Folena: credito d’imposta del 90% per le erogazioni a sostegno della cultura

L’ex presidente della Commissione Cultura della Camera: fra i tre punti per ripartire, anche 500 euro a famiglia da spendere in teatro e mostre: «Chi le organizza svolge servizio pubblico, nello spirito della Costituzione»

di Pietro Folena

Folena: credito d'imposta del 90% per le erogazioni a sostegno della cultura

Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi (foto Imagoeconomica)shadow

Pierluigi Battista ha avuto il merito di porre al momento giusto il tema della cultura come chiave per la rinascita del Paese dopo la crisi del coronavirus. Un modo concreto per essere vicini a chi combatte in prima linea la pandemia, oltre alle sottoscrizioni e alle donazioni di sangue, e all’urgente intervento che prevenga la pandemia sociale, determinata dall’esaurimento totale di risorse di una parte della popolazione, che difficilmente potrà accedere ai meritori interventi fin qui predisposti dal governo (c’è chi in questi giorni ha giustamente ipotizzato un’azione molto rapida di helicopter money, pompando nei conti correnti vuoti risorse che permettano la spesa e la sopravvivenza), è quello di occuparsi del dopo, come ha invitato a fare il Presidente della Repubblica.
La cultura, al di là di ogni retorica, è per l’Italia decisiva per la ripresa. Ma occorre una massiccia operazione keynesiana, simile per impatto a quanto si fece negli Usa dopo la crisi del 1929.

La raccolta firme della filiera culturale

È quanto, insieme a decine di operatori nel campo delle mostre, delle gallerie d’arte, dei musei e dei beni culturali, abbiamo proposto in un breve documento — sottoscritto da tutta la filiera del settore, fino ad ora un centinaio di firme — che contiene proposte radicali (il documento si può sottoscrivere su change.org) . Questa filiera è formata da organizzatori delle mostre culturali, da piccole, medie e grandi società e associazioni organizzatrici, da gestori privati di servizi aggiuntivi, da musei privati, fondazioni culturali e case-museo, da ditte specializzate nei trasporti, da broker assicurativi, da case editrici, da allestitori e da artigiani del settore, da curatori, critici d’arte e specialisti, dalle gallerie d’arte, da testate giornalistiche e online del settore. Tutti i musei statali e pubblici vivono in un’interazione profonda con questo mondo, che spesso contribuisce al loro sostentamento. La sola filiera delle mostre è cresciuta in Italia, in questi anni, realizzando un volume d’affari annuo vicino ai 200 milioni di euro. Il mondo delle gallerie d’arte e delle mostre ad esse collegate genera inoltre un movimento economico crescente.

Avvicinare i giovani all’arte: un servizio pubblico

La valenza culturale di questa specifica filiera è diventata strategica, nell’ambito del rilievo di tutta l’impresa culturale. Le mostre avvicinano all’arte e alla cultura settori crescenti della popolazione, a partire dalle scuole, dai giovanissimi, dalla terza età. Svolgono un servizio pubblico, nello spirito dell’art.9 della Costituzione Repubblicana, sia nella prima parte (lo sviluppo della cultura) che nella seconda (la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione). È superfluo poi soffermarsi sulla capacità di attrazione territoriale e turistica, veicolata da mostre ed eventi culturali di diverse dimensioni, che riguarda non tanto le grandi città, ma soprattutto un diffuso tessuto di medie e piccole città, vera spina dorsale del Paese. L’esperienza meritoria, promossa dal Mibact, della capitale culturale dell’Italia, ha valorizzato in questi anni proprio questo aspetto. All’estero, infine, gli eventi culturali e le mostre italiane contribuiscono a realizzare una insostituibile azione diplomatica e di promozione del Paese, oltre a portare in Italia risorse economiche destinate a finanziare i musei prestatori e le istituzioni culturali.

Prime misure ok, ma occorre fare di più

Questo settore ha già dovuto fare i conti in questi anni sia con politiche verso l’impresa che non riconoscevano lo specifico dell’attività culturale sia con procedure burocratiche macchinose e discrezionali. La sospensione in atto delle attività culturali (un altro capitolo drammatico è quello del teatro, della danza, della musica) imposta dall’emergenza può determinare un collasso di molte attività e imprese, e dell’intera filiera. Le prime misure generali assunte dal governo, che permettono un primo rinvio dei pagamenti degli oneri sociali, la Cassa Integrazione in deroga, anche per le piccole aziende, e il sostegno alle banche per la sospensione di crediti e mutui, vanno nella direzione giusta. Ma è il momento di fare di più. Ci vogliono scelte coraggiose e innovative, come quelle suggerite nel documento citato.

Ridurre strutturalmente l’Iva al 4%

Penso per esempio a tre scelte strategiche: 1) si deve riconoscere uno status comune a tutte le imprese e ai privati che operano nel settore culturale, e è indispensabile — oltre alle misure di fiscalizzazione degli oneri sociali per tutto l’anno — che l’IVA per tutte le filiere di questo settore scenda strutturalmente al 4%; 2) va realizzato il Fondo per la cultura , come suggerisce Battista — senza limitarsi a fondi di settore, come quello per lo spettacolo, già previsto nel «Cura Italia» — con la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti, di Mediocredito centrale e di Credito Sportivo, che potrebbe essere gestito da Invitalia, al cui interno prevedere: interventi di sostegno alle realtà che hanno avuto perdite economiche e mancati introiti a causa della chiusura delle attività culturali, con criteri certi e trasparenti; interventi di sostegno alle attività culturali che nei due anni successivi alla ripresa dovranno promuovere il nostro Paese, in Italia e all’estero; un credito di imposta del 90% per le erogazioni liberali a sostegno di tutta la filiera della cultura per il prossimo biennio; e, soprattutto, un voucher di 500 euro a famiglia da spendere per mostre, teatro, libri, altre attività culturali, con un’immediata immissione di liquidità; 3) si deve promuovere uno statuto dei lavoratori della cultura: occorre prevedere, per tutti i lavoratori precari della cultura e le partite Iva, un assegno mensile di 600 euro, per il 2020, registrando un apposito Albo di operatori culturali presso l’Inps; e successivamente va realizzata la definizione di regole, garanzie e diritti per un mondo che è cresciuto in questi anni, ma in modo disordinato.
Questa crisi, come fu per gli Usa quella del 1929, è quindi l’occasione per cambiare paradigma, e davvero per fare della cultura (e della ricerca, e della salute) il motore di una nuova idea di sviluppo.

Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi, associazione per l’organizzazione di mostre d’arte. Già deputato per il Pci, i Ds prima e quindi per Prc, è stato presidente della 7^ Commissione Cultura della Camera tra il 2006 e il 2008

 

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2 commenti

  1. Da diffondere e sottoscrivere:
    Primi passi per incominciare a progettare, a costruire “l’oltre” queste terribili emergenze con un tutto il suo carico di dolori esistenziali, di drammi familiari e di danni economici con inedite problematiche sociali e politiche.

  2. Da diffondere e sottoscrivere:
    primi passi per progettare/costruire ” l’oltre” queste emergenze durissime con il suo carico di dolori esistenziali, drammi familiari, danni economici con inedite problematiche sociali e politiche.

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