4 ottobre 2022: Festa di San Francesco.
Gholam Najafi ha scelto questa data per ritornare alla sua terra:
Herat in Afghanistan
.
Da mesi sentiva la forza delle sue radici, il richiamo sempre più dirompente per ricomporre lì – nel suo paese oggi martirizzato più di ieri – incisivi percorsi di istruzione e di cultura; incontenibile la volontà di contribuire a costruire lì, concretamente tra inedite complessità, “mattoni” efficaci contro le attuali oppressioni dei fondamentali diritti civili, dell’oscurantismo che vuole annientare umanità vitali e creatività innovative, nutrite ancora da tenaci battaglie per la libertà e dalle tradizioni più belle. In questa serata, nel sapore del primo autunno veneziano con le sue singolari luci in gioco armonioso con i flutti placidi della laguna, Gholam lascia amici cari e lavoro, ma soprattutto saluta la terra, la casa e la famiglia che per anni hanno saputo mettere in atto una bella e proficua accoglienza, una particolare adozione. Si avvia con un moderno treno verso la prima tappa del suo lungo viaggio per ritornare là dove le radici per lui non sono state mai recise.

Gholam ha programmato con cura, nel mese di settembre, tutte le tappe del suo ritorno che coltiva come non transitorio: ancora per alcuni giorni in spazi europei impegnato a nutrirsi di arte e dei diversi linguaggi. In questo suo girovagare con il sentimento dell’arrivederci vuole arricchire ancora di più il patrimonio di scoperte, di conoscenze e di affettività culturali, di annotazioni razionali e di rielaborazioni poetiche che hanno dato vita a un suo ruscello soprattutto da una piazza di Marghera, dove dopo qualche ora dal suo arrivo gli è stata designata la data di nascita 27 agosto 1990, scritta in un “documento d’identità” transitorio *.
Negli anni il suo ruscello è diventato un grande fiume limpido come metafora perché non ha nascosto le pietre taglienti delle mortificazioni subite, né i massi delle fatiche affrontate e né le foglie secche delle brutture superate : oggi nella sua terra ritorna con due lauree conseguite presso l’Università Ca’ Foscari, è autore di libri ed già conosciuto e cercato come scrittore e poeta. Negli ultimi mesi è stato chiamato come relatore in varie iniziative importanti in più angoli d’Italia (Nord, Sud, Sardegna), intervistato più volte – anche in reti televisive – sugli eventi spaventosi che continuano a ferire non solo la sua Herat nel suo Afghanistan. Gholam Najafi parte con il suo “permesso di soggiorno” valido ancora per alcuni mesi e con la mestizia di non aver ottenuto la “cittadinanza italiana”: tanto desiderata, molte volte sollecitata e mai riconosciuta nonostante i molteplici lavori legalmente registrati e lo spessore dei titoli di studio conseguiti e certificati.
Probabilmente in questo prossimo novembre io ritornerò a Venezia : mi mancherà molto il “caffettino” e i biscotti delle 6,30 dei vari giorni di novembre 2021, gustati con lui nella deliziosa cucina del piccolo albergo che da anni mi ospita, perché poi sveglia mi affidavo di buon mattino alla prima passeggiata veneziana.
Dimenticavo: Gholam Najafi per anni ha lavorato in albergo, negli ultimi anni soprattutto come impeccabile portiere di notte. Anche nelle ore notturne di lunedi 3/martedi 4 ottobre è stato al suo posto di lavoro. Impeccabile. Certamente ha dominato il suo sorriso rinnovato, ancora una volta, di inedito coraggio e inamovibile orgoglio.


Gholam Najafi il 31 agosto mi ha scritto con un whatsapp:
Cara Rosanna buongiorno, i miei viaggi precedenti in Afghanistan avevano lo scopo di riflessione sulla società afghana e questo si vede nei miei libri precedenti. Ricchezza è vedere le cose da vicino, però il mio vero obbiettivo negli ultimi anni cresce per poter aprire una scuola per bimbi. Prima cosa che vorrei fare è chiedere questa licenza al Ministero dell’Istruzione del governo talebano. Una volta avuta questa licenza posso fare una selezione di insegnanti che conosco già, molte giovanissime studentesse dell’Università di Herat. Andrò in Iran per un breve periodo, ma anche lì sarà completamente diverso da 20 anni fa quando ero clandestino. Ora sarò in regola finalmente, potrò respirare aria di libertà. Potrò conoscere meglio la sua cultura, la sua arte e osservare come si vive da uomo libero, anche se ancora dentro me c’è il passato da clandestino e il presente. Ora ho anche la fortuna di conoscere già insegnati delle università con cui già sto organizzando degli incontri nelle biblioteche, nelle librerie, nelle università e in altri luoghi culturali. MI MANCHERA’ L’ITALIA! So che dovevo girare di più qui perché le città italiane parlano di poesia, di letteratura e di arte ma sento che viaggiare, cambiare luoghi non è altro che ricchezza per i nostri pensieri.”
Giorni fa Gholam mi ha inviato un altro whatsapp:
Cara Rosanna io parto il 4 ottobre e farò un viaggio assurdo per tornare al mio paese, Italia, Germania, Iran e Afghanistan….ora mi tocca fare anche il visto per tornare al mio paese: straniero dello straniero, straniero ovunque io vada come avevo scritto nel mio primo libro. Ti ho inviato email con un mio contributo scritto per InfinitiMondi.


GHOLAM NAJAFI

Dolcezza di parole per un Mediatore*

Nei miei anni all’università iniziavo ad affrontare la letteratura di viaggio, e in particolar modo adoravo leggere i resoconti dei viaggiatori di epoca Abbasidi.
Sotto la dinastia degli Abbasidi che va dall’ VIII al XIII secolo, si espanse in tutta l’Asia centrale un tipo di società che oggi potremmo definire multiculturale. Quei secoli lasciarono profonde radici nella nostra terra e il peso di quei rami cresciuti li portiamo tutt’ora sulle nostre spalle.
Nell’estate del 2021 in Afghanistan, alcuni di quei rami venivano recisi e sostituiti caoticamente con altri rami sparsi per il nostro paese. Oggi mi ritrovo a padroneggiare due lingue. Ascolto e traduco la voce di un popolo martoriato, fatto di persone appartenenti a diverse estrazioni sociali ma dove ognuno ha un peso che porta con sé. Recentemente ho avuto uno dei miei incontri più commoventi: Una giovane donna afghana ci ha raccontato con le lacrime agli occhi della sua partenza e dei ricordi della sua infanzia, che anche se in povertà era piena di speranza, mentre alle sue spalle veniva proiettata la foto della Monna Lisa afghana. La foto di Steve McCurry ha fatto conoscere a tutti il volto di quella che una volta sembrava essere una ragazza felice. Oggi quella donna afghana conosciuta dal mondo intero porta con sé i segni del tempo, e anche se ha lasciato il paese, vive con l’angoscia, la disperazione e la nostalgia per essere lontana dai parenti, dalla propria terra. Un simbolo di una storia comune, così come dice la giovane donna che oggi ci mostra questa foto: “è un pezzo d’arte che unisce l’umanità sotto le sue ombre, una di queste foto è il futuro della infanzia di una generazione cresciuta insieme a lei che fu fotografata, dipinta il suo bel viso da un solo scatto fotografico, non solo il viso ma il suo splendido costume”. Behanz J. mentre scorre le foto scoppia a piangere. Ha assistito all’ultimo attentato all’aeroporto di Kabul, ha visto con i suoi occhi i corpi dei suoi amici cari portati via dentro una carriola. Ha visto il canale di acqua sporca accanto all’aeroporto di Kabul riempirsi con il sangue di coloro che avrebbero voluto costruire un paese più giusto, istruito, aperto…Già! Ci avevano insegnato cosa fosse una democrazia ma ci è stata tolta con la stessa velocità di un vento freddo! Non nascondo il dolore nel mio cuore nell’aver tradotto fino alla fine quelle parole in italiano, ma altrimenti gli ascoltatori non avrebbero compreso a pieno i motivi dietro quelle sue lacrime. Il pianto di una giovane anima ferita dall’orrore. In questa primavera appena cominciata, sulla terra si posano i petali di magnolia, di ciliegio e di mandorlo, ciclamini allo stesso modo la nostra generazione si sente staccarsi di colpo da quei rami di cui abbiamo parlato all’inizio di questo articolo.
E se le macchie di sangue sui muri di quel canale solo la pioggia scesa dall’alto avrà potuto ripulire, ecco che a distanza un mediatore culturale con la sua divisa fa il suo lavoro cercando di non ferire troppo il suo povero cuore. Un cuore fatto dai colori di due lingue, utilizzati per raffigurare la vita in dei quadri che possano essere osservati da tutti. Un mediatore ascoltando può ricevere la dolcezza o il dolore di colui/colei che parla sentendole con il cuore, e la difficoltà maggiore nel lavoro del mediatore sta in gran parte nel trovare le giuste parole. Da quell’incontro porterò con me le lacrime che la giovane donna di Herat asciugò a conclusione di quel suo discorso, così care da poter essere sentite.

Sede Club per l’UNESCO di Venezia, 24 marzo 2022 foto di Francesca Grisot



*Venezia, 06 aprile 2022, ho scelto di scrivere Mediatore con la M maiuscola per dare risalto anche all’empatia e all’impegno faticoso, anche di dolore, che questo lavoro richiede.

Whatsapp dell’1 ottobre:
Cara Rosanna, ti scrivo il mio percorso: in treno Venezia-Monaco, Monaco-Amburgo dove devo fare il visto ed aspettare una settimana. In questa settimana visiterò Copenaghen e Amsterdam, poi da Amburgo parto per Instabul e in aereo Instabul-Mashad (Iran) e dall’Iran in Afghanistan (Herat) in autobus. In Afghanistan rimarrò fino a dicembre ( ho già preso molti contatti per realizzare il mio sogno di aprire scuole e creare centri di cultura). Poi mi sposterò in Iran nella città di Arak dove dovrò portare avanti studi di letteratura persiana per un breve periodo facendo presentazioni e incontri letterali…Cara Rosanna, è da una settimana che cerco di salutare i miei amici italiani con emozioni.mi sembra di partire con tutta l’Italia o tutti gli Italiani che mi accompagnano in qualche modo, questa è la meraviglia della letteratura che unifica l’umanità.”

Email lunedì 3 ott, 16:04

Cara Rosanna ecco:

il mio intervento in biblioteca Marciana https://youtu.be/4WQ8uldtg78


https://www.beniculturali.it/evento/presentazione-del-libro-tra-due-famiglie-di-gholam-najafi

Non possiamo ancora dire con quale casa editrice verrà pubblicato a Padova
Mentre ti dico che la raccolta della mia poesia è in via di pubblicazione con la Meridiana “Il Sorriso di Melograno”


https://www.youtube.com/watch?v=2EuztXBw3-Q&ab_channel=IDialoghidiTrani e articoli https://www.idialoghiditrani.com/da-parigi-a-trani-i-dialoghi-rivelano-storie-e-idee-per-convivere/
fammi sapere se ti servono altre cose.

Da Rosanna

Caro Gholam,
• mi “serve” l’immediatezza del tuo scrivere;
• mi “serve” coltivare anche dalle distanze geografiche il nostro comunicare, alimentare i nostri dialoghi su interessi comuni;
• mi “serve” leggere le tue osservazioni, le tue riflessioni, i tuoi progetti, quelli realizzati e quelli che richiedono fatica;
• mi “serve” ricevere i tuoi pensieri che nascono lì, nella tua terra, oggi domani e dopodomani; mi “serve” accogliere le tue poesie.
• Mi “serve” la convinzione che realizzeremo il progetto messo in cantiere e condiviso telefonicamente: creare una rete di comunicazione con Meridiana e l’Associazione Amici di Follereau ed InfinitiMondi con te anche giornalista/fotoreporter testimone/osservatore dall’Afghanistan e dall’ Iran ( e non solo ) e lanciare insieme semi della cultura della “non violenza”, di democrazia, di libertà e di pace.

Buon viaggio Gholam…ciao! Tanto già so che presto mi scriverai.

Rosanna

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1 commento

  1. La storia di Gholam Najafi, fuggito dall’Afghanistan all’età di 14 anni senza saper leggere e scrivere perché aveva fatto solo il pastore – è raccontata, con sue dirette testimonianze tratte dai suoi libri, nell’articolo “Gholam Najafi, il nostro amico afghano” nel n.21 di INFINITIMONDI, Gennaio/Febbraio 2022, pagg.103-114.

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