L’EDITORIALE DI NORMA RANGERI SU IL MANIFESTO DI DOMENICA 31 LUGLIO :

https://ilmanifesto.it/e-in-gioco-la-nostra-democrazia

di Gianfranco Nappi

sul Manifesto di ieri hai posto con nettezza, e coraggio anche, la questione politica di fronte a tutti, in queste ore, ineludibile: che fare per provare a forzare una situazione che sembra non lasciare spazio al centrosinistra per condurre una battaglia all’altezza? C’è qualcosa da fare per evitare l’esito che sembra delinearsi, una sconfitta, e di cui si discute tutt’al più solo l’entità?
Certo, c’è da sbattere la testa contro il muro per come si è arrivati a questo punto, per l’evidenza di una china che era leggibilissima come portato di una politica tutta tattica e niente strategia, per la responsabilità grande che porta il gruppo dirigente del PD: se ambisci a guidare il paese e una coalizione sei tu che devi sapere, sempre, costruire il terreno più fecondo per la sua crescita.
Se non lo fai, prima o poi, il tuo castello di carte ti crolla addosso. E il castello alla fine è crollato e non è neanche di carta ma di pesanti pietre…
C’è qualcosa che si può fare?
Il merito della tua riflessione : si provi a costruire una Coalizione democratica che certo nessuno può immaginare come risolutiva dei nodi di fondo di cultura politica e di prospettiva della sinistra, ma che intanto, consapevole della posta in gioco, offra un riferimento di mobilitazione al grande corpo democratico del paese che rimane ampio e che chiede appunto quel che oggi non c’è: un riferimento per condurla una battaglia.
Dal Centro ai 5 Stelle, con i quali pur ha governato il PD, passando per tutte le varianti della sinistra, mettendo al centro pochi ma fondamentali nodi programmatici ( lavoro e giustizia sociale – una società davvero civile e accogliente – svolta nella lotta ai cambiamenti climatici – solidarietà attiva con l’Ucraina e al tempo stesso iniziativa inedita per la pace ? ), e lasciando invece al libero confronto politico la declinazione delle specificità di ciascuna forza.
Non molti giorni fa su queste colonne e sullo stesso Manifesto avevamo sostenuto una esigenza simile.
Certo, solo a dirlo, sembra impossibile. E probabilmente lo è.
Occorre avere la consapevolezza che, dopo, ci sarà tempo per riflettere. Dopo.
E di sicuro c’è tutta una parte di cultura politica di sinistra ‘osservante’, nel senso che esercita il fondamentale diritto di osservare e di criticare non trovando spazi di militanza – a questa ci ascriviamo anche noi – , che dovrebbe pur comprendere che di questo passo rimarrà ben poco da osservare e criticare e che forse è venuto il tempo, in forme inedite e tutte da immaginare, che ci si sporchi le mani di nuovo e insieme ai tanti che ne hanno voglia e immaginandosi come ponte di esperienza e di memoria verso i più giovani, e in questo proprio il Manifesto potrebbe assumere un ruolo fondamentale.


Oggi bisognerebbe trovare il tempo per una scelta in controtendenza, qui ed ora.
A chi, con il buonsenso dell’apparente realismo, oppone l’impraticabilità della proposta del Manifesto, io dico semplicemente: e invece, andando avanti così nei prossimi venti giorni, senza capo né coda, prigionieri oggi di un Calenda che abbaia e di un Renzi domani che non morde dove si pensa di arrivare?
Ci pensi il PD e ci pensino tutti gli altri che pure avrebbero non poco da dover riflettere a sinistra.

Uno spazio, strettissimo, può ancora esserci.
Ma , cara Norma, forse chiediamo davvero troppo a questi giganti.


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