«Vi pare giusto che ogni giorno vengano sventrate intere città, annientata ogni idea di umanità, mentre migliaia di famiglie vivono tra stenti e disperazione, cercando soltanto di sfuggire alla morte? E il mondo che fa? Tutti fingono di commuoversi, ma nessuno fa davvero nulla per fermare questi massacri».

È una delle pagine più intense, drammaticamente e attuali di Tra sogni e realtà di Vittorio Mazzone, un libro che intreccia memoria personale, impegno civile e riflessione morale in una narrazione di forte impatto umano.

Il racconto si apre con un’immagine potente: un uomo che, oltrepassata la soglia della morte, è chiamato a confrontarsi con il senso della propria esistenza. Attraverso il dialogo con la madre e il dispositivo narrativo dei “maxischermi”, che restituiscono frammenti di memoria e coscienza, prende forma una vicenda insieme intima e collettiva, capace di interrogare il lettore sul valore delle scelte individuali e sul peso della responsabilità.

L’intero libro è attraversato da un rigoroso principio etico: la responsabilità verso gli altri, verso la verità, verso la giustizia. La vita del protagonista non procede mai in modo neutrale; è segnata da una costante tensione morale che porta a scegliere da che parte stare, rifiutando l’indifferenza e il silenzio.

Questa tensione emerge con particolare forza nelle pagine dedicate alla lotta contro la camorra e contro ogni forma di sopraffazione. Non si tratta di un semplice tema narrativo, ma di una vera linea di confine: da una parte l’omertà, il compromesso e la paura; dall’altra la parola, l’impegno civile e il coraggio di esporsi.

«Quella massa di popolo, distrutta dal dolore per la morte efferata di tante vittime innocenti, sembra volersi ribellare e uscire dalla rassegnazione che per anni ha alimentato l’idea malsana dell’impossibilità di cambiare le cose e liberarsi dalla soggezione allo strapotere mafioso».

È difficile leggere queste pagine senza pensare a Giancarlo, a don Peppe Diana, a Pino Puglisi e alle tante vittime innocenti delle mafie. Storie differenti, accomunate dalla stessa scelta: non tacere, non piegarsi, difendere la verità anche a costo della propria vita.

Giancarlo infatti non si limitava mai alla semplice cronaca nei suoi articoli da Torre Annunziata, ma cercava costantemente di spiegare il contesto, di collegare i fatti. Osservava gli avvenimenti con lo sguardo dello studioso, tentando di svelare gli equilibri di potere nascosti dietro la violenza e gli interessi economici dei clan.

Negli anni Ottanta nessuno immaginava che esercitare la professione giornalistica a Napoli potesse diventare un’attività tanto pericolosa.
Eppure Giancarlo fu assassinato proprio per ciò che scriveva.

Fu ucciso perché ebbe il coraggio di raccontare i legami tra camorra e politica e perché rivelò un accordo tra clan finalizzato all’eliminazione di un boss divenuto troppo ingombrante.
 Secondo la giustizia, furono proprio i suoi articoli a decretarne la condanna a morte, in particolare quello pubblicato il 10 giugno 1985.

Tra sogni e realtà è un libro importante perché restituisce ai giovani il racconto di un’Italia che, negli anni Ottanta, attraversò una delle stagioni più drammatiche della violenza mafiosa, segnata da centinaia di omicidi e da intere comunità soffocate dalla paura. Il volume ha il merito di riportare al centro le storie delle vittime e di proporre una narrazione alternativa rispetto a quella, troppo spesso spettacolarizzata, del potere criminale.

Appartiene a quella letteratura rara che sceglie di raccontare la mafia dal punto di vista delle vittime e non dei carnefici. Ed è proprio per questo che merita attenzione, sostegno e valorizzazione.

Oggi i ragazzi sono sempre più esposti a modelli culturali in cui la violenza viene normalizzata o persino resa attraente. Molti contenuti digitali e audiovisivi alimentano una rappresentazione distorta del potere e della sopraffazione. Per questo è fondamentale continuare a raccontare le vittime, mostrando la brutalità, la stupidità e la disumanità della cultura mafiosa.

Se più libri, film e opere narrative scegliessero di raccontare le vite normali e insieme straordinarie delle vittime innocenti delle mafie, offriremmo alle nuove generazioni strumenti più solidi per comprendere la realtà e per scegliere consapevolmente da che parte stare.

Ogni volta che una vittima innocente delle mafie viene ricordata, nella mente e nel cuore dei giovani si accende una scintilla: nasce la commozione, cresce l’indignazione e prende forma una coscienza critica.

Grazie a parole come quelle di Vittorio Mazzone, la memoria diventa così una forza educativa e civile, capace di trasformarsi in responsabilità e impegno concreto.

Tra sogni e realtà non è soltanto il racconto di una vita: è un esercizio di coscienza. Uno dei suoi passaggi più autentici risiede proprio nella consapevolezza che non basta avere ragione, che persino le scelte giuste possono lasciare ferite profonde e che educare significa esporsi, assumersi dei rischi, mettere continuamente in discussione se stessi.

In un tempo segnato da nuove disuguaglianze, da guerre che continuano a insanguinare il mondo e da un diffuso smarrimento civile, questo libro ci ricorda che la responsabilità individuale non è mai marginale. Ognuno di noi può fare la propria parte, sempre, scegliendo ogni giorno, con coraggio e coerenza, la strada della legalità, della giustizia e della lealtà. Anche se a volte è più difficile e faticosa, ma è sempre l’unica strada da percorrere.

Paolo Siani

Vuoi ricevere un avviso sulle novità del nostro sito web?
Iscriviti alla nostra newsletter!

Termini e Condizioni 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *