Tra le cose più impressionanti nello scenario aperto dalla travolgente e non resistita vittoria dei Talebani, della quale peraltro le conseguenze immediate e di più lungo periodo sono tutte da scoprire, è la capitolazione di un Occidente che si riteneva invincibile e capace di dettare, con l’accompagnamento delle armi, la propria legge ovunque nel mondo. Biden ha dato corpo alla scelta di Trump del ritiro. Mentre in quel paese lontano si annuncia una nuova stagione di sofferenza per l’intero popolo ripiombato nelle mani del fondamentalismo più esasperato, di fronte alla ritirata occidentale avanzano nuovi protagonisti della scena geopolitica di quella parte del mondo, ben più della metà della popolazione mondiale: Turchia, Russia e soprattutto Cina.

L‘Occidente ha delegato la sua funzione globale da un lato alla potenza militare degli Stati Uniti che hanno ritenuto con le armi di poter imporre tutto a tutti salvo poi risvegliarsi più deboli ed esposti: dalla ferita dell’11 settembre che è indelebile, dopo lo sconquasso determinato dalle vicende in Iraq e ora all’epilogo, perfino più disastroso se si vuole, di quello che toccò agli allora Sovietici nel 1989 nella loro ritirata dall’Afghanistan di fronte alla persistenza dell’iniziativa talebana allevata dall’Occidente. E dall’altro lato ha delegato la sua funzione ad una impresa globale e ad un sistema economico segnato dal grande e unificante immaginario planetario con stili di vita e di consumo esasperato proposti uniformemente, divoratore di risorse ambientali e di vita , che ci ha condotti sull’orlo di una irreversibile crisi di vita sul Pianeta, e i cui protagonisti sono diventati i veri arbitri della politica, soggetti dotati di una potenza economica, finanziaria, di condizionamento tanto forte da influenzare le scelte politiche a tutti i livelli fino a farsi direttamente politica quando necessario.

Ma così facendo gli Stati hanno compiuto una vera e propria cessione di sovranità, si sono spogliati di poteri fondamentali non nei confronti di nuove forme di governo più aperto, avanzato ,democratico, globale ma nei confronti dei nuovi protagonisti della scena economico-finanziaria. E’ in questo processo che affonda le sue radici la crisi della democrazia, la spinta a metterla in discussione, ad attaccarla. Oggi è sempre più evidente che questa china, che data grosso modo da un trentennio e dal modo miope in cui si è pensato di ‘giovarsi’ del crollo dell’Est dell’89, si ritorce contro i protagonisti politici e istituzionali occidentali, incapaci di sviluppare una propria strategia globale di fronte ad altre strategie globali, a cominciare da quella della Cina, nei confronti della quale si reagisce con stop and go, la si percepisce sempre più come una minaccia senza riuscire ad enucleare una prospettiva tanto forte e inclusiva da contemperare anche le esigenze più profonde dell’interlocutore.

L’Occidente si è privato della politica ( lo spettacolo di impotenza totale che anche in queste ore ha fornito anche l’ONU è non meno impressionante ), si è privato di una visione globale, di una cultura capace di interloquire con tutte le altre culture del mondo. Si è chiuso progressivamente in un orizzonte di paura, di timori. L’isolazionismo nazionalistico ha preso progressivamente il sopravvento : la parabola degli USA è esemplare da questo punto di vista. Ma il nazionalismo è produttore sempre di conseguenze non positive. Oggi paralizza l’Europa nella quale si assiste allo spettacolo miserrimo, di fronte alla tragedia dell’Afghanistan, dell’emergere di un’unica preoccupazione: quanti nuovi profughi dovremo contrastare, bloccare, respingere…ce la faremo? Quante ipocrisie in tante lacrime per la scomparsa di Gino Strada…Un’Europa chiusa in se stessa, prigioniera dell’egemonia economica tedesca e della sua visione di corto respiro : è grazie all’ignavia dell’Italia e al rifiuto netto della Germania che ad esempio non si è neanche presa in considerazione la pur timida ipotesi americana di una sospensione dei brevetti sui vaccini per trasferire capacità tecnologica e produttiva verso quelle parti di popolazione mondiale, oggi quasi ancora l’80%, che non ha visto il bene neanche di una prima dose di vaccino. Un’Europa meschina.

Un’Europa che rinnega se stessa è senza futuro se non ritrova le energie per invertire la rotta. E noi, qui , prepariamoci a nuovi pugnaci scontri Salvini-Letta, a nuove battute e controbattute – da sempre terreno privilegiato della destra – , a nuovi proclami contro l’invasione, dopo quella via mare ( a proposito in quel Mare Mediterraneo dove non si è mai smesso di morire e nei confronti del quale continuiamo a voltare lo sguardo dall’altro lato ), ora quella via terra; al frantumarsi di ogni problema o questione in una microfisica del confronto politico che tutto impasta, digerisce, metabolizza e….passa appresso!

Come non ribellarsi di fronte a questa spettacolare sagra di un nulla che però lascia spazio totale a quei poteri e a quelle forze che continuano a guidare impropriamente la corriera ? Verso dove ormai è sempre più chiaro. E non è proprio un bel dove.

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