non-profit possono assumere nei processi di rigenerazione urbana propriamente detti.

Infatti, il ruolo di tali organizzazioni dovrebbe essere preso significativamente in considerazione a partire da un ripensamento delle stesse politiche di rigenerazione urbana: non più, o non solo, politiche di intervento su aspetti fisici, architettonici o commerciali, ma soprattutto politiche di intervento sociale. Concretamente, una politica di rigenerazione urbana degna di tale nome dovrebbe considerare elementi quali il miglioramento delle condizioni di vita della comunità, l’accrescimento del capitale sociale, la capacità di costruire una comunità e l’accesso a dignitose condizioni di abitabilità, sanità, istruzione, trasporti, cultura e occupazione.

In tutti questi ambiti, esiste un ampio margine di azione per le organizzazioni non-profit: la loro logica di intervento si basa sull’identificazione dei bisogni della comunità locale e sulla conseguente capacità di offrire soluzioni adeguate grazie alla prossimità, al presidio costante del territorio e alla flessibilità della loro struttura organizzativa. Come dimostrato dal caso del Parco dei Murales, infatti, gli attori non-profit possono adottare un approccio sistemico, espandendo l’agenda di problemi emersi in una data comunità, dando voce ai bisogni insoddisfatti e stimolando la partecipazione civica, oltre a sviluppare micro-dinamiche sociali ed economiche. Il contributo ultimo che queste organizzazioni apportano consiste nel dare un significato diverso al concetto di “sviluppo urbano”: uno sviluppo che va oltre gli elementi monetari e speculativi e che incorpora le capacità, la partecipazione e l’emancipazione dei residenti coinvolti nei processi di rigenerazione e trasformazione dei territori.



(1) Nello specifico, Ponticelli conta circa 70.000 abitanti e registra elevati tassi di attività illegali, dalla prostituzione al traffico di droga. Il panorama urbano è dominato da magazzini, case popolari, impianti industriali abbandonati che aumentano le condizioni di degrado socio-economico confermate dalle percentuali su scolarizzazione (36,4%), disoccupazione (35,4%) e indice di svantaggio sociale (19,08 rispetto a 11,1 in città) (Comune di Napoli, 2011).

(2) In tal senso, si possono menzionale la Fondazione Banco di Napoli, il FAI, il Google Cultural Institute e Google Maps, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’Aeroporto Internazionale di Napoli, il Comune di Napoli, l’Università Federico II, altre onlus locali, il Rotary Campania Napoli e il Forum Regionale della Gioventù.






Bibliografia

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Zamprotta C., Napoli Capitale delle Periferie. Come Ripensare la Città tra Crisi e Conflitti, Iuppiter Edizioni, Napoli, 2016.



Angelo Laudiero

È laureato magistrale in relazioni internazionali presso la facoltà di scienze politiche dell’Università “L’Orientale” di Napoli. Dopo diverse esperienze di lavoro in Italia e all’estero, ha conseguito il dottorato di ricerca in sviluppo locale presso l’Università di Trento, con una tesi su innovazione sociale e attività culturali nei processi di rigenerazione urbana dei quartieri depressi della periferia di Napoli.

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