La situazione dell’usura in tutta l’Italia, ma particolarmente qui al Sud, ha avuto una crescita esponenziale
legata prima alla pandemia ed ora, alla guerra in Ucraina, ai rincari dell’energia ed all’incremento
dell’inflazione.

Nel 1996 la Legge venne approvata per volontà di tutti i Partiti Politici e votata, a Camere sciolte, per porre un argine a questo fenomeno, e per evitare che i commercianti, gli artigiani e gli industriali finissero vittime di usura e/o di estorsione.
Oggi gli scenari sono completamente cambiati: la mala vita organizzata, grazie ad una quantità infinita di
danaro proveniente dai loro sporchi traffici (droghe, prostituzione, dipendenze, azzardo, immigrazione
clandestina, vendita di organi umani, ecc.), utilizzando il metodo mafioso di usura ed/o estorsione cerca di
Impadronirsi delle attività produttive; mentre, con una rete capillare di quartiere, di aggredisce le persone e le famiglie (così detta”usura della porta accanto”) che, non avendo accesso al credito legale perché povere, senza busta paga o iscritte tra i cattivi pagatori, in presenza di un debito improvviso ed inatteso o, peggio, di fronte a bollette energetiche raddoppiate od a causa dei rincari dei generi di prima necessità è costretta a ricorrere all’usura anche per poche centinaia di euro.
Nella citata Legge, non era stata previsto la possibilità di accesso anche delle persone al Fondo per le
vittime di usura e, quindi, oggi occorre porvi rimedio anche alla luce dell’impatto che avrà sul territorio
meridionale la previsione di spesa di circa il 40% dei fondi del PNRR, che dovrà servire a bonificare prima ed a rilanciare poi lo sviluppo del Sud, abbandonando i vecchi metodi paternalistici e assistenzialistici che
hanno fallito clamorosamente in tutti questi anni di Repubblica.
Bonificare le imprese significa: verificare che in esse non vi siano, anche indirettamente, infiltrazioni
camorristiche, che gli appalti non siano assegnati con il massimo ribasso e che non siano ammessi
subappalti; bonificare le persone significa offrire loro la possibilità di liberarsi dalla schiavitù dell’usura per
evitare che siano vittime di caporalato e di ritrovarsi, alla fine dell’operazione, nella medesima situazione
attuale.
Ed è lo Stato che deve fare il primo passo verso queste persone per aiutarle ad uscire dalla situazione di
esclusione e di schiavitù in cui sono cadute a causa del “sistema”, per ricostruire un nuovo patto di
solidarietà con il cittadino, riconquistandone la fiducia. Senza questo sforzo e questo slancio temo che
anche i fondi del PNRR finiranno, come tutti gli interventi precedenti per il Sud, per arricchire mala vita
organizzata ed imprenditori senza scrupoli.
Ecco perchè occorre immediatamente rivedere la Legge 108 per adeguarla a questi mutati scenari e per
risolvere definitivamente il problema del rilancio del Sud attraverso l’opportunità offerta dal PNRR.
Le modifiche dovrebbero riguardare:
1. Il recupero del concetto e dello spirito del “tasso soglia” (art. 1):
stabilire un dato oggettivo che
non dia la possibilità alle Banche di innescare una spirale di aumenti grazie al moltiplicatore
inserito nella norma successiva, che determina il metodo di calcolo, di modo che tutti i cittadini
possano sapere quale è il limite della legalità. Occorre, quindi, modificare il metodo di calcolo
(art. 2): rilevare, una volta per tutte, la totalità dei costi delle Banche per “commissioni,
remunerazioni a qualsiasi titolo e spese”, cui aggiungere la variabile dell’ Euribor semestrale.
Con questo semplice sistema si faciliterebbe la conoscenza dei cittadini e si eliminerebbe, con
un colpo solo, tutto il contenzioso che intasa i Tribunali per l’accertamento della così detta
“usura bancaria”.
2. Al Fondo vittime dell’usura e dell’estorsione (art. 14) sono ammessi solo i commercianti, gli
artigiani e gli imprenditori; non sono ammesse le persone fisiche e le famiglie. Questa
impostazione rifletteva il tempo in cui venne approvata la Legge ed è oggi anacronistica: l’usura
della così detta “porta accanto” morde tutti i cittadini che non hanno accesso al credito legale.
La proposta di modifica prevede, attraverso un nuovo articolo, di allargare l’ammissibilità ai
benefici previsti da questo Fondo anche alle persone; riaffermare la necessità della denunzia
come condizione per ristabilire quel circuito virtuoso fra lo Stato, che avrà la possibilità di
perseguire gli usurai, e l’usurato, che, attraverso questa, otterrà la possibilità di accedere al
Fondo. La procedura dovrà essere molto semplificata, garantendo attraverso la creazione di un
“codice rosso” anche per il reato di usura, una immediata protezione dei denuncianti grazie
all’istituzione di un gruppo speciale delle Forze dell’Ordine in grado di fornire, in tempo reale,
alle Procure della Repubblica elementi tali da consentire un intervento drastico e tempestivo
con misure cautelari e blocco delle risorse economiche dell’usuraio. Le Fondazioni ed
Associazioni, inserite nell’albo istituito presso il Ministero dell’Interno per la Prevenzione
dell’usura, predisporranno un progetto di intervento legato alla possibilità di ottenere un
credito sociale, senza interessi, che assicuri la riduzione della pressione dei creditori con il
ristoro dei danni subiti e l’emersione delle attività esistenti o la creazione di una nuova attività.
L’erogazione del finanziamento sarà legata a fatti e tempi certi, e potrà avvenire per fasi ed in
percentuali crescenti, anche sotto forma di provvisionale, collegate allo sviluppo dell’iter
giudiziario.
3. Il Fondo di Prevenzione dell’usura (art.15) ha la funzione di prevenire il fenomeno e si pone
come alternativa all’illegalità. Questo Fondo è affidato a circa 50 tra Fondazioni ed Associazioni,
sparse in tutta Italia, che hanno la possibilità di garantire finanziamenti bancari nella misura
dell’ 80 -100%, a tutte le persone meritevoli attraverso specifiche convenzioni con le Banche.
Queste ultime hanno da sempre opposto difficoltà a deliberare finanziamenti alle persone che
non abbiano capacità reddituale e/o restituiva, svuotando di fatto il contenuto socio economico
della norma; oggi, per le mutate condizioni di queste ultime sempre più interessate
all’intermediazione finanziaria che all’attività commerciale, la situazione è diventata più grave a
causa di una serie di blocchi nell’accordare credito per micro e nano crediti, aumento degli
interessi e tempi di valutazione e di approvazione dei finanziamenti. La modifica legislativa da
attuare dovrà prevedere che le Banche si fermino ad un controllo formale della richiesta,
lasciando la valutazione sulla “meritevolezza” sociale dell’assistito completamente alla
responsabilità delle Associazioni e Fondazioni, che garantiscono il finanziamento sotto il diretto
controllo del Ministero degli Interni e del Ministero dell’Economia e Finanza.
Allo stesso tempo il Legislatore deve intervenire sui costi fissi delle Associazioni e Fondazioni
coperti, nel passato, da tassi di interesse attivi sui depositi bancari, mentre, oggi non trovano
alcuna copertura, ed in molti casi potrebbero mettere in crisi la meritevole attività. La richiesta,
avanzata anche dal MEF, prevede che alla fine di ciascun anno, si riconosca un 5% sull’effettivo
garantito, al netto di eventuali interessi attivi accreditati dalle Banche.

Sulla necessità ed opportunità di queste modifiche si dibatte da moltissimi anni senza soluzione; oggi sono divenute assolutamente indispensabili ed urgenti per le peggiorate condizioni sociali di una larga fascia della popolazione, ma anche e soprattutto per garantire quel nuovo patto sociale tra Stato e cittadini che determinerà un circolo virtuoso per la realizzazione del PNRR, impegnando tutti a diventare parte e partner dello sviluppo e garantendo, insieme, con rinnovato e comune impegno,ù un argine contro la mala vita organizzata.

Pasquale Riccio

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