di Gianfranco Nappi

Giovedì a Roma ci saranno i lavoratori di tutti gli stabilimenti in Italia della Whirlpool. Inaccettabile l’atteggiamento e le scelte della multinazionale americana.

Qui non è questione di assicurare assistenza ad un settore decotto e reddito pur giusto ai lavoratori. No qui si tratta di capire come sia possibile che una attività in crescita e uno stabilimento modello, ad alta capacità produttiva e con un mercato in espansione si debba cancellare con un tratto di penna deciso a migliaia di chilometri di distanza.

No. Hanno ragione i lavoratori della Whirlpool di Napoli, con i loro sindacati e la Fiom in testa: noi vogliamo continuare a produrre. Non siamo disposti ad accettare nulla di meno.

E allora, siamo con voi tutte e tutti oggi a Roma.

La vostra lotta è la lotta di una intera città che non può accettare un ulteriore dapuperamento occupazionale e di capacità produttiva.

Il Governo ha usato tutti gli strumenti a sua disposizione per costringere la multinazionale a rivedere la sua posizione scellerata? Draghi, così forte e influente, ne ha parlato con i vertici Statunitensi? Ha interloquito con Biden su questo e sui casi di altre multnazionali statunitensi che si accingono a lasciare l’Italia e, forse, l’Europa? Siamo di fronte ad una grande questione nazionale. E non ci sembra che il Governo abbia messo in campo tutto il suo potenziale. C’è ancora margine? Lo si usi.

E se alla fine Whirlpool dovesse non recedere, c’è un prezzo che si deve far pagare alla multinazionale? E’ ancora il tempo oggi, dopo il 2007/2008, nella Pandemia ancora in atto, nel pieno dei cambiamenti climatici; un’epoca in cui una logica sociale e pubblica ha dovuto riprendere il sopravvento su quella mercantile e del profitto esasperato e finanziarizzato, è ancora accettabile che le multinazionali possano decidere impunemente e solitariamente campo di gioco, regole e giocatori?

No. Non lo è. E dovranno pur sorgere un movimento di massa e una politica che contestino questa signoria fuori dal tempo.

Venti anni fa a Genova questo movimento approdò, proveniente da percorsi lunghi che attraversarono le Americhe e l’intera Europa. Fu stroncato tanto dalla violenza – quella interna ad alcune delle sue frange più estreme e quella tanto più inaccettabile , perchè proveniente dallo Stato, di Bolzaneto – quanto dal silenzio e dalla incomprensione di una Sinistra europea, e italiana, in piena terzaviableriana e abbagliata allora da quella globalizzazione che quei ragazzi invece lucidamente e visionariamente contestavano.

Questa solo apparentemente è un’altra storia: perchè è dentro quella globalizzazione assunta a paradigma del Mondo che sono cresciuti lo strapotere di finanza e aziende globali che oggi cercano di dettare legge.

E però, nel mentre tutto questo matura, ci sia uno straccio di politica industriale da parte del Governo, non si rubrichi la questione sotto la voce assistenza al reddito.

No. Agisca il governo, agisca la Regione Campania che oltre la dovuta solidarietà non è apparsa andare, e agisca quella Confindustria sempre pronta a sollecitare aiuti dal Governo ma sempre restia a mobilitare impresa coraggiosa e lungimirante e insieme delineino un Piano Industriale che consenta allo stabilimento napoletano di continuare a produrre elettrodomestici. Con o senza Whirlpool.

Non è poca cosa per Napoli questa lotta. E non lo è per l’Italia.

Ma su questo si potrà tornare.

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