di Alfonso Caprio

AA.VV., Il museo vivente delle madri, a cura di P. Iorio, Soveria Mannelli (Catanzaro), Rubbettino, 2020, pp. 244.

Il Museo vivente delle Madri, con il sottotitolo Il monumento più significativo della civiltà italica (come lo definì Amedeo Maiuri). Proposte e progetti per la sua valorizzazione, edito dall’editore Rubbettino, è stato curato da Pasquale Iorio. La Presentazione è di Francesco de Cecio, l’Introduzione è dello stesso curatore Pasquale Iorio, il volume raccoglie saggi di ben 27 autori, di diversa cultura, disciplina e professionalità. Il testo è diviso in tre parti: la prima Il Museo. Tra storia e socialità, la seconda Il Museo per apprendere sempre, la terza Adotta una madre. Le radici del futuro; chiude il volume la sezione Storia e documenti, nella quale sono riproposti dei Cenni storici sul Museo Campano di Capua e la Storia e descrizione delle sale e delle mostre, attualmente presenti nelle diverse sale, ben XXXII, di esposizioni.
I diversi saggi, di notevole qualità per l’argomentazione trattata dai vari autori, si propongono tutti un obiettivo comune quello della valorizzazione di un bene museale qual è il Museo Campano di Capua, che per la quantità, vastità e qualità, di materiale archeologico, storico, artistico e librario che ospita, ha un immenso e incalcolabile valore culturale, che dovrebbe essere conosciuto da un più vasto pubblico, che ne potrebbe apprezzare i tesori conservati ed esposti nelle diverse sale e cortili che compongono il complesso museale. Pasquale Iorio, nella sua Introduzione sottolinea che bisognerebbe «mettere in campo progetti, eventi ed iniziative ben più consistenti per cercare di rendere il monumento più “attrattivo” all’interno dei vari itinerari turistici e cultuali di Terra di Lavoro» (p. 12).
La parte prima della raccolta si apre con il saggio dell’archeologo Gianluca De Rosa; che si sofferma ad analizzare Il Lapidario Mommsen attraverso le collezioni epigrafiche conservate nel museo; iscrizioni osche, greche ma soprattutto latine e sulle numerose tipologie di manufatti quali: lastre, altari, are, pietre miliari, stele funerari qui conservate e provenienti dagli scavi eseguiti in provincia di Caserta. Il secondo saggio è dello storico dell’arte Alfredo Fontanella, che con Il Sistema Museale Terra di Lavoro, sottolinea come, mentre in altre realtà regionali si sono costituiti sistemi e reti musali, nella nostra provincia «non si sono ancora attivate per la costituzione di sistemi museali» (p. 34), questo perché sono appesantiti da una burocrazia insostenibile e pertanto «rischiano di rimanere schiacciati» (p. 39).

Amalia Galeone, storica dell’arte, analizza nel suo saggio La quadreria del museo Campano di Capua. Dalle origini alla nuova esposizione, come sia difficile alcune volte rintracciare le opere di grandi artisti, che «menzionati nei documenti siano tutt’oggi presenti al museo, ma il loro riconoscimento risulta difficile a causa del precario stato conservativo e della genericità con cui è descritto il soggetto» (pp, 42-43), e di come «allo stato attuale manca uno studio sistematico stilistico ed attributivo di un numero considerevole di dipinti su tela e tavola ma anche di manufatti lignei» (p. 44). Luigi Iorio con Casilinum (per la via Latina) si sofferma a disegnare a grandi linee quella che è stata la storia dell’antica città romana di Casilinum, porto di Capua sul fiume Volturno, che ne ha eredito in parte la storia passata, usurpandone anche il nome. Nicola Terracciano, docente di storia e filosofia e preside, si è soffermato con il suo saggio Il Museo Campano e il Risorgimento italiano, su un’analisi dei decreti e della legislazione, che dopo l’unità d’Italia, fu emanata per l’istituzione del nostro museo archeologico. Anna Maria Troili e Pompeo Pelagalli con il saggio Il ruolo del TCI per salvare il monumento più insigne della civiltà italica, vogliono spronare i cittadini in generale ma soprattutto i Capuani in particolare, a comprendere bene come «un valore storico, monumentale e culturale immenso e unico e tutti i Nostri Tesori non devono essere perduti e oscurati, compreso lo scrigno prezioso del Museo Campano» (p.72).


La seconda parte del volume si apre con il saggio della professoressa universitaria Nadia Barrella, Beni culturali e sviluppo locale, la studiosa si sofferma sulla «scarsa presenza di strategie pensate con e per la popolazione residente in grado di consentire una reale riappropriazione del patrimonio culturale, riappropriazione che è determinante ai fini della buona riuscita di qualsiasi azione di sviluppo locale e sostenibile» (p. 77) e di come sia importante per la nostra provincia «giungere alla realizzazione di un modello informativo territoriale che possa raccogliere le competenze già acquisite circa il patrimonio culturale dei territori prescelti» (p. 78), questo per creare «le giuste opportunità per l’inserimento nel mondo del lavoro di nuove professionalità formate e indirizzate in modo specifico al terziario avanzato di natura culturale e turistica» (p. 79). Daniela Borrelli, docente di latino e greco, con il saggio Scuola e territorio: Museo Campano e Liceo Classico “Pietro Giannone” di Caserta, illustra il progetto POR Campania 2013-187, seguito dai propri allievi, che aveva come finalità «di valorizzare le collezioni archeologiche, in particolare le raccolte epigrafiche conservate nella Sala Mommsen e nei cortili interni, attraverso una serie di attività di stage all’interno dell’istituzione museale e non solo, per la durata all’incirca di quattro mesi» (p. 85), la meraviglia degli studenti era tale che molte volte chiedevano agli esperti che li seguivano «perché un patrimonio di tale valore fosse così poco conosciuto» (p. 91). Il professore Luigi Carrino, ordinario di Tecnologie e Sistemi di Produzione dell’Università Federico II di Napoli, nel suo saggio Le radici del futuro, racconta del come e perché, nel 2018, volle riunire il Consiglio di Amministrazione del Distretto Aereospaziale della Campania proprio nel Museo di Capua, perché come lui stesso asserisce: «solo i territori dove esiste ricchezza culturale, qualità della vita e apertura verso le minoranze sono in grado di attirare talenti e nel contempo solo la presenza di talenti consente la presenza di industria high-tech su cui si basa lo sviluppo dell’economia della conoscenza» (p. 100) ecco perché se il Distretto Aereospaziale campano «vuole rafforzarsi deve trovare un’alleanza strategica con gli “animatori” culturali del territorio, come il Museo Campano» (p. 101). Fulvio Delle Donne, Professore di letteratura Latina, Medioevale e Umanistica dell’Università della Basilicata, nel suo saggio La sala Federiciana del Museo Campana, ci descrive quello che è conservato nel museo dell’antica Porta di Capua fatta erigere dall’imperatore Federico II sul ponte del fiume Volturno tra il 1234 e il 1240. La Dottoressa Daniela De Rosa nel suo saggio si sofferma su La collezione Egizia del Museo Campano Provinciale di Capua, donata alla fine dell’Ottocento al Museo capuano dal medico milanese, ma di adozione napoletana, Paolo Panceri. Il bel saggio di Pietro di Lorenzo si sofferma su Gli strumenti musicali raffigurati nelle opere d’arte del Museo Campano, dagli antichi strumenti descritti, suonati dagli angeli, sembra ascoltare l’armonia e il suono che emanano ancora dopo i tanti secoli trascorsi. Luigi Fusco, invece ci descrive nel suo saggio La Tela della Madonna in trono con Bambino e santi della Pinacoteca del Museo Campano, donata dal nobiluomo aversano Gabriele De Mastrillis al re di Napoli Alfonso II nel 1440. Maria Rosaria Iacono nel suo breve articolo Per la tutela dei musei, critica la riforma Delrio, che «ha sottratto alle provincie le competenze in materia di cultura senza però individuare le Amministrazioni chiamate a subentrare nella gestione amministrativa e finanziaria del notevole patrimonio culturale detenuto da questi enti, con la clausola: “senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica”» (p. 125). L’archeologa Maria Luisa Nava con la pubblicazione dell’articolo Per il futuro del Museo Campano, si sofferma sul rilancio del Museo a partire da una inventariazione e catalogazione di materiale ancora inedito, questo perché «la funzione principale del Museo è quella di essere al servizio della società e dal suo sviluppo: è, dunque, un’istituzione che persegue uno scopo essenzialmente educativo, attraverso la ricerca, la conservazione e la comunicazione dei contenuti culturali delle proprie raccolte» (p. 130). Carlo Rescigno, professore di archeologia classica dell’Università L. Vanvitelli, con Il Museo Provinciale Campano di Capua ci descrive come è stato costituito il fondo delle Mater Matutae.
La Parte Terza si apre l’articolo Le Matres. Chi le vede non le dimentica di Eva Cantarella, che si sofferma sulla forte suggestione che le Mater sanno suscitare sul visitatore. L’incanto che le maestose Mater sanno suscitare, perché raffigurano i volti delle donne campane, è sottolineato anche in Un inquieto e ambiguo destino di Luisa Cavaliere. Gli articoli: Le Matres Matutae. Le misteriosi e affascinati statue matronali di tufo di Mario Cesarano, ex Direttore dello stesso museo capuano, Il Museo Campano di Capua: alla scoperta delle Matres Matutae di Elisabetta Colangelo; La donna della preistoria di Florindo Di Monaco, Le Matres Matutae di Capua di Stefano Mollica, si soffermano tutti sulla collezione della Mater conservate nel Museo, tutti tentano di dare una spiegazione, quanto più razionale possibile, al mistero delle antiche divinità femminili venerate in epoca preistorica, il cui culto è sopravvissuto fino alla religione politeista greca e romana.
In chiusura mi piace ricordare, che non sono pochi i miei concittadini che hanno contribuito alla stesura di questo volume con i loro lavori a partire proprio dalla foto di copertina, che riproduce un quadro dell’architetto Alessandro Ciambrone; l’intervento di Mario Luise, ex sindaco di Castel Volturno, con Il ritrovamento del dio Volturno, (pp. 57-8), il quale si sofferma sul suo impegno personale e sul contributo dato dal Comune di Castel Volturno per il restauro della bella testa inghirlandata di canne palustri della nostra divinità fluviale, conservata in un cortile del museo, la riproduzione del cui calco è ancora oggi posta nell’androne del nostro Palazzo comunale; il colto saggio di Vittorio Russo, Il Dio Volturno nella storia (pp, 59-62) e non ultimo la trascrizione delle parole della canzone Tammurriata delle Mater di Lello Traisci (p. 163).

Alfonso Caprio

UNA LETTERA DEL 1982 DI PEPPINO CAPOBIANCO

Al Presidente Provincia di Caserta

Al Direttore Museo Campano

Mi è capitato di leggere con interesse la seconda pagina del Nuovo dialogo interamente dedicata al Museo campano, in cui vengono riportate le proposte del consigliere provinciale Lamberti per lo sviluppo di questa importante istituzione culturale di Terra di Lavoro.

A questa istituzione mi rivolsi nell’estate del 1981 quando lavorai, assieme all’Istituto campano per la Storia della resistenza per l’organizzazione del seminario: “Capua e Terra di Lavoro dal fascismo alla Repubblica”. Era una iniziativa che intendeva correggere un lavoro pregevole curato da Luigi Cortesi riguardante l’analogo periodo, che si presentava carente nella ricostruzione del ruolo svolto dagli antifascisti di Terra di Lavoro per abbattere il fascismo e conquistare la libertà. Le comunicazioni presentate da docenti e borsisti furono ritenute una utile base per l’ulteriore approfondimento di quel periodo storico, tant’è che l’amministrazione comunale di Capua decise di stampare gli atti del convegno. Purtroppo ancora si attende la pubblicazione. Questo riferimento mi permette di considerarmi tra quanti ritengono che il Museo Campano-  la principale istituzione culturale della nostra Provincia – vada potenziata. Ora vedo con piacere avanzare interessanti proposte “per recuperare il Museo al ruolo di centro culturale  vivo e vitale” dal consigliere B. Lamberti. Tra le quali vi è la proposta di “dedicare una sezione della biblioteca del Museo alla storia dei partiti politici e del movimento operaio e contadino in terra di Lavoro”. Su questa idea vorrei esprimere il mio parere.

La storia locale è trattata con sempre maggiore attenzione dai più qualificati ambienti universitari. In un recente  congresso, svoltosi a Pisa nel dicembre del 1980,si è affermato che “storia generale e storia locale si identificano” quando questa “intende essere il riscontro in luoghi ed in ambienti determinati di problemi di carattere generale”. Questo è il caso dello studio dei movimenti politici e sociali, delle istituzioni in una provincia come la nostra. In questo modo non si fa del provincialismo, ma “storia totale di un determinato territorio”.

Stando così le cose, la proposta del consigliere Lamberti andrebbe meglio specificata. Ed è questo il motivo del mio intervento. Presso il Museo dovrebbe sorgere non tanto una biblioteca, quanto un archivio dei movimenti sociali e politici di Terra di Lavoro. Infatti è scarsa la produzione editoriale, molto più ampia è invece una “editoria minore” (dattiloscritti, ciclostilati, volantini, verbali di convegni e di riunioni, ecc.), che il più delle volte va perduta. Eppure in questa “editoria minore” c’è la traduzione delle politiche generali, c’è il giudizio di un determinato momento storico. C’è in sostanza l’originalità e la creatività delle politiche “locali” delle varie organizzazioni.

Per chi volesse ricostruire un episodio o un periodo determinato questa produzione diventerebbe una ricchezza inestimabile che assieme ai materiali delle emeroteche ed egli archivi di stato permetterebbe veramente di cogliere tutta la vivacità di una fase storica. Creare una sede capace di raccogliere ed ordinare il materia via via prodotto significa non solo salvarlo dalla distruzione, ma dare vita ad una fonte inesauribile per i futuri ricercatori, evitare che la specificità dei vari gruppi sia appiattita in un giudizio generico e generale.

Molto materiale è già irrimediabilmente perduto. Penso ad esempio ai verbali del Comitato di Liberazione provinciali e locali. Eppure da li si potrebbe ricostruire la via attraverso cui si è andata costruendo la nuova democrazia postfascista. Penso ai programmi elettorali amministrativi. Eppure da li si potrebbe ricostruire il moto di intende delle varie forze politiche il ruolo degli enti locali. Penso a come si sono mosse le varie forze politiche e sociali nei confronti della Legge Stralcio della Riforma Agraria. E potrei continuare con altri esempi. Ma deve sempre essere così? E’ interesse di tutti i partiti, di tutte le organizzazioni economiche far si che le loro radici, la loro attività, non vadano distrutte, non scompaiano con i protagonisti, non vengano coperte dall’oblio.

Il Museo Campano può essere l’istituzione deputata a questo compito. Le generazioni future la considereranno un’opera meritoria perché potranno capire attraverso quali vie, quali idee, quali scontri, questa nostra e loro società è passata per diventale quella attuale. Per questo considero la proposta del consigliere Lamberti come una idea interessante da approfondire e discutere. Mi auguro che la affronterete anche voi con la dovuta serietà. Distintamente.

Giuseppe Capobianco, 1982

** Intervento di G. Capobianco nel convegno “Capua e Terra di lavoro dal fascismo alla  repubblica” – capua 30-06-1981





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