di Massimo Anselmo . 
Sono i tre lemmi che oggi ricorrono nel dibattito sociale e politico; il cui orientamento mi pare decisivo per il “domani”.
Emergenza epidemiologica: la diffusione del virus che in cinque mesi (fine novembre 2019 marzo 2020) ha investito l’intero pianeta ha evidenziato la crisi della società globale e” liquida” ponendo in primo piano le diseguaglianze sociali, ambientali, culturali, che hanno modificato gli assetti del nostro Paese, dell’Unione Europea, dei rapporti geopolitici. La fragilità sociale basata sull’individualismo egocentrico delle teorie neoliberiste si deve confrontare con risposte alla crisi praticate da Paesi (Cina, Corea) che con la loro coesione statalista hanno affrontato il virus ponendo come primo obiettivo la salvaguardia della salute popolare per salvaguardare la ripresa economica.
Il nostro Paese ha affrontato per primo l’epidemia facendo esplodere il rapporto Stato Regioni e in primo luogo ha dovuto prendere atto che il sistema di welfare è stato devastato dalle politiche neoliberiste più o meno modulate dai governi succedutesi nell’ultimo decennio e aggravatosi con l’avvento populista e sovranista degli ultimi due anni.
Abbiamo constatato che l’Unione Europea non può più continuare a essere un luogo di patteggiamenti pena la sua crisi strutturale.
Diritti: le misure adottate prevedono, oltre al contenimento della contaminazione con limitazioni alla circolazione dei cittadini e alla sospensione di attività produttive non necessarie, un piano di interventi economici a favore di lavoratori e imprese colpite dalla “recessione epidemica”, di interventi finanziari sulle strutture sanitarie pubbliche. Molti osservatori hanno protestato in nome di una difesa delle libertà individuali adombrando il pericolo di una svolta autoritaria, altri hanno evidenziato che i provvedimenti economici di sostegno lasciano fuori i lavoratori “informalmente” occupati.
Mi sento di condividere le considerazioni di Zagrebelski sull’alveo costituzionale delle misure adottate per quanto riguarda i diritti individuali, “…non vedo prove di autoritarismo…” sempre Zagrebelki, piuttosto vedo criticità nel rapporto Stato Regioni che ha messo in luce i limiti strutturali del Titolo V della Costituzione, a cui bisognerà porre mano.
Altro tema in materia di diritti credo si debba porre sulla questione della gestione dei dati informatici: l’uso dei profili di ogni cittadino non può più essere proprietà della corporation Big Data, e una regolamentazione di garanzia pubblica sui dati è necessaria sia per difendere le individualità sia per una utilizzazione pubblica degli stessi tesa a profilare socialmente gli indirizzi amministrativi; le reti, insomma, devono diventare un bene di pubblica utilità per superare squilibri di conoscenza tra aree sociali e territoriali.
Incentivi: le misure di sostegno economico hanno un limite certamente identificato nei lavoratori “informalmente” occupati, cioè tutto il settore del lavoro nero, dell’evasione fiscale minima, del volontariato professionale, delle famiglie sotto la soglia di povertà, degli immigrati clandestini o precariamente regolarizzati. Questa vasta area sociale è il centro della formazione di diseguaglianza sociale che attraversa tutto il Paese al di là delle concentrazioni territoriali (Nord, Sud).
Occorre aprire un’iniziativa politico-sociale che assicuri a tutti un sostegno e nello stesso tempo “regolarizzi” strutturalmente queste condizioni lavorative e sociali. Su questa area si possono concentrare, in assenza di una proposta democratica, le iniziative sovraniste e populiste di eversione dello stato sociale in nome di demagogici obiettivi di difesa nazionalista o di rabbia contro i poteri forti variamente identificati.
Pertanto non lasciare soli nessuno significa soccorrere tutti finalizzando alla regolarizzazione strutturale del lavoro nero, dell’evasione minima, assicurando così maggiori introiti fiscali, eliminando la precarizzazione del volontariato identificandolo come supporto strutturale del sistema socio sanitario nazionale e di quello formativo; si tratta di utilizzare risorse per lo sviluppo di un welfare di coesione sociale.
Insomma identificare linee di sviluppo economico che unifichino il tessuto sociale, producano ricchezza finalizzata al bene comune (concetto molto generico ma non riesco a trovare di meglio) in cui lo Stato assuma il ruolo di protagonista incentivando un uso del territorio in difesa di se stesso, investimenti produttivi socialmente utili, indirizzi finanziari a sostegno di uno sforzo di ricostruzione della società post epidemia.
Nelle prossime elezioni per il rinnovo di Comuni e Regioni il dibattitto può essere quindi sui programmi di reale innovazione politica amministrativa e sociale con tutta la complessità che comporta: continuare a cercare posizionamenti, riproporre temi desueti come bandiere, costruire coalizioni artificiose aumenterà la crisi dei partiti; è necessario cambiare pelle: assumere la partecipazione popolare alle decisioni, alla formulazione di programmi, alla scelta delle rappresentanze e delle alleanze può essere un contrasto all’ aumento delle diseguaglianze.

Militante e dirigente della sinistra. Già dirigente del Consiglio regionale della Campania.

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2 commenti

  1. L’8 marzo non sarà solo la giornata mondiale della lotta per la liberazione della donna, ma sarà ricordata anche come la giornata che ha dato il via alla lotta al coronavirus e nello stesso tempo al cambiamento della società capitalistica. La sua crisi con i suoi meccanismi liberisti e sovranisti, fa bene Massimo a proiettarsi già nel post coronavirus, sono morti l’8/3/2020 Massimo nel suo articolo ricomincia da 3 lemmi e fa bene ma io propongo anche di affermare: Dopo il #Coronavirusquestomaipiu cominciando ad elencare tutto quelle storture del capitalismo straccione da abolire, sia nel mondo del lavoro, della sanità, dell’istruzione e così via. Introdurre almeno almeno elementi di socialdemocrazia se non di socialismo.

  2. Ok: indicazioni utili, riflessioni che certamente troveranno spazio per ulteriori approfondimenti (non solo di pochi) in parallelo allo sviluppo dei fatti che conserva ancora qualche tasso di imprevidibilità.

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