Alta Velocità SA-RC: si deve fare e basta.
Nel PNRR è stata inserita la linea di A.V. Salerno-Reggio Calabria. L’ipotesi progettuale messa a punto da RFI è rappresentata nella foto: il tratto rosso indica la storica linea tirrenica che attualmente collega Reggio Calabria a Salerno e quindi al resto d’Italia, quello verde indica il tracciato della nuova linea prevista da RFI nel PNRR.
In un interessante articolo di qualche settimana fa, Isaia Sales e Carlo Bonini su Repubblica ripercorrono la storia della rete ferroviaria nella penisola a partire dall’Unità d’Italia.
Nel 1861, la relazione al primo disegno di legge sulle ferrovie del nuovo stato unitario parlava della “suprema necessità della Nazione di ravvicinare tra loro quanto prima si possa le varie province.”
E la commissione della Camera dei Deputati, discutendo proprio della costruzione delle ferrovie calabro-sicule, notava che occorreva costruirle “per fare atto di giustizia distributiva nel novello consorzio delle province italiane, e per correggere rapidamente i vizi della storia e quelli della geografia”. I lavori della linea tirrenica storica da Reggio Calabria a Salerno iniziarono nel 1883 e si conclusero nel 1895. Solo nel 1961 iniziarono lavori di raddoppio del binario unico, che andarono avanti per tutti gli anni settanta ed oltre.


Le linee ferroviarie siciliane sono assolutamente inadeguate per gli spostamenti interni, con tempi di percorrenza inauditi per distanze anche brevi: se ne parla ormai da anni. Quelle calabresi andrebbero ammodernate ed adeguate. In Basilicata, molti hanno scoperto solo nel 2019 che la capitale della cultura di quell’anno, Matera, non è raggiunta da nessuna linea ferroviaria. Da poco sono partiti i lavori di un collegamento veloce Napoli-Bari.
Allo stato attuale possiamo dire che i vizi della storia e della geografia non sono stati corretti. Il ministro Giovannini lascia ad intendere che la nuova linea AV Salerno Reggio Calabria potrà correggere quei vizi quando dice che l’inserimento del progetto nel PNRR è doveroso perché lo si deve al Sud.
La domanda che molti oggi vorrebbero rivolgere al ministro e al governo è: “Ma siamo sicuri che una nuova linea AV SA-RC sia utile a colmare il gap Nord-Sud di cui stiamo parlando dal 1861?”. Per molti esperti del settore trasporti e commentatori non è utile, anzi, per molti aspetti, è dannosa. Sicuramente è in contrasto con le scelte a tutela dell’ambiente che il governo dice di voler mettere in atto e con le direttive che l’Europa stessa ha emanato per il PNRR.
Nell’articolo citato su Repubblica, con riferimento all’attualità, Sales e Bonini sostengono che l’alta velocità SA.RC. si possa fare adeguando la storica linea tirrenica; non ritengono necessaria invece una nuova linea di AV, dai lunghi tempi di realizzazione e senza impatto sul quadro delle interconnessioni locali, che invece sarebbe auspicabile ammodernare, come atteso da anni dalle popolazioni del Sud.
Edoardo Zanchini, Vicepresidente di Legambiente, si dice contrario alla realizzazione della nuova linea AV, sottolineando da una parte i costi elevatissimi del progetto (tra 22 e 29 miliardi di euro) e dall’altra la necessità di una serie di lavori attualmente non previsti, tra cui il miglioramento della linea ionica che collega all’adriatica e delle interconnessioni con il porto di Gioia Tauro e con l’aeroporto di Lamezia.
La tutela dell’ambiente è un aspetto prioritario da tener presente nel PNRR, come previsto dall’Europa e come spesso ripete il Presidente del Consiglio: certamente la costruzione di una nuova linea AV di circa 400 km, in buona parte situati nei monti Alburni e nell’Appennino Calabro-lucano, costituirebbe una manomissione rilevante di un territorio già fragile dal punto di vista geologico.
Ho forti dubbi, però, che il governo sia disposto a riconoscere al problema ambientale il peso che merita. Ne è prova la scarsa sensibilità dimostrata dal Ministro Cingolani su questi temi, nonostante guidi il neonato Ministero della transizione ecologica, transizione di cui tanto si è parlato in questo lungo periodo di pandemia, ma con scarsi risultati nell’azione di governo, almeno finora.
Paolo Beria e Andrea Bernardi, tecnici esperti del settore trasporti, in articoli usciti su quotidiani nazionali, sostengono l’inutilità della costruzione di una nuova linea AV SA-RC, dal momento che l’adeguamento della linea storica tirrenica potrebbe portare a tempi di percorrenza sostanzialmente equivalenti, con costi molto minori (potenzialmente meno della metà) e con tempi di realizzazione molto più brevi rispetto ai circa 10 anni stimati per la nuova linea.
Nel progetto di RFI, la linea dovrebbe essere idonea anche al trasporto merci, come si evince da una recente audizione dell’AD di RFI alla commissione lavori pubblici del Senato, nonostante già oggi i treni merci possano raggiungere il porto di Gioia Tauro utilizzando il corridoio adriatico- jonico, di recente potenziato, con costi molto inferiori.
L’elenco dei limiti del progetto, evidenziati da altri autorevoli commentatori, tecnici ed esperti del settore trasporti, potrebbe continuare, ma a me preme sottolineare come la politica a livello nazionale e a livello locale stia affrontando o non affrontando il tema, che pure riveste un’importanza fondamentale per le implicazioni economiche e di sviluppo di un Sud che ancora soffre di grosse diseguaglianze rispetto al resto del Paese.
L’arretratezza delle vie di comunicazione è una criticità importante, da risolvere nel modo giusto per avviarsi finalmente a colmare il gap Nord-Sud, senza sprecare le risorse oggi disponibili.
In sintesi, dalle tesi contrarie alla costruzione di una nuova linea AV. SA-RC. emergono in via prioritaria i seguenti aspetti negativi:
1) costi elevatissimi rispetto ai benefici che si otterrebbero, tempi di percorrenza pressoché simili nel confronto con l’adeguamento della storica linea tirrenica;
2) tempi di realizzazione molto lunghi: la linea dovrebbe essere completata in circa dieci anni, mentre i tempi si dimezzerebbero intervenendo sulla linea tirrenica;
3) impatto ambientale non sostenibile per gli Alburni e l’Appennino Calabro-lucano, territorio storicamente debole dal punto di vista geologico;
4) ulteriore lievitazione dei costi di un terzo con la previsione del passaggio dei treni merci, citata dall’A.D.di RFI nell’audizione alla commissione lavori pubblici del Senato.
Le ragioni dei contrari alla nuova linea non mi sembrano di poco conto, avrebbero quanto meno dovuto aprire un confronto serio nel governo, tra le forze politiche e i territori interessati, tra amministratori e tra semplici cittadini. La Regione poi si distingue per il silenzio. Pare che la costruzione di questa nuova linea sia ineluttabile, ma non ho sentito solide argomentazioni a favore se non generiche affermazioni della sua necessità per le regioni del Sud. Lo stesso Ministro Giovannini si è limitato ad affermare: ”Lo dobbiamo al Sud e alla Calabria”, come se il fatto stesso di parlare di Alta Velocità per il Sud lo dispensasse dall’esprimere pareri motivati sulle modalità di realizzazione e sui contenuti specifici del progetto. Dobbiamo ammettere che per ora è proprio questo l’atteggiamento dominante nel (mancato) dibattito pubblico.


Sembra che tutti i partiti di governo e di opposizione siano d’accordo nel perseguire la ipotesi del nuovo progetto di RFI sulla SA-RC. Non desta meraviglia che lo siano i partiti di destra, in particolare la Meloni si è espressa favorevolmente; ma è possibile che nessuna formazione della sinistra o movimento abbia inteso aprire un dibattito sul tema, nonostante le sollecitazioni di comitati e singoli cittadini?
La stessa Legambiente, fatta salva la presa di posizione del suo vicepresidente sopra riportata, di fatto si è tirata fuori dalla questione. Allo stesso modo non abbiamo sentito altre formazioni ambientaliste o loro esponenti schierarsi a favore o contro. Nemmeno gli organi del Parco del Cilento Vallo di Diano e Alburni hanno inteso prendere una posizione, cosa inaudita per un parco. Solo il Presidente, oggi consigliere regionale di IV ma ancora in carica, di recente si è detto favorevole al passaggio della nuova linea per Sapri ma la fermata deve essere prevista ad Atena Lucana.
Eppure nel territorio del Parco ci sono state delle prese di posizione da parte di comitati costituiti nel Cilento, di gruppi di sindaci che hanno fatto presenti tali perplessità a Roma presso RFI o a rappresentanti del governo.
Pare che tutte queste voci in questo momento si siano placate, perché si spera in una fermata della nuova linea o si confida che comunque la vecchia linea non potrà essere abbandonata a se stessa. Da qualche settimana è nato un nuovo comitato a Sapri che, insieme all’amministrazione comunale, auspica la deviazione su Sapri della nuova linea, in alternativa a Praia a Mare, rivendicando il ruolo importante che la stazione di Sapri ha avuto storicamente.
Allo stesso modo, rappresentanti del Vallo di Diano difendono il progetto della nuova linea, rivendicando una fermata nei pressi di Atena Lucana.
Gli esponenti locali dei partiti ed i loro rappresentanti istituzionali, a mio giudizio, si sono appiattiti su queste discussioni campanilistiche e sterili.


Hanno trascurato la questione principale: puntare o meno su una nuova linea A.V. Credo che Sapri o Atena Lucana potranno anche ottenere una fermata della nuova linea, difficilmente invece la otterranno entrambe, ma a giudicare da quanto sopra riportato, ancora una volta, a perdere sarà tutto il Sud.
In sintesi, puntando sulla riqualificazione della linea tirrenica si otterrebbero sostanzialmente gli stessi tempi di percorrenza e gli ingenti risparmi potrebbero essere impiegati, sempre nel territorio del Cilento e Vallo di Diano, per ripristinare la linea ferroviaria Sicignano Lagonegro, costruire un collegamento viario tra Agropoli ed Eboli, che farebbe baipassare la tratta della SS 18 Agropoli- Battipaglia con i suoi estenuanti tempi di percorrenza in estate, puntare su collegamenti agevoli con l’aeroporto di Pontecagnano adeguando opportunamente la SP417 AVERSANA. In questo modo Sapri ed Atena Lucana avrebbero le loro stazioni. Per la Calabria non mancherebbero opere di collegamento da realizzare.
Allo stato attuale sembra che questa nuova linea si debba fare e basta.
Se le cose stanno così non ci resta che sperare che sia l’Europa a farsi carico del problema come si evince dalla risposta che Ursula von der Leyen, Presidente della Comissione Europea, ha dato all’avv. Franco Maldonato che le aveva scritto sul tema.
La Presidente della Commissione dopo aver ribadito la necessità di connettere nel modo migliore il sud Italia con il resto dell’Europa scrive testualmente: “Nondimeno tutti i progetti del TEN-T devono essere sottoposti ai necessari studi di fattibilità, incluse le valutazioni di impatto ambientale ed è necessario che vi sia la prova che non siano dannosi per la strategia sulla biodiversità europea o che non siano in grado di danneggiare gli oltre 2000 siti NATURA già esistenti. Il progetto in questione non costituirà un’eccezione sotto tale profilo e sarà scrutinato con grande attenzione”.
La cartina, anche ad una rapida occhiata, spiega meglio di qualsiasi ragionamento le argomentazioni sopra esposte.

Pietro Lia


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1 commento

  1. a tutti coloro che scrivono che e meglio ammodernare il v
    -vecchio tracciato al posto del nuovodico.dico……….sono un vecchio ferroviere di 83 anni e ne ho viste e sentite di tutti i colori soluzione a soluzione b soluzione c anche da gente esperta nel settore ferroviario. il problema serio e che la maggior parte di questi saggi scrivono i loro pezzi seduti dietro un computer. a loro dico. 1- vi siete mai recati in calabria. 2-avete percorso in treno la tratta praia lamezia. 3-avete visto quanto poco spazio esiste fra la battigia ed i piedi della catena montuosa appenninica. 4-avete visto che in alcuni tratti i binari per mancanza di spazio sono a ridosso delle onde quindi spesso e volentieri vi sono interruzioni con 9nnumerevoli conseguenze per i viaggiatori. 5-avete visto gli innumerevoli villaggi sia turistici che balneari costruiti a ridosso dei binari.6.- avete pensato a quanti espropri si incorrerebbe . 7-avete pensato alle innumerevoli azioni legali da parte dei proprietari di case e stabilimenti .- 8-vi siete informati di quanta gente continua a partire per il nord su una miriade di pulman per il nord. ogni paesino ha organizzato il suo pulman. si stma che circa 800.000 persone ne usufruiscono. avrei tante altre cose da dire ma preferisco terminare se no le mie osservazioni passerebbero per campanilismo che escludo categoricamente perche alla mia eta quali certamente non ne vedro la realizzazione.chiedo venia per come scitto ma ho poca dimestichezza con il computer . vincenzo

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