Saremo con questi ragazzi, con la loro lotta e il loro impegno. Saremo con Libera. Saremo con Don Ciotti. Come ci siamo stati fin da quando, ragazzi tanti di noi, in quegli anni ’80 segnati dalla violenza di camorra e mafia ci ribellammo, da Ottaviano a Palermo, dando vita ad una delle esperienze di formazione e di mobilitazione di una generazione tra le più significative. Vediamo come su quella strada aperta allora sia stato percorso tanto cammino, per la tenacia di tante altre generazioni, per l’impegno e la passione di tante donne e uomini, per l’entusiasmo di Don Luigi Ciotti. Ci saremo lunedì con questi non-coetanei e, in tanti casi, figli nostri.

E non vogliamo perdere l’occasione di dare conto dell’impegno di uno dei fondatori di Infinitimondi, Leandro Limoccia, che a Portici anima, insieme a tante altre e a tanti altri, una delle esperienze più significative di recupero di legalità e socialità in un bene confiscato alla camorra con il Coordinamento Campano contro le Camorre, anch’esso parte della grande e bella famiglia di Libera.

DA LIBERA CAMPANIA PER LA GIORNATA DEL 21 MARZO https://www.liberacampania.it/video/671-21-marzo-2022-terra-mia-coltura-cultura

La XXVII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, riconosciuta dalla Legge 20 dell’8 marzo 2017, organizzata, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, dal Ministero dell’Istruzione e in collaborazione con l’Associazione “Libera”, si svolgerà il 21 marzo a Napoli. Il corteo partirà alle ore 8,30 da Piazza Mancini (piazza Garibaldi altezza monumento) e terminerà a Piazza del Plebiscito (quindi non più in forma statica come scritto nella precedente comunicazione). In Piazza del Plebiscito sarà allestito il palco da dove saranno letti i nomi delle vittime innocenti delle mafie e, dopo, parlerà don Luigi Ciotti. L’evento sarà trasmesso in diretta sulla Rai. La manifestazione è all’aperto, organizzata seguendo tutte le norme e le prevenzioni anti-contagio.

L’APPELLO https://vivi.libera.it/schede-288-napoli_21_marzo_2022_terramia

La Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie giunge alla sua ventisettesima edizione: un periodo lungo che ha reso protagonista una vasta rete di associazioni, scuole, realtà sociali in un grande percorso di cambiamento dei nostri territori, nel segno del noi, nel segno di Libera. La Giornata è da qualche anno anche riconosciuta ufficialmente dallo Stato, attraverso la legge n. 20 dell’8 marzo 2017. Da allora molta strada è stata fatta. Innumerevoli sono state le iniziative, i percorsi di cambiamento proposti e realizzati: beni confiscati, memoria, educazione alla corresponsabilità, campi di formazione e impegno, accompagnamento delle vittime e di chi ha fatto scelte forti di allontanamento dal contesto mafioso, formazione scolastica e universitaria, sono solo alcuni degli snodi più importanti dell’impegno collettivo di questo quarto di secolo.

In questi anni anche le mafie hanno modificato il loro modo di agire, rendendosi in alcuni casi più nascoste ma più invasive e pericolose per le nostre comunità e la nostra economia. Dunque, l’azione contro le mafie e la corruzione è un’azione che si deve rendere innovativa, capace di leggere la complessità del presente, guardando le radici della storia e con contemporaneamente lo sguardo rivolto al futuro libero che vogliamo costruire. La pandemia ha generato ulteriori occasioni di profitto e controllo sociale per le mafie, in un sistema di collusioni già collaudato e capace di relazioni profonde con il mondo politico ed economico.

Il 21 marzo è un momento di riflessione, approfondimento e di incontro, di relazioni vive e di testimonianze attorno ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, persone che hanno subito una grande lacerazione che noi tutti possiamo contribuire a ricucire, costruendo insieme una memoria comune a partire dalle storie di quelle persone. È una giornata di arrivo e ripartenza per il nostro agire, al fine di porre al centro della riflessione collettiva la vittima come persona e il diritto fondamentale e primario alla verità, diritto che appartiene alla persona vittima, ai familiari della stessa, ma anche a noi tutti. Siamo certi vi sia un diritto-dovere alla verità: la verità ha un valore pubblico fondamentale per uno Stato che voglia dirsi democratico È altresì il momento in cui dare spazio alla denuncia della presenza delle organizzazioni criminali mafiose e delle connivenze con politica, economia e massoneria deviate.

Leggere i nomi delle vittime, scandirli con cura, è un modo per far rivivere quegli uomini e quelle donne, bambini e bambine, per non far morire le idee testimoniate, l’esempio di chi ha combattuto le mafie a viso aperto e non ha ceduto alle minacce e ai ricatti che gli imponevano di derogare dal proprio dovere professionale e civile, ma anche le vite di chi, suo malgrado, si è ritrovato nella traiettoria di una pallottola o vittima di potenti esplosivi diretti ad altri. Storie pulsanti di vita, di passioni, di sacrifici, di amore per il bene comune e di affermazione di diritti e di libertà negate.

L’edizione 2022 a Napoli

La manifestazione nazionale si svolgerà a Napoli, luogo di cultura e di accoglienza, capace di rispondere all’emergenza criminale con iniziative sociali di ogni tipo, città generatrice di speranza. La domenica 20 marzo, con il raccoglimento accanto ai familiari delle vittime e la veglia interreligiosa di preghiera. Lunedì 21 marzo , con la lettura dei nomi in piazza e i momenti di approfondimento.

Replicando la “formula” adottata negli ultimi anni a causa dell’emergenza, Napoli sarà la “piazza” principale, ma simultaneamente, in centinaia di luoghi in Italia, Europa, Africa e America Latina, la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie verrà vissuta attraverso la lettura dei nomi delle vittime, saranno ascoltate le testimonianze dei familiari e approfonditi le questioni relative alle mafie e corruzione , nel segno di una memoria che non vuole essere celebrazioni ma strumento di verità e giustizia. L’obiettivo è un coinvolgimento ampio di tutto il territorio nazionale con collegamenti internazionali: per le istituzioni e per la società civile sarà occasione per lanciare un segnale concreto di impegno comune contro le mafie e la corruzione.

Lo slogan

Terra mia. Coltura I Cultura. È uno slogan che vuole unire due dimensioni di impegno, oggi fondamentali, dalle quali ripartire.

Terra mia: per prendersi cura della nostra comunità locale e reinterpretare il nostro essere cittadini globale a partire dall’attenzione al contesto nel quale viviamo, alla nostra quotidianità.

Coltura I Cultura. La coltura nella terra, la cultura nelle coscienze. Due parole che si differenziano solo per una vocale, che ci restituiscono la necessità di un lavoro che prosegue in parallelo e tiene insieme l’impegno per il nutrimento della Terra con l’impegno per il nutrimento delle coscienze.

A partire dall’enciclica Laudato Sì, ha assunto centralità il concetto di ecologia integrale, una dimensione attraverso la quale il rispetto dell’ambiente deve coniugarsi con politiche più eque, capaci di porre le basi per una reale inclusione tra i popoli e di diminuire la forbice che vede ancora oggi una parte del pianeta sfruttarne un’altra. Si tratta di un approccio che valorizza lo scambio tra l’ambiente naturale, la società, le istituzioni e l’economia, costruendo un piano di riflessione e di azione unitario, utile a invertire la rotta. Con l’arrivo della pandemia, infatti, è stato ancora più evidente che non c’è tempo da perdere, che l’impegno per recuperare gli esiti nefasti dello sfruttamento incondizionato delle risorse naturali dev’essere immediato e deve prevedere un corale impegno internazionale tra gli Stati. Per attivare questo nuovo paradigma però è necessario uno scatto culturale, che viene provocato dai movimenti giovanili per l’ambiente ma che non è ancora patrimonio di tutti.

Ma non si tratta di un’attenzione esclusivamente ambientale. Imboccare questa strada significa rivedere i rapporti di forza e centralità, ripensare alle forme di sopruso che quotidianamente vengono operate sull’ambiente per soddisfare un modello di consumo che non è più sostenibile, che piega i territori, i lavoratori, che omologa distruggendo le peculiarità locali, che impoverisce. Sappiamo che alla base della diffusione della cultura e della pratica mafiosa, così come corruttiva, c’è il bisogno, la mancata libertà che consente l’imposizione e l’assoggettamento. Si tratta di un sistema violento che riguarda molti ambiti e che possiamo disarmare, per recuperare sovranità, protagonismo e libertà. Dobbiamo impegnarci per comprendere a fondo tutte le forme di violenza quotidiana che viviamo nei nostri contesti, al fine di costruire risposte sociali capaci di interromperle, capaci di far crescere le radici di una cultura del cambiamento, non più procrastinabile.

Perché a Napoli

Napoli e la sua area metropolitana sono il territorio più densamente popolato del Paese. Oltre tre milioni di donne e uomini abitano attorno al Vesuvio e le camorre, così pulviscolari e diffuse nel tessuto urbano, accompagnano da più due secoli la storia di quest’area geografica. Portare a Napoli il 21 marzo vuol dire accendere i riflettori su un territorio in cui le organizzazioni criminali fanno oggi uso della violenza per uccidersi, uccidere vittime innocenti, impaurire le donne e gli uomini, confliggere tra loro per fare affari e riorganizzare assetti di potere.

Napoli è una delle città che ha maggiormente pagato un tributo di sangue innocente negli ultimi anni: il nostro elenco parla di giovani ragazzi che hanno perso la vita per mano della violenza camorristica; giovani dei quartieri popolari le cui speranze sono state stroncate da una guerra fatta per il controllo della droga e del racket.

Ma saremo a Napoli anche per incoraggiare una Campania che resiste, fatta di gente perbene che nelle associazioni, nelle cooperative sociali, nelle realtà laiche e religiose, o anche semplicemente assumendosi la propria responsabilità di cittadino, s’impegna per il bene della sua terra e dell’intero paese. Il nostro cammino di memoria ed impegno si rinnova tornando tra le strade di Napoli perché c’è bisogno di tutte le energie, le intelligenze, le forze e le reti per liberare la città da un potere criminale sempre più forte e violento dopo la pandemia. Bisogna abbattere i muri che separano centro e periferie, Posillipo e Ponticelli, società civile e Istituzioni. Occorre fare squadra, metterci in rete, riconnettere Napoli nella lotta contro la camorra, le camorre.

E SABATO 19 MARZO A CASERTA PER INIZIATIVA DE LE PIAZZE DEL SAPERE

Don Peppe Diana, un martire di camorra

In occasione del 28 anniversario del barbaro assassinio sull’altare della sua chiesa, abbiamo deciso di organizzare a Caserta un incontro per ricordare la figura di don Peppe diana. Lo faremo sabato 19-03-2022 ore 10,00 nella Canonica, un luogo simbolo per ripartire con la cultura come riscatto sociale e cittadinanza attiva, con la partecipazione del VE Raffaele Nogaro, che lo ha conosciuto e ricorda più di tutti. In collegamento on line dalla Sicilia ci sarà anche la testimonianza di don Rosario Giuè, autore di un libro evocativo intitolato “Il costo della memoria”. Inoltre abbiamo preso a riferimento un saggio di Sergio Tanzarella, che fa parte di un pregevole volume “Mariti per la giustizia sociale, martiri per il Sud”, quali furono il giudice Livatino,don Puglisi e lo stesso don Diana, vittime di mafia. In maniera molto netta e dura Tanzarella nel suo intervento torna a ribadire la necessità di ricostruire la vicenda umana di don Peppe e raccontare la sua storia in modo più realistico. In primo luogo occorre collocare la sua “pastorale” in un contesto sociale e politico in cui il dominio della camorra condizionava vaste zone della nostra provincia (a partire da quella aversana), non solo i tanti settori dell’economia e della produzione con un largo consenso sociale, ma ancor più per le connivenze e coperture del sistema politico allora dominante, quello democristiano. Basta ricordare le riunioni che si svolgevano tranquillamente nelle case degli amministratori locali per la spartizioni degli appalti (come avveniva a Casal di rincipe ma non solo). In merito viene ricordata la illuminante relazione sulla provincia di Caserta tenuta dall’on. Cabras in Parlamento. Nello stesso tempo l’autore (insieme con altri studiosi di queste tematiche, come Paolo Miggiano) denuncia in modo netto tutti i tentativi messi in atto in questi anni tesi a diffamare la figura di don Diana, a ridurre il suo sacrifico come fosse un semplice regolamento di conti, definendola una “vergognosa operazione puramente commerciale e celebrativa, anche con errori grossolani”. Al riguardo richiama in modo critico alcune recenti pubblicazioni, come quella di Luigi Ferraiuol e di luigi Intelligenza, nel suo dialogo con don Sogliano in cui la figura di don Diana viene ridimensionata, definendolo “solo un prete”. In modo esplicito ci mette in guardia da quella sorta di “professionisti dell’anticamorra” e di facciata, che continuano ad utilizzare ancora oggi la figura di don Peppe come un’icona svuotata di senso civico e di valore morale. Al contrario Tanzarella in alcune sue pagine molto intense e documentato richiama il forte valore di testimonianza, di denuncia e di lotta sociale della sua “pastorale”, in cui don Peppino sollecitava le coscienze dei suoi fedeli ed invitava i cittadini a ribellarsi e lottare contro le violenze ed i soprusi della criminalità organizzata, come atto di riscatto cristiano e civile. Emblematico fu il manifesto diffuso nella forania: “per amore del mio popolo non tacerò”ed il convegno su “liberiamo il futuro” nel 1987. Per questi motivi don diana ha pagato con la propria vita, è stato un vero e proprio martire per la giustizia sociale e per il riscatto del Sud. In conclusione, da parte della chiesa e delle associazioni del terzo settore in prima fila sul fronte della legalità democratica sarebbe necessario affrontare un altro aspetto non secondario che finora è rimasto senza risposta: quello legato alla beatificazione di don Peppino, così come da tempo è stato fatto con don Puglisi (un religioso) ed anche con il giudice Livatino (un laico). Come già abbiamo fatto rilevare in altre occasioni ancora non riusciamo a comprendere il motivo per il quale stenta a definirsi la procedura prevista per un degno riconoscimento religioso e civile di una personalità come quella di don Diana, in omaggio al suo messaggio e alla sua missione di giustizia cristiana e civile.
Pasquale Iorio, le Piazze del Sapere

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