DOPO L’INTERVENTO DI IAIA DE MARCO SUL GRAVE PERICOLO DI SPECULAZIONE IN ATTO https://www.infinitimondi.eu/2022/01/25/rione-terra-privatizzazione-e-svendita/


Rione Terra un luogo dove si intersecano le stratificazioni geologiche e quelle della storia civile, con l’evoluzione dell’una che condiziona l’altra. Una cupola di roccia tufacea che, per la sua configurazione e collocazione lungo la costa del Golfo flegreo, funge d’approdo sicuro per i primi coloni greci fondatori di Dicearchia. Ironia della storia, il luogo più sicuro per l’insediamento in questa parte del territorio flegreo dalle incursioni esterne per la difficoltà di accesso alla rocca, è collocato al centro della caldera flegrea, formatasi in seguito ad una delle eruzioni esplosive di più elevata energia nel Mediterraneo, nota come eruzione dell’Ignimbrite Campana. I vulcanologi che studieranno l’area dopo lo scavo delle colonne del Serapeo nel 1750, voluto da Carlo di Borbone in quella straordinaria stagione per l’archeologia al Vesuvio, scopriranno il fenomeno del bradisismo e ricostruiranno la complessa storia eruttiva dei Campi Flegrei, che diverrà nel tempo sempre più dettagliata con il progredire della conoscenza delle strutture e della dinamica dei vulcani. Così si scoprirà che il Rione Terra era costruito su il resto di un centro eruttivo di tufo; uno dei numerosi crateri sorti nella conca flegrea dopo il collasso calderico seguito all’eruzione del Tufo Giallo Napoletano 15.000 anni fa. La mole tufacea del Rione Terra sarà interessata dai moti verticali del suolo, probabilmente anche maggiori di quelli registrati alle colonne del Serapeo, in quanto posto al centro della caldera, ma l’insediamento nella sua parte sommitale non sarà interessata dalla sommersione come avvenne per le aree alla sua base. Quindi al Rione Terra si erano stratificate in continuità le vicende storiche della comunità ivi insediata fino al 2 marzo 1970, quando la ripresa del sollevamento del suolo, dopo secoli di subsidenza, determinerà la scelta dell’evacuazione degli abitanti, per il timore dell’approssimarsi di un’eruzione come sembrava preannunciare il vistoso sollevamento accompagnato da alcune scosse nel mare prospiciente la darsena dei pescatori. All’evento seguirono polemiche nella comunità scientifica sia a livello nazionale che internazionale sulla valutazione della pericolosità, da attribuire in parte alle tensioni esistenti tra scuole di pensiero diverse. La mancata condivisione in ambito scientifico della pericolosità del fenomeno, diede ancora più fiato alle ipotesi di una speculazione edilizia al Rione Terra ipotizzata da più parti e dai dubbi sulla gravità dell’evento e la conseguente evacuazione. L’evento produrrà un grave vulnus nella comunità, perché la classe dirigente non comprenderà l’effetto negativo che avrebbe determinato l’abbandono della rocca con la disaggregazione del tessuto connettivo della comunità legata alle risorse del mare con un continuum tra il luogo del lavoro e la residenza in una struttura collettiva, operante come un soggetto unico e omogeneo. Rotto questo equilibrio, per il venir meno degli elementi strutturali che avevano reso possibile l’elaborazione dei processi che avevano determinato la nascita e lo sviluppo della comunità, verrà meno anche l’identità culturale e la continuità con la storia pregressa. Si ha un nuovo inizio senza ravvedersi del cambiamento perché chi deve trasferire conoscenze e comportamenti non trova chi deve riceverli perché le nuove generazioni vivono in un altro mondo, dove sono necessarie altre conoscenze e competenze.

Così si crea la “faglia” tra il nuovo e il pregresso, con le generazioni che sono attratte dalla scoperta della storia della loro comunità per quei tempi quando tutto era più stabile e in continua evoluzione senza salti. Perciò gli storici locali hanno privilegiato l’esplorazione dei tempi più gloriosi come quelli dell’impero a cavaliere tra I secolo prima di Cristo e I secolo dopo Cristo, quando Pozzuoli era il porto di Roma per i traffici con l’oriente e la flotta romana stanziava al Portus Iulius.
Con l’evacuazione del Rione Terra il 2 marzo 1970 si chiude un lungo periodo storico per Pozzuoli, iniziato con la lenta e progressiva subsidenza del suolo, i cui prodromi furono registrati nei primi secoli dell’era cristiana. La successiva crisi degli anni 80, più intensa, investirà una città già trasformata rispetto al decennio precedente nel tessuto sociale. Infatti la comunità di pescatori del Rione Terra era dispersa e l’apparato industriale vedeva i primi segnali di una crisi irreversibile. In termini sociali veniva meno la dialettica politica tra classe operaia e ceto commerciale che aveva vivacizzato il dibattito e la crescita culturale della città. Il Rione Terra che era stato il simbolo della catastrofe avrebbe potuto rappresentare il luogo della memoria della comunità per le future generazioni se si fosse scelto di realizzare in quel luogo il Museo del Bradisismo e un Centro di Ricerca Internazionale, al quale invitare Università e Centri di Ricerca di prestigio, sulle tematiche che rappresentano il territorio: Dinamica Vulcanica e Archeologia. Con questa scelta si valorizzerebbe la storia civile e naturale del territorio, dove scienziati e uomini di cultura provenienti da tutti i continenti hanno dibattuto sui fori dei litodomi alle colonne del Serapeo, costruendo nell’Ottocento i principi della Geologia, ponendo le basi della rivoluzione del Tempo Profondo, che avrebbe cancellato il tempo Mosaico e consentito a Darwin di sviluppare la sua teoria evoluzionistica.
Questa scelta non è stata presa in considerazione; si è scelto invece la cancellazione della storia della comunità costruendo una città finta senz’anima, dove gli edifici, le vie, le stratificazioni degli insediamenti sembrano virtuali come in un rendering.

Giuseppe Luongo


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