L’immagine dell’Italia del Sud prigioniera della protesta degli autotrasportatori è lo specchio fedele di un fallimento: quello di quattro anni di Governo della destra in Itaia e della sua scelta sistematica di mettere toppe ai problemi pur di non intaccare interessi consolidati, pur di non cambiare niente.
E al tempo stesso è il segno evidente di un punto di rottura del sistema in quanto tale,sottoposto a pressioni fortissime su scala generale e globale le quali per essere risolte richiederebbero un cambio di rotta radicale di modello di sviluppo e di organizzazione del mondo.
La guerra, le guerre,mai così diffuse, stanno facendo saltare ogni equilibrio.
E qui viene la prima grave responsabilità del Governo: avere sistematicamente agito per indebolire l’unico spazio che, se attivo, può giovare un ruolo attivo sulla scena internazionale, avere voce in capitolo nelle controversie internazionali, fare da ponte: l’Europa o è questo o non è.
E infatti, non facendolo oggi, semplicemente non è.
Fermare la guerra. Fermare le guerre. E’ questo l’imperativo che dovrebbe guidare l’azione del Governo, di tutti i Governi europei intanto. Compiere ogni sforzo per costruire una via pacifica nella risoluzione delle controversie, agire attivamente per fermare la carneficina in Ucraina, provare a delineare nuovi terreni negoziali e di sicurezza per tutti. A cominciare dall’Ucraina.
Il Governo invece nulla ha mosso per fare più forte l’Europa nella sua iniziativa. Nèconcretamente per fermare Trump e Nethaniau nel genocidio palestinese che continua e nella guerra all’Irandi cui non si comprendono inizio e fine, ragioni e obiettivi.
E proprio da questa viene la crisi dei prezzi del petrolio all’origine dei rialzi insostenibili di prezzo e dello scatenarsi della rivolta degli autotraspostarori che non riescono più a fronteggiare la situazione.
Come dargli torto?
Avere minato la credibilità e la forza di una iniziativa europea per la pace e per la sicurezza globale; avere rincorso le scelte per i riarmi nazionali invece del coordinamento progressivo di un sistema di sicurezza europeo rappresentano una responsabilità storica, non voglio esagerare, sulle spalle di questa destra di cui chiedere conto.
Negli ultimi quattro anni tutte le scelte del governo sona andate nella direzione di negare la crisi climatica; ; lo sviluppo delle fonti rinnovabili è stato bloccato; le comunità energetiche sono state ostacolate in tutti i modi; si è affermata una linea di azione in Europa ispirata allo stesso criminale negazionionismo svuotando il giàdebole Greendeal e si è rilanciato il nucleare che prima ancora che un delitto è un imbroglio per queste centrali piccole di nuova generazione che nessuno veramente conosce e per le quali forse dal 2040 se ne parlerà…
Il risultato è che oggi siamo più dipendenti dal petrolio di prima. E paghiamo tantissimo la crisi aperta in Medio Oriente dopo quella scatenata dalla Russia contro l’Ucraina.
Eccoci quindi agli autotrasportatori. Al balletto sui tagli al prezzo, i pochi centesimi, i provvedimenti settimanali, le toppe.
E ora che le toppe non reggono più, cosa fa il Gvoerno? Altre toppe.
Puòdarsi che nelle prossime ore la protesta si ponga su linee meno aspre.
Ma io vedo tanta esasperazione in giro. E il rischio anzi di un avvitamento critico c’è tutto.
Siamo ad una rotturadi argini.
Hai voglia di chiudere la stessa protesta di studenti e Cgil in un ambito di pubblica sicurezza.
Anche lì si è rotto un argine.
E allora in un passaggio così critico davvero c’è bisogno di Politica e ci sarebbe bisogno di una Opposizione che per davvero si presentasse al Paese come alternativa.
Guai se la reazione dell’opposizione ora continua ad essere quella dell’attaccare, in modo sacrosanto, il Governo ma senza indicare al Paese un orizzonte altro, di visione della società, deisuoi problemi e di loro soluzione.
Il rischio di uno scontro scomposto esenza sbocco progressivo c’è tutto.
Ora servirebbe un di più di responabilità di fronte al Paese.
E’ anche questo il senso attualissimo dell’incontro del prossimo 27 ottobre all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli: sollecitare, reclamare,dichiararsidisponibili a concorrere ad un disegno alternativo per il paese: di visione e disenso, di scala di priorità sociale e, quindi, di proposte coerenti.
Qualche idea sulla contingenza intanto.
1 Una iniziativa urgente italiana per una più forte europea per la pace. In tutti lesedi internazionali. Verso tutti gli interlocutori. Questa rimane la priorità delle priorità. Per la pace servono accordi. Gli accordi si fanno riconoscendo i diritti alla sicurezza di tutti.
2 Va tagliata l’accisa sui carburanti. C’è poco da fare. Se è vero, come è vero, che autotrasporto e mezzi di lavorazione del terreno in campagna sono strozzati dal rialzo dei prezzi del carburanti. Da questo rialzo ci sono due soggetti che guadagnano: le grandi compagnie petrolifere e lo Statocon le entrate dalle accise.
Occorre quindi non una toppa, non una mancia o una regalìa di questi. Serve una assunzione di responsabilità che lo Stato imponga a tutti i soggetti e a se’ stesso: taglio delle accise e una misura di prelievo dagli extraprofitti. entrambe queste misure dovrebbero agire in modo generalizzato abbassando in una misura considerevole i costi di rifornimento. che è la cosa che se ho capito bene gli autotrasportatori chiedono con forza, ma che serve anche a tutte le famiglie.
3 Se ci si limitasse a questo, saremmo ancora però solo sul terreno delle toppe e, paradossalmente, continueremmo ad alimentare un sistema che invece di fare progressivamente ma decisamente a meno del petrolio, ne dipende sempre di più. E’ questo circolo vizioso che va spezzato. E’ questo circolo vizioso che in modo criminogeno questo governo ha alimentato. E’ questo circolo vizioso che nessun Governo che l’ha preceduto ha saputo spezzare. E’ questo circolo vizioso che una alternativa di speranza deve saper proporre al Paese come via di uscita strutturale.
E’ qui che serve un Piano alternativo. Da delineare e proporre oggi. Non mi sembra che sia all’ordine del giorno di nessuna forza politica.
Un Piano che ad esempio si ponga come obiettivo di:
a) passare dal ridicolo 3% di trasporto merci su ferro di oggi ad almeno al10% nei prossimi 5 anni, al 30% nei prossimi 10 anni, al 50% entro il 2040;
b) promuovere l’elettrificazione della movimentazione merci su strada con l’obiettivo di averne, elettrificata, il 10% annuo nei prossimi 5 anni;
c) pianificare l’elettrificazione di tutti i porti;
d) pianificare l’elettrificazione della piccola pesca costiera;
e) investire nel potenziamento del trasporto pubblico locale su ferro.
e) pianificare un balzo in avanti di capacità produttiva da fonti rinnovabili utilizzando ad esempio, Regione per Regione, le superfici disponibili di: capannoni industriali e commerciali; tetti di edifici pubblici; tetti di proprietà privata resa disponibile dai proprietari; cave abbandonate; ai margini delle reti autostradali e ferroviarie. E il tutto privilegiando sistemi Territoriali di Autosufficienza Energetica, secondo la logica che, nei quartirei, nei comuni, nei loro aggregati, a livello di comunità montane ( ecco tutto il valore dell’idea delle Comunità energetiche, seppellitesotto l’opposizione del governo attuale e il muro di burocrazia ), l’energia pulita si governa e si utilizza in primo luogo lì dove essa è prodotta. Un modello energetico che quindi tende a superare le filiere lunghe di approvvigionamento e di distribuzione che come si vede ora, in questo tempo di tempesta , sono le più fragili. E a fare dell’energia untetrreno di crescita di forme di utogoverno territoriale estendibii a daltri beni comuni, a cominciare dall’acqua, ma anche ai dati ( il vero colpo che si può portre ai colossi del web che hanno in questo i piedi di argilla se noi gli neghiamo l’uso dei nostri dati).
Un grande Piano per l’Italia sovrana per davvero dal punto di vista energetico.
Meno dipendente dal petrolio.
Con un effetto di risanamento ambientale e di abbattimento delle emissioni climalteranti senza precdedenti.
E con un abbattimento dei costi dell’energia per le famiglie, in primo luogo, e per le imprese.
Un Piano che pratichi giustizia sociale: non si realizza nulla se non si accompagnano i settori della società più deboli ed esposti alla prospettiva della conversione.
E, infine, fare tutto questo avendo la consapevolezza che è l’idea del produrre sempre di più, a prescindere, sempre nuove cose, con sempre maggiore energia ad essere messa in discussione.
Si può immaginare un Piano del genere?
Quali costi ha?
E non potrebbero essere destinati al suo primo finanziamento i 14 miliardi di sforamento del deficit consentiti in sede europea all’Italia,quello 0,6% del PIL?
E non potremmo calcolare almeno altri 16 miliardi, dopo l’emergenza di oggi, come provenienti strutturali da extraprofitti delle compagnie energetiche per i prossimi 5 anni?
E2se a questi aggiungessimo altri 50 miliardi nei prossimi 5 anni dalla programamzione comunitaria, dai Fondi di coesione?
Cosa si può fare, se investiti bene, con 50 miliardi per le fonti rinnovabili in 5 anni?
E 50 miliardi di investimento pubblico quanto investimento privato possono richiamare? Quanto lavoro nuovo e qualificato si può creare?
Ma si può programmare uno sviluppo del genere?
Un economista del valore di emiliano Brancaccio ci diceche oggi si puòfare ancora di piùche progtrammare, si può pianificare!
E allora, lasciate pure stare le cifre che sono un esercizio intellettuale più vicino ad un gioco da parte mia ovviamente, ma si può lavorare ad un piano in questa direzione?
E lo si può immaginare, dall’alto, con scelte strategiche nazionali e per il rilancio in Europa della stratrgia di conversione ecologica, ma anche dal basso appunto, dai territori e dalle Regioni: in fondo l’esperienza in Campania del Movimento Rigenera, questo dice e se i contenuti della sua Poposta di legge regionale di quasi tre anni fa ( per il blocco del consumo di suolo e la riqualificazione del patrimonio edilizio popolare per assicurare per davvero ildiritto alla casa; per l’incremento deciso di energia da fonti rinnovabili, per la promozione dell’agricoltura contadina e biologica in pianura e nell’Appennino ), fossero stati appprovati già allora, anche in questa crisi staremmo meglio. E oggi il Movimento lancia una nuova Proposta: per ilReddito di Contadinanza.
E allora, forse, proprio su questo terreno si potrebbe giocare almeno una parte del lavoro che potrà emergere dal 27 ottobre, insieme agli altri non meno urgenti sul piano sociale, culturale e formativo, del lavoro e di giustizia fiscale.
Si può immaginare un Piano per l’Italia Rinnovabile e Pulita? Ecome si potrebbe sostanziare?
Intanto lo chiedo a diverse amiche e amici con i quali l’interlocuzione è andata avanti in tante forme in questi anni e ultimo periodo.
Lo chiedo a Luciana Castellina ( che su questi temi ha realizzato una vera e propria task force di studio), a Fulvia Bandoli, Massimo Serafini, Federico Butara, Gianni Silvestrini, Rossella Moroni, Valerio Calzolaio, Sergio Gentili, Santolo Meo, Ugo Leone, Silvio Greco, Achille Flora. E lo chiedo anche ad Emiliano Brancaccio.
Insomma, potremmo immaginare di vederci in una giornata di lavoro, aperta a tutti quelli che vorranno concorrere, a Napoli, psrtendo da qui per allargare lo sguardo anche oltre.
E con voi, magari anche Queelli del 27 ottobre e il Movimento Rigenera. Ed anche i lavoratori del trasporto, e i contadini dei trattori. discutendo e lavorando insieme.
Corro il rischio della brutta figura per più risposte mancate che disponibilità: ma rimango fiducioso.
E comunque, in questa situazione credo valgano davvero l’esigenz, e il rischio, di nuove e più ampie assunzioni di responsabilità.
Gianfranco Nappi



