di Gianfranco Nappi

Ogni ora che passa si capisce che il cumulo di sofferenze, morti, distruzioni è destinato a crescere in modo smisurato. E’ per questo che la prima parola d’ordine non può che essere quella di fermarla questa guerra. Prima che si precipiti ancor di più in questo baratro che tutto risucchia. Prima che accelerazioni e tracimazioni non previste possano addirittura cambiare il segno di questa che è già una tragedia.

Non credo occorra stancarsi di gridare la pace.

E più si farà sentire questo grido, a Ovest come ad Est, e già si sta facendo sentire nella stessa Russia, più sarà forte, più si aiuterà la pace a farsi strada.

Se non si parte da qui, da questa priorità che la scelta così irresponsabile e gravida di conseguenze della Russia impone all’agenda dell’immediato, attenzione, si corre il rischio di non capire ben poco del da farsi.

Più tardi si fermerà l’osceno della violenza e maggiori saranno le conseguenze con cui misurarsi dopo.

Conseguenze che sul piano politico sono già enormi ora.

Se oggi si fermasse tutto già si sarebbero prodotti guasti enormi, non solo per le sofferenze delle popolazioni locali: un muro tra Est e Ovest, di nuovo, nel cuore dell’Europa; una spinta al riarmo poderosa; un alimento per tutti i nazionalismi e i revanchismi; un blocco nella spinta alla ripresa economica con ripercussioni negative per tutti.

Non basta. Una Europa colpita nel suo percorso e di nuovo schiacciata sugli USA.

E soprattutto, un cambio delle priorità nell’agenda di Stati e società con risorse, attenzione e spazio sottratti alle due sfide sulle quali, seppur contraddittoriamente, il grosso delle società mondiali e degli Stati si stava concentrando insieme: Pandemia e Lotta ai cambiamenti climatici.

Riusciamo ad immaginare cosa succede rispetto all’insieme di questi terreni se appunto il conflitto si aggrava ancor di più?

Mentre è già evidente che , ben oltre le sanzioni, la Russia stessa pagherà un prezzo altissimo, ha poco da illudersi Putin: in termini di nuovo isolamento e chiusura e di una relazione necessariamente più stretta con un partner, la Cina, che la sovrasta di gran lunga.

Ecco perchè l’assurdità della guerra va fermata subito. Prima che il fossato che si sta scavando di allarghi ancor di più.

E per fermarla questa china rovinosa l’Europa ha il dovere di fare molto di più. Perchè, certo, Putin guida l’attacco. Ma per questo si sono create anche condizioni favorevoli che invece si potevano e dovevano evitare se solo la politica di Europa e Usa fosse stata diversa in tutto il tempo che ci separa dal crollo dell’Urss. E dunque, se non si rimette in discussione questa politica ben difficilmente si potrà trovare una assetto nuovo e giusto.

Ci si tornerà su nei prossimi giorni.

Intanto va letta questa ripresa che l’AGI faceva ieri di un articolo del 1997 di George Kennan, figura autorevole e influente della politica americana : https://www.agi.it/estero/news/2022-02-22/ucraina-profezia-kennan-nato-est-15731691/ :

AGI  – Un allargamento a Est dell’Alleanza Atlantica, fino ai confini della Russia, si sarebbe trasformato nell'”errore più fatale della politica americana dopo la fine della Guerra Fredda”. A scriverlo, in un commento pubblicato dal New York Times, fu, nel 1997, uno dei diplomatici statunitensi con la conoscenza più profonda della Russia: George Frost Kennan (1904-2005), padre della politica di “contenimento” nei confronti di Mosca e tra gli architetti del Piano Marshall.

“Si può prevedere che una simile decisione” – che allora iniziò a essere dibattuta – “potrebbe infiammare le tendenze nazionaliste, antioccidentali e militariste nell’opinione pubblica russa, avere un effetto avverso sullo sviluppo della democrazia russa, ripristinare l’atmosfera della Guerra Fredda nelle relazioni Est-Ovest e spingere la politica estera russa in direzioni a noi decisamente gradite”, fu il monito, decisamente profetico di Kennan, “e, in ultimo ma non per importanza, potrebbe rendere molto più difficile, se non impossibile, assicurare che la Duma ratifichi l’accordo Start II e ottenere ulteriori riduzioni degli armamenti nucleari”.

“Ovviamente è un peccato che la Russia debba affrontare una simile sfida in un momento in cui il suo potere esecutivo è in uno stato di elevata incertezza, quasi di paralisi”, osservò Kennan, “è doppiamente un peccato considerando la totale mancanza di qualsiasi necessita’ per questa mossa”.

“Perchè, con tutte le prospettive di speranza generate dalla fine della Guerra Fredda – fu l’interrogativo dell’ex ambasciatore Usa in Jugoslavia – le relazioni Est-Ovest dovrebbero concentrarsi sulla questione di chi sarebbe alleato con chi e, di conseguenza, contro chi in un futuro fantasioso, totalmente imprevedibile e molto improbabile conflitto militare?”.

“Sono consapevole, ovviamente, che la NATO sta conducendo colloqui con le autorità russe nella speranza di rendere tollerabile e appetibile l’idea di espansione alla Russia. Si può, nelle circostanze esistenti, solo augurare il successo di questi sforzi. Ma chiunque presti una seria attenzione alla stampa russa non può non notare che nè l’opinione pubblica nè il governo aspettano che avvenga l’espansione proposta prima di reagire”, proseguì Kennan, “i russi sono poco colpiti dalle assicurazioni americane che non riflette intenzioni ostili.

Vedrebbero il loro prestigio (sempre al primo posto nella mente russa) e i loro interessi di sicurezza come influenzati negativamente. I russi, concluse il diplomatico, “ovviamente non avrebbero altra scelta che accettare l’espansione come un fatto compiuto militare. Ma continuerebbero a considerarlo un rifiuto dell’Occidente e probabilmente cercherebbero altrove le garanzie di un futuro sicuro e pieno di speranza per loro stessi”. 

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