La crisi energetica, gli alti livelli di disoccupazione tornano a far tenere alta l’attenzione sul Sud.
La necessità di una rappresentanza colta e mossa da forti ideali è diventata ormai irrinunciabile per una parte d’Italia che pare nessuno più senta realmente propria. Il distacco e la mancanza di presa di coscienza reale che si percepisce nei riguardi della questione Sud sembra quasi essere una resa allo stato delle cose. I discorsi e le idee che si leggono e si sentono sembrano affrontare una tematica che assomiglia più alla questione terzo mondo lontano da noi più che a una parte del territorio che è a pieno titolo nella questione nazionale.
I giovani abbandonano il Sud perché demotivati, la questione meridionale qualche anno fa dalla Svimez era stata identificata come questione femminile, quest’anno come una questione di terra di povertà e in rischio recessione.
Le prospettive per il Sud sono peggiorate ma il dibattito non è migliorato.
Le rivendicazioni prospettate, nell’apprezzabile mozione parlamentare del dicembre scorso che crea un primo fronte per il Sud ed ha come primo firmatario l’ex ministro Provenzano, per assistenzialismo legato al caro energia, detassazione, bonifiche dei suoli, garanzie sulle risorse e sul come saranno gestite, non bastano per arrivare al riequilibrio territoriale, né la determinazione dei livelli essenziali di prestazione possono bastare per colmare il divario di cittadinanza.
Serve una visione del Sud rispetto al contesto nazionale e servono proposte e idee lungimiranti nei più svariati settori dall’ambiente all’energia, dal governo del territorio alle politiche pubbliche per la casa, dal turismo alla tutela del paesaggio, dalla formazione alla ricerca scientifica, dal commercio all’industria.
Senza proposte non si può superare il blocco recessivo nel quale è finito il Sud.
Solo superando le politiche assistenzialiste e lanciando in avanti proposte di lungo periodo si può prospettare di vedere un futuro glorioso per il Sud.
Ma per fare questo serve una rappresentanza dai forti ideali e dalla profonda cultura che incarni lo spirito di riscatto e permetta di rimettere il Sud sulla strada del progresso.
E questa rappresentanza deve partire da noi, generazione di laureati che ha scelto di non abbandonare il Sud e di mettere a disposizione le proprie competenze e le proprie conoscenze per contribuire a migliorare la terra in cui si è nati.
Dove si nasce non si sceglie ma, una volta presa coscienza della condizione di svantaggio, non si può stare a guardare.
Nadia Marra

*L’immagine in evidenza, dettaglio di opera di Mary Cinque, è tratta da Infinitimondi 26/2022



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