di Gianfranco Nappi

Gli stolti vedranno nell’evoluzione della crisi politica il segno di abilità tattiche, di mosse vincenti, di campi sgombrati, di conti regolati.

I più avveduti non possono non cogliere nell’evoluzione delle ultime ore e nelle scelte per certi versi drammatiche che il Presidente della Repubblica ha sentito il dovere di assumere, il senso di una sconfitta della politica, di un suo palese suicidio e di una, impossibile da affermare in modo più chiaro, sua dichiarazione di impotenza.

Dice bene il Manifesto: Commissariati.

E così, nel pieno di una emergenza senza precedenti a livello mondiale e con la testa degli italiani completamente assorbita da essa, a questi piccoli uomini, che si atteggiano a grandi uomini di Stato; che non hanno trovato di meglio da fare che scontrarsi senza scorno di fronte a quel Paese sofferente e bisognoso di una guida politica forte, autorevole, responsabile, viene dato il benservito.

E, secondo l’uso classico, si affidano le sorti del Governo ad un…finanziere. Intelligente, certo; competente, certo; ma sempre finanziere…Quando più sarebbe occorsa invece coraggiosa e nuova politica economia e sociale!

La Caporetto della politica, che si vede, appunto commissariata.

Un successo made in Rignano e made in inconsistenza politica di tutti gli altri protagonisti in campo.

L’ulteriore dimostrazione che un rattoppo al giorno, un rinvio al giorno, una attesa al giorno prima di impostare una rinnovata e alta strategia può consentire per un po’ il galleggiamento ma, alla fine, non ti salva dall’affondamento.

E così, una aggregazione, che pure aveva meritoriamente caricato sulle proprie spalle i fallimenti del salvinismo; che pure aveva sbarrato il passo ad una politica egoistica e meschina; che pure aveva saputo affrontare la fase peggiore della Pandemia, non avendo poi saputo progredire a prospettiva strategica e non essendosi data un orizzonte più ampio, è ripiegata su se stessa, fragile e incerta, fino al crollo ignominioso.

Crollo che non salva i 5S che pure avevano saputo mostrare coraggio.

Nè salva le piccole pattuglie di ciò che rimane in Parlamento di una Sinistra critica incapace in questi quasi due anni di uscire da una avvilente autoreferenzialità.

Ma soprattutto non salva il PD che, dopo le tregende renziane, si era affidato alla speranza riposta nel nuovo Segretario: speranza rimasta tale e mai riscontrata in comportamenti adeguati all’altezza della sfida. A conferma che è tutto il progetto politico corso lungo l’asse culturale Prodi-Veltroni- ( D’Alema) – Renzi ad essere in crisi irreversibile.

E così, ci ritroviamo oggi commissariati e con le ossa rotte. E senza una strategia per il futuro.

In questa situazione il tempo lavora per la destra. C’è poco da dire.

Ci sarebbe invece molto da fare. E presto anche.

La campana infatti suona per tutti.

Suona anche per un Sindacato ed una CGIL che appaiono assolutamente fuori quadro in una fase in cui è aperta una evidente crisi democratica.

E suona per tutta un’area politica, culturale, associativa ( nella quale si inserisce anche questa nostra piccola esperienza di Rivista e alla quale concorre in modo autorevole la stessa nuova esperienza dell’Università dell’Uguaglianza), che osserva giustamente e criticamente l’evoluzione delle cose e cerca di alimentare il confronto con temi, esperienze concrete, idee che potrebbero ben essere utili ad un processo costituente per una politica rinnovata.

Uno spaccato di questo mondo vasto e ricco seppur non maggioritario nel Paese si è raccolto peraltro proprio l’altra sera intorno a quel CRS di Umberto Terracini e Pietro Ingrao che non ha smesso nel tempo di sollecitare una discussione feconda e stimolante.

Suona per il Manifesto, voce e spazio straordinario di confronto e di crescita di consapevolezze nuove.

Mi sembra del tutto evidente che, nel crollo a cui stiamo assistendo e che stiamo vivendo, viene meno quella classica dialettica tra società e politica nella quale la società sollecita e la politica risponde.

No. Lo schema è saltato: la società non ha più a chi chiedere.

E’ necessario che sappia farsi essa stessa politica rinnovata.

Il segno del punto cui è giunta la crisi.

Sapremo noi,

noi che osserviamo;

noi che critichiamo, giustamente;

noi che continuiamo a pensare che sia possibile un’altra politica e che quest’altra politica sia necessaria per il Paese e da farsi con esso;

noi che continuiamo a coltivare il dubbio, a cercare;

noi questi e noi queste;

noi che siamo così diversi e frantumati…

…Ecco, sapremo noi che siamo questo, cogliere la ricchezza di queste diversità federandole in un processo ricco che ne superi le frammentazioni e le solitudini?

Anche per noi si chiede un urgente cambio di passo e di prospettiva: ne siamo davvero coscienti?

Sapremo noi essere all’altezza?

Sinceramente non lo so.

Tanti di noi sono o si sentono stanchi e consumati.

E però guardando tutti quelli che non si arrendono, e sono tanti, e tantissimi sono giovani che coltivano nuove passioni, sento che bisognerebbe provarci.

Sì. Dovremmo proprio provarci.

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4 commenti

  1. Speriamo che le campane da te segnalate, Gianfranco, suonino con richiami forti e che siano ascoltate per infrangere rassegnazione, pigrizia e/o incuria di partecipazione, narcisismi avidi di poteri, incompetenze chiacchierone, moralismi che mortificano l’etica civile e democratica…dovrebbero suonare più campane come richiamo vitale di cittadini onesti, lavoratori, espressione di dignità in più settori e nei vari livelli….ce ne sono, siamo in tanti. Attendono/iamo la Politica rinnovata nella consapevolezza che da ieri sera dal Presidente Mattarella ( mai percepito così serio, preoccupato,determinato e affaticato anche nel mantenere la mitezza del suo comunicare responsabile) sono stati aperti nuovi orizzonti ancora con troppe incognite e circuiti nebulosi. NON FERMIAMOCI: gestiremo meglio il peso della nostra stanchezza prodigandoci ancora con leale passione e attente interpretazioni dell’oggi per un futuro migliore, facendo leva sulle nostre specificità personali ma mai da soli.
    RIBALTIAMO giorno per giorno IL FUNESTO SI SALVI CHI PUÒ già troppo invasivo.

  2. Sono perfettamente d’accordo con te Gianfranco.Gli scricchiolii di queste ultime, ultima falsa maggioranza si sentivano eccome già da prima.In realtà bisogna dire le cose come stanno, come stai cercando di fare tu e su più argomenti di discussio; provo solo ad elencarli e cioè.-a) questa non è una crisi come le altre, in ambito politico, istituzionale ed economico)b -la soluzione del banchiere di ferro viene di fatto dopo la debacle di un ceto politico(tutto) inetto e di una sinistra da sempre allo sbando e in preda al caos.c) che il drammatico cambio di passo avviene in un contesto politico internazionale che ha da tempo, dico da tempo, innestato una altro tipo di ‘server’ nella politica mondiale, nelle economia, mondiale, oserei dire nella geopolitica globale.e)di conseguenza sembra quasi che in Italia e a ‘sinistra’ (se ancora esiste e ne dubito) questi dati, tranne in pochi, non siamo nemmeno patrimonio diciamo di base.Il che fa pensare e fa pensare come sia poi facile ai banchieri euopei e mondiali dire brutalmente:-la questione la risolviamo noi, perchè voi, a destra, a sinistra e al centro, siete una manica di incapaci.Vincenzo Crosio.

  3. E’ INCREDIBILE !!! Qua c’è stato uno che ha buttato il paese in una crisi tremenda in piena pandemia e si addossa la responsabilità a tutta la politica. Uno che sicuramente da tempo non agisce da solo ma per conto terzi. Piccoli uomini che si sono voluti scontrare di dronte al paese sofferente… Ma chi si è voluto scontrare con Renzi? Chi? Perdio? Ma in questo intervento, che addossa tutta la responsabiklità di quello che è successo dall’Ulivo in poi alla POLITICA, in particolare ovviamente alla nostra parte politica , la sinistra, manca qualcosa a modesto parer mio di povero cristo, non prof, mè intellettuale. Resposabilità politiche ci sono eccome e quella più grossa è stata, allora, di non aver saputo opporre alcunchè all’avanzata egemonica del neoliberismo. Ma le alternative per spiegare lo stato miserando della nostra parte mi paiono essenzialmente due.
    1) opportunismo o tradimento, detto in soldoni, dei dirigenti della sinistra
    2) epocale sconfitta egemonica della sinistra, allora, nei confronti del NEOLIBERISMO. Tutti gli altri discorsi sulla società che si organizza ben vengano ma, se non si discute tra le due spiegazione e, per conto mio, non si sceglie la seconda, non si va da nessuna parte…

  4. Non capisco ckmd si faccia z incolpare du questa crisi tutta la politica, in particolare lz sinistra, lz nostra parte.
    Qua la crisi è stata voluta da uno solo, sicuramente pedina dj ben altri, che da un anno anticipano e supportano la pedina con uno sbarramento mediatico mai visto..
    Gli alleati di Renzi hanno fatto di tutto per non arrivare alla crisi. C’era, nell’occasione, altro da fare? Cosa? A me pare strano l’ incarico a Draghi. Non c’erano altre personalità?
    E poi si parla del fallimento della sinistra dell’Ulivo in poi…
    Ma…a cosa è dovuto questo fallimento.
    A me pare che bisogna scegliere tra due spiegazioni.
    1) opportunismo e/o tradimento da parte dei dirigenti della sinistra.
    2) epocale sconfitta egemonica della sx nei confronti del neoliberismo arrembante..

    A me pare corretta la seconda ipotesi. Per cui è necessario ma del tutto non sufficiente costruire qualcosa di nuovo ed organizzato a sx. Occorre mettere in cantiere con studi ipotesi lavoro sul campo una lotta culturale volta s ribaltare dell’egemonia. Un lavoro da far tremare le vene al polso…
    Altro che mito della società che fz dz sola…

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