di Gianfranco Nappi

Le vicende degli Stati Uniti e dell’attacco al Parlamento stanno provocando una grande discussione e reazioni dei più diversi generi.

E’ normale e giusto che sia così: si è trattato di un fatto gravissimo in se’ e per quel che simbolicamente evoca.

C’è una tendenza fortissima a sminuire la sostanza di quel che è accaduto.

Prevale in tanti osservatori la classica invocazione di una destra liberale che sia finalmente capace di assicurare stabilità e rispetto delle norme e, su questa base, sia in grado di togliere ogni spazio alle destre populistiche di cui Trump e il clima di violenza scatenato negli Usa sono una delle evidenze.

Di questo ragionamento è diventato alfiere in modo particolare il Corriere della Sera.

Nel suo editoriale di domenica, tra gli altri di questi giorni, alla firma autorevole di Antonio Polito, vi si legge proprio questo.

Dice Polito riferendosi , ai fenomeni di protesta populistica che si manifestano in tanti paesi, che : ” Ci sono due modi per leggere….Il primo è quello scelto da una parte della sinistra anche in Italia, così affascinata da ogni movimento da individuare anche nel signore con le corna e il cappello…che ha invaso Capitol Hill il volto del diseredato, della vittima della disuguaglianza, e che quindi propone una risposta sociale, di riforma del capitalismo. La seconda è la reazione liberale che vede invece nello Stato di diritto, nella difesa delle istituzioni e nella qualità della mediazione politica tra gli interessi il baluardo dei regimi democratici…Una destra di questo tipo serve dunque anche in Italia...” .

E’ davvero per certi versi sorprendente questo modo di ragionare.

Che una destra liberale sia da preferire ad una destra negazionista, primatista, razzista, sessista…è certo naturale ed auspicabile.

Che lo Stato di diritto rappresenti un riferimento imprescindibile è altrettanto incontestabile e non vedo da nessuna parte in giro una sinistra che ne contesti la validità.

Viene così da chiedersi però: ma in questi decenni, quali sono le forze e le culture che hanno egemonizzato i governi di tutti i paesi dell’Occidente?

A me sembra che, negli Usa come in Europa, sia prevalsa proprio una cultura politica liberale, centrista, tanto moderata da rendersi difficilmente distinguibile nelle sue componenti fondamentali di destra e di sinistra : è vissuta una sostanziale comunanza di visioni e di pratiche sui temi fondamentali della visione del ruolo dello Stato e del pubblico, del mercato, dello spazio da assicurare ai grandi protagonisti globali della nuova ondata neoliberista.

Ed è all’ombra di questa politica unica corrispondente ad un pensiero unico con ben poche variabili, che sono cresciuti livelli di disuguaglianza tra aree del mondo e all’interno degli stessi Stati più avanzati con pochi precedenti; è qui che è maturato lo strapotere di un finanzcapitalismo vorace ed onnivoro con livelli di concentrazione del potere e della ricchezza questi sì senza alcun precedente.

Non è che abbiano governato i Sanders e i Corbyn..

Il cuore del Governo è stato rappresentato proprio da orientamenti moderati, o dichiaratamente liberali o al massimo liberaldemocratici.

Ora, immaginare che su scala globale la risposta agli evidenti segni della crisi verticale di un intero ordine del mondo, che cova dentro di se’ anche fenomeni ‘morbosi’ , per dirla con Gramsci, ed estremi, come le corna a Capitol Hill, possa essere rappresentata ancora da un mero richiamo allo Stato di Diritto e al bisogno di una Destra liberale, negli Usa come in Italia, al di là di ogni valutazione politica credo significhi fondamentalmente essere un po’ fuori dalla realtà.

Gianfranco Nappi

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