di Iaia De Marco

Da lungo tempo la narrativa conosce la potenza comunicativa dell’estremizzare il discorso e se ne serve per inviare messaggi inequivocabili, o quasi, senza darlo a vedere. Dalle parabole alla letteratura fantastica, l’espediente ha spesso funzionato. Su quelle terre di confine che sono le estreme – di un concetto, di una situazione – tutto si fa più chiaro e comprensibile per il diradarsi della complessità. José Saramago, insieme a Camus e Tucidide autore tra i più citati del momento, nel romanzo “Cecità” racconta dell’epidemia bianca che colpisce una città (la stessa che, qualche anno più tardi, presenterà una recidiva nella forma di schede elettorali bianche). L’isolamento degli ammalati è la misura adottata dalle autorità per arginare il contagio. Rinchiusi in un ex manicomio, il gruppo di persone di cui seguiamo le sorti perde ogni giorno un brandello di umanità, fino a spogliarsene del tutto, regredendo alla preistoria del mors tua vita mea. L’unica in grado di resistere alla catastrofe è una donna, la moglie del medico che, per non abbandonare il marito, si era finta cieca ed era stata rinchiusa insieme agli altri. Lei vede come la paura può far saltare ogni vincolo di solidarietà, generando diffidenza ferina, individualismo disperato. Solitudine. Si fa coscienza per gli altri, organizzazione; fa capire loro che la migliore difesa sta nella cooperazione, nel non escludere nessuno, perché nessuno covi rancore. Smorza l’odio emerso, convertendo quell’energia negativa in resistenza solidale. Si salveranno tutti e tutte. Insieme.

La nostra condizione attuale è estrema. Molti dei temi oggetto del pensiero politico critico degli ultimi decenni trovano, oggi, conferma oggettiva. Avevamo ragione. “Soffriamo non per troppa integrazione e collaborazione globale, ma di deficit di globalità” scrive Nadia Urbinati su La Repubblica, e nota “un fatto che il virus ci fa vedere con chiarezza: o si opera per il rispetto delle condizioni di sopravvivenza che riguardino tutti, o per tutti ci saranno problemi insormontabili”. L’azione dello Stato scevra da logiche estrattive, che aveva portato l’Italia a godere del miglior sistema sanitario nazionale (grato pensiero a Tina Anselmi, nella foto), è stata via via sostituita da una concezione aziendalista che ha fatto strame della sanità pubblica. Il regionalismo – spinto o meno – alla stessa stregua del nazionalismo, mostra ora a tutti, con evidenza, l’inadeguatezza del modello in materie per natura non locali quali istruzione, sicurezza e, appunto, sanità. In questa situazione, è diventata evidente “la falsa credenza, luogo comune delle retoriche neoliberiste” che spacciava il lavoro manuale come un residuo solido del passato (Marco Revelli) che fa il paio con la delocalizzazione delle fabbriche con cui la proprietà si è esonerata da qualunque vincolo di responsabilità nei confronti dei lavoratori e del Paese. E ora, le cose che ci servono non si fabbricano qui e le importazioni sono problematiche. Il rovesciamento di prospettiva imposto da Covid19 ha fatto capire “dal didentro” a molti, nei porti e negli aeroporti di mezzo mondo (ma anche all’uscita dalle autostrade o sui confini tra comuni italiani), cosa significhino i respingimenti.
L’elenco è lungo e altrove molto meglio scritto e descritto che da me. Qui, vorrei solo concludere la mia metafora da reclusa domenicale non immemore delle speranze coltivate e dell’impegno profuso, prima che la giostra si fermasse, nella ricerca di un’alleanza politica, forse più possibile oggi che la crisi estrema ha dato ragione alle analisi che abbiamo condiviso. In fondo, abbiamo solo bisogno della moglie del medico di “Cecità” per venire fuori da questa esperienza estrema e convertirla in una concreta possibilità di trasformazione.

***

Iaia ha fatto un riferimento esplicito al valore della Riforma istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale del 1978, a Tina Anselmi. Ci stiamo occupando molto di quello che abbiamo definito come ‘il di più di sofferenza’ indotto dalle politiche neoliberiste applicate al sistema sanitario, alla sua riduzione e alla sua privatizzazione. Viene giusto allora proporvi questo interessantissimo articolo di Chiara Giorgi pubblicato sul sito del Centro per la riforma dello Stato presieduto da Maria Luisa Boccia, https://www.centroriformastato.it/la-sanita-da-riscoprire-le-radici-politiche-del-servizio-sanitario-nazionale-1/

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1 commento

  1. In questi giorni la luce del sole per me (in casa da 20 giorni) alimentava “stordimento”, da qualche giorno a tratti ci abbandona….e mi sta sempre più abbandonando la percezione del “Paradossale” : mi ha avvolto come una nube che mi voleva mantenere lontano da dure analisi e impegnative letture del sociale e della Politica dell’oggi. Non distaccata dalle sofferenze altrui, non ripiegata nel mio mondo intimista, anzi con vissuta costante empatia e con consapevole capacità di ascolto di persone, amici e parenti del nord Italia.
    Ora le emozioni dello sbigottimento chiedono spazio all’impegno per decifrare anche con razionale
    sistematicità problematiche, fatti, analisi e prospettive dell’oggi, del futuro vicino e di quello più lontano.
    Grazie a InfinitiMondi perché le letture proposte mi saranno di grande aiuto.
    Qui segnalo “Diceria dell’untore” del nostro Gesualdo Bufalino, il mio è un piccolo libro tipico della Sellerio (1986) ripreso quando diversi giorni fa si iniziava a parlava di “Paese untore”.

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