Il voto che viene e i voti che verranno saranno scontri duri tra il ritorno alla normalizzazione neo liberista a cui lavorano le destre assieme con formazioni di una sinistra continuista e l’affermazione, da parte di una galassia di partiti, movimenti, ceti sociali divisi e confusi, di una svolta nei rapporti di produzione, sociali e produttivi, nell’orizzonte democratico di una società inclusiva, che renda la ricchezza prodotta in una distribuzione giusta, che consideri i rapporti internazionali come confronto di civiltà e cooperazione e non come conquiste egemoniche contro mutevoli istituti del male.
Oggi, in piena pandemia, è in corso uno scontro politico globale: la cura dalla pandemia è diventato lo strumento di affermazione egemonica del processo produttivo globalista.
Donne, uomini e la natura stessa, sono considerati terreno su cui affermare domini, perché “la cura” consiste nel mettere in sicurezza al fine rilanciare il modello attuale di produzione della ricchezza.
La sinistra, il pensiero critico marxiano, quello democratico, cristiano, il mondo sindacale sono posti di fronte a un bivio: seguire la strada egemonica per il dominio geopolitico, magari strappando qualche diritto, o imboccare la strada per costruire un modello di produzione che assuma il valore sociale della ricchezza come parametro democratico e non proprietario.
Un campo largo di alternativa lo si può e lo si deve costruire con ambizioni sociali, con mediazioni politiche, non con accomodamenti all’attuale stato delle cose.
Non solo in previsione di scadenze elettorali si può avviare un lavoro politico di riflessione e di iniziativa critica, occorre che si superino le forze che trattengono, “to katekon”, l’attenzione al mondo così come è adeguandosi ad esso, con una analisi non solo degli errori compiuti in questi anni di offensiva neoliberista, ma di avviare una lettura critica dello stato attuale del modello di produzione neocapitalista che ha generato la frammentazione sociale dei produttori, instaurato una gerarchia di valori individualistici, proprietari e competitivi.
La politica delle classi dominanti ha sviluppato un’ offensiva neocapitalista modificando il sistema di produzione degli anni 70 del secolo scorso, globalizzando l’intero pianeta, contrapponendo alle richieste di democrazia partecipata, di costruzione di una società inclusiva dei movimenti operai e giovanili, un modello in cui il valore del lavoro produttore di ricchezza sociale veniva sostituito con la ricerca di reddito proprietario in nome della libertà dell’individuo di affermare, senza regole, le proprie esigenze, con una scala valoriale del consumo a danno di chi ne restava escluso.
Quanto accade oggi con la pandemia ne è un esempio: vaccini e egemonia geopolitica sono la partita che si sta giocando sulla pelle di milioni di donne e uomini,
Usa, Russia, Cina combattono senza esclusioni di colpi la guerra “per la salute”: gli Usa monopolizzando e concedendo ai suoi Hub (Regno Unito e Israele) privilegi, mentre tiene al guinzaglio la sua ancella Europa (UE) con la politica di privatizzazione dei brevetti, e imponendo uno schieramento, subalterno alle stesse esigenze europee, contro vecchi e nuovi imperi del male mitigando la linea America first con Democrazia prima di tutto.
Nella tragedia umana della pandemia, la regia viene assunta dalle formazioni neoliberiste in continuazione al processo di parcellizzazione dei ceti sociali e affermando, come insistentemente ci ricorda Michele Mezza, il dominio dell’algoritmo sull’uomo.


Un campo largo quindi ha bisogno di avere dentro di se tutta la complessità del momento, la partecipazione, a pari titolo, delle componenti della sinistra democratica e socialdemocratica, delle esperienze associative di volontariato e del mondo culturale, delle forze di ispirazione sociale cattolica; ognuna con una revisione profonda del suo passato nella ricerca di unità sociale da proporre come modello di transizione dalla società neo liberista ad una società inclusiva fondata sul valore del lavoro.
La sinistra europea e il Pd per l’Italia appaiono navi senza bussola in una tempesta in cui si stanno formando nuovi equilibri geopolitici e di dominio sociale da parte dei gruppi dirigenti neo liberisti.
Un’ agenda del campo largo dovrebbe avere alcuni punti dirimenti, provo ad abbozzarne qualcuno: un’alleanza sociale dei ceti produttori di ricchezza, una visione di una stato, nazionale e europeo, che si fondi sul riconoscimento del lavoro e dei lavoratori come base riconoscibile della legislazione sociale, un aggiornamento della rappresentanza sociale della sinistra che dia voce ai portatori di istanze di lotta al sistema neoliberista diventando il motore dell’iniziativa politica, una revisione del sistema di welfare in cui allocare risorse economiche finalizzato alla costruzione di parità di diritti e possibilità a tutti i cittadini.
Dentro questa cornice si può sviluppare un confronto critico, su questi temi si può riaprire un confronto con il mondo cattolico che con l’attuale reggente del soglio di Pietro attraversa una profonda revisione dell’operato della Chiesa degli ultimi venti anni con la ripresa della via conciliare aperta da Giovanni XXIII.
Appare qui illuminante ricordare quanto scriveva Togliatti “….studiare se e in qual modo, di fronte alle rivoluzioni del tempo presente e alle prospettive di avvenire, siano possibili una comprensione reciproca, un reciproco riconoscimento di valori e quindi un’ intesa e anche un accordo per raggiungere i fini che siano comuni in quanto necessari, indispensabili per tutta l’umanità” così il segretario del Pci nel 1963 delineava in continuità con il “Partito nuovo” il rapporto con il mondo cattolico, non un’ intesa tattica ma strategica, escatologica contraria e antagonista a quelle forze, “to katecon”, che trattengono l’umanità nel suo ruolo di dominanti e dominati.
Aprire quindi a una ricerca sul futuro assieme a culture che hanno nel fine l’affermazione della Persona come centro dell’azione politica per sviluppare un umanità eguale e solidale.
Oggi siamo chiamati a rispondere a questi interrogativi, siamo chiamati a valutare le scelte politiche per la loro sua radicalità innovativa, siamo chiamati a abbandonare gli schemi organizzativi sclerotizzati da decenni di paralisi ideale e le dimissioni di Zingaretti sono a mio avviso un segnale positivo di denunzia, siamo chiamati a un lavoro politico di costruzione di alleanze sociali prima e politiche dopo.
Stessi interrogativi devono essere affrontati verso l’UE, credo che quanto scrive Luciano Canfora in “Metamorfosi”: “l’europeismo del Pd e della socialdemocrazia europea appare vuota, …….l’UE si è costruita con epicentro finanziario oggi messo in crisi dalla bufera sanitaria” sia la riflessione concertante da cui partire.
A questa condizione il Pd e la sinistra europea non dà risposta, forse è giunto il tempo che si proponga una UE con nuovo orientamento politico sociale, così da trasformare i piani economici (recovery e altro) in costruzione sociale inclusiva per la società europea e non più baricentro finanziario nei giochi geopolitici, che si riformi il sistema rappresentativo delle istituzioni dell’UE cominciando ad avere un Parlamento eletto sulla base di un collegio unico elettorale e che assuma funzioni legislative piene, condizione per la quale il Governo della UE possa essere espressione democratica degli elettori.


A Napoli a fine estate si voterà per il Sindaco, la candidatura di Antonio Bassolino, nel confuso quadro politico locale, appare quella che non solo per storia sua personale ma anche per il suo agire politico che nelle varie fasi attraversate, lo ha visto impegnato in una politica che coniugava istituzione e società per raggiungere più alti livelli di vita sociale; oggi attorno a questa candidatura si può aggregare un insieme di forze per avviare quel lavoro politico di proposta e ricerca calandola nella realtà napoletana e sollevando la questione del superamento delle diseguaglianze con un punto di vista generale per il Paese.
E un ruolo più attivo nel costruire incontri tra forze sociali, cultuali, istituzionali, centrati su un agenda del fare politica per trasformare, non semplicemente cambiare, gli assetti produttivi della Regione, proporre coesioni sociali innovative per uscire dalla narrazione e affrontare la funzione di governo non per rivendicare elargizioni ma per costruire opportunità di sviluppo inclusivo, potrebbe assumerlo la rivista come terreno di confronto tra le diverse anime politiche di quella galassia di sinistra.
Massimo Anselmo



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2 commenti

  1. C’è bisogno di Sinistra punto
    La destra fascioleghista insieme al RENZISMO sono un pericolo x la crescita della democrazia e le future generazioni.

  2. letto con attenzione

    buon lavoro

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