di Gianfranco Nappi

E’ un passaggio gravido di conseguenze quello nel quale la scelta di Nicola Zingaretti ha immerso il PD.

Anzi, meglio, quel gesto ha avuto il merito di rendere visibile a tutti ciò che già era nella realtà: e cioè la crisi verticale di quel partito.

Ci riflettevamo non più tardi di qualche giorno fa ( https://www.infinitimondi.eu/2021/02/25/non-prendetevela-con-zingaretti-nel-giorno-dei-riders/ ).

La cosa che impressione e che preoccupa è una sorta di salto nel buio con cui avviene questo disvelamento.

O è l’annuncio di una battaglia o è una resa.

Nel primo caso, ci sarebbe davvero da correre in aiuto.

Nel secondo, ci sarebbe da rimanere allibiti per l’irresponsabilità di un leader.

L’annuncio di una battaglia. Ve ne sarebbe eccome di materia di lotta. Chi nel suo partito contesta a Zingaretti la linea dell’intesa strategica con i 5S dovrebbe poi però indicare una linea alternativa. Solo che questa alternativa non viene perchè semplicemente non c’è. Da criticare invece è una idea di questa intesa tutta politicista espressione dell’illusione che il solo mettersi insieme determina una somma elettorale. Ma ripeto, non ci sono alternative a questa scelta. E allora se queste dimissioni sono l’annuncio di una battaglia da parte di un Segretario che gode non nei gruppi parlamentari ma nel partito e nei suoi organismi dirigenti di una maggioranza ampia, vada in questi organismi e dica come vuole rivoluzionare il suo partito, smantellare correnti e conventicole, sottrarsi alla tutela di capi, capetti e satrtapi territoriali; avviare un processo di nuova costruzione politica capace di raccogliere un mondo largo, larghissimo disperso e senza punti di riferimento e dica che la sinistra del futuro ha da essere critica nei confronti del presente e dei dettami del capitalismo; deve ricostruire un proprio reinsediamento sociale per il quale c’è un nuovo patto da scrivere con il mondo del lavoro e con la sua rappresentanza sindacale; deve saper coltivare l’interesse generale con il suo essere di parte; deve innovare nelle culture, nelle forme e nelle pratiche. Annunci la sua rivoluzione. Lanci l’idea di un grande processo incontro di aggregazione delle mille esperienze associative, lotte, realtà che nei territori si muovono, si organizzano, sperimentano nuove modalità critiche. Se lo farà potrà verificare quante energie dentro il suo partito e soprattutto fuori saranno pronte a sostenerlo. Forse, facendo questo andrebbe incontro ad una rottura, forse alla fine andrebbe in minoranza. Forse sarebbe ‘cacciato’. Ma forse anche no. E comunque tutto avrebbe un senso. Sarebbe chiaro. Non ci sarebbero solo macerie ma nuovi ancoraggi per il futuro.

Se invece tutto questo non c’è. Ma allora in questo caso saremmo in presenza di una resa bella e buona; di un accomodatevi a tutto quello che si è denunciato nel dimettersi con parole più che pesanti…quella vergogna provata…E allora il gesto delle dimissioni aprirebbe la strada non al disvelamento ma ad una crisi senza sbocchi ovvero ad un ulteriore salto nella stabilizzazione moderata e conservatrice di questo partito. E infatti sembrano già all’opera i costruttori di nuovi equilibri, di convergenze più avanzate, di parallelismi divergenti, di unità divaricanti…Un crepuscolo accelerato e malposto in questo tempo di pandemia.

Immaginiamo che il travaglio e il peso di una scelta così gravida di conseguenze sia grande e sul piano umano sia da rispettare.

Ma su quello politico, no.

In entrambi gli scenari ci sarebbe una carico di responsabilità nuovo, straordinario per tutto ciò che appunto in questo quadro non si è riconosciuto ed anzi non ha smesso di invocare l’apertura di strade nuove.

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