L’idea, di fronte alla crisi dell’autrasporto ancora clamorosamente aperta di ripensare un intero modello di sviluppo a parttire dalla scelta energetica lanciata ieri ha raccolto diverse ed immediate adesioni e disponibilità: Luciana Castellina, Massimo Serafini, Gianni Silvestrini, Santolo Meo, Fulvia Bandoli, Silvio Greco, Sergio Gentile, Valerio Calzolaio, Achille Flora hanno dato la loro disponibilità ad essere partecipi di un lavoro di approfondimento e di elaborazione che, nell’incrocio con le diverse soggettività sociali, metta a fuoco i contenuti possibili del necessario progetto per il paesesuldecisivo fronte energetico come parte della più generale lotta alla rottura climatica. Emiliano Brancaccio ci ha chiesto di tenerlo aggiornato sugli sviluppi del lavoro.

E intanto arrivano altreriflessioni in vista del 27 ottobre

Michele Mezza

I Senza partito sono forse uno dei principali sensori di come agisce la società digitale,scomponendo e atomizzando ogni ambizione e rivendicazione sociale .Se non mettiamo in campo proposte che ricompongano questo ambito dando all’innovazione un carattere progressivo e non regressivo mediante il ruolo dello spazio pubblico nella condizione dei processi tecnologico non facciamo che riprodurre il modello di separazione fra politica e società ,fra produzione e organizzazione che sta alla base dell’evasione dall’impegno civile.

Mario Catini

La democrazia non si salva aspettando. Si salva partecipando.

C’è una crisi che riguarda la politica, ma soprattutto il rapporto tra la politica e le persone. Quando i cittadini smettono di sentirsi rappresentati, il rischio non è soltanto l’astensione: è la perdita della fiducia nella possibilità stessa di cambiare le cose.

La riflessione di Gianfranco Nappi pone una domanda fondamentale: che cosa siamo disposti a fare noi, oltre a criticare?

Servono idee nuove, energie libere, giovani protagonisti, competenze e luoghi di confronto capaci di superare gli steccati ideologici. Servono comunità che rimettano al centro il lavoro, l’ambiente, i diritti, l’inclusione e la dignità della persona.

Perché la democrazia non può ridursi a un voto ogni cinque anni, né i partiti possono diventare luoghi chiusi, autoreferenziali, distanti dalla società reale.

Il futuro non si costruisce soltanto contro qualcuno, ma soprattutto insieme, per qualcosa.

È qui la sfida: trasformare il malessere in partecipazione, la protesta in proposta, le differenze in un progetto condiviso. Senza scorciatoie, senza nostalgie, senza l’illusione che basti cambiare i protagonisti se non si rinnova anche il modo di fare politica.

L’incontro del 27 ottobre a Napoli può essere un’occasione importante, a condizione che il confronto non si esaurisca nelle parole, ma diventi l’inizio di un percorso concreto.

Perché una società più giusta non nasce per caso. Nasce quando persone diverse decidono di assumersi una responsabilità comune.

La vera alternativa non è soltanto elettorale. È culturale, sociale e umana.

E forse la domanda più importante da cui ripartire è proprio questa: vogliamo continuare a essere spettatori della crisi o diventare protagonisti delle soluzioni?

Paolo Giugliano

Io con tessera di partito PD iscritto a Democratici x l” Alternativa che. Guardo con simpatia a te e a quello che fai. Non credo di essere x questo contraddittorio come solennemente sempre mi rimprovera un mio amico, penso che sia tempo di unire forze x. Battere assolutamente la Meloni altrimenti dopo tutti al mare a pescare farfalle.Per questo ( pare che la salute me lo dia) il 27 sarò lì, chiederò se possibile di parlare x fare il mio contributo alla discussione che hai aperto. Poi, poi, come si vedrà io voterò PD come dice il mio amico Anzalone ma non so perché 

Salvatore Alfieri

Ripartiamo dal basso. In ogni quartiere, in ogni piccolo paese si operi perché nascano e si strutturino su base volontaria e senza ruoli i Comitati per l’Alternativa. Ci siamo riusciti nel 1996 in pochi mesi. Perché non ora?

L’ARTICOLO DI MERCOLEDI’ 21 OTTOBRE

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